Caffè fatale per il fratello del boss. Così i Carabinieri di Vibo hanno preso Pietro Accorinti (VIDEO)

Nel covo aveva scanner radiofrequenze e mini phone per evitare di essere intercettato. Arrestato il suo favoreggiatore: un muratore di 50 anni che gli stava portando la colazione

Aveva in casa scanner con radiofrequenze per evitare di essere intercettato e mini-phone per comunicare con l’esterno in massima sicurezza. Nonostante tutto i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia sono riusciti ad individuarlo e catturarlo dopo un anno di ricerche. A Pietro Accorinti, 58 anni di Zungri, fratello di Giuseppe, alias “Peppone”, ritenuto dagli inquirenti il presunto boss del Poro, è stato fatale un caffè. Quello che oggi non è riuscito a bere perché i militari dell’Arma hanno fatto irruzione nella casa di campagna di Pernocari (frazione di Rombiolo) dove si nascondeva e dove è stato sorpreso alle prime luci dell’alba. Uno dei suoi favoreggiatori gli stava portando il caffè quando è scattato il blitz dei Carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal maggiore Valerio Palmieri che hanno compiuto un’azione fulminea durata non più di venti secondi con l’ausilio dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria. Accorinti non ha avuto il tempo neanche di pensare a cosa stesse accadendo, è stato bloccato ed arrestato insieme al suo favoreggiatore, Giuseppe Petracca, muratore 50enne di Rombiolo che aveva messo a disposizione del latitante la propria abitazione.




Ricercato da un anno. Pietro Accorinti, già stato condannato con sentenza definitiva per narcotraffico internazionale nell’ambito dell’operazione “Decollo”, deve scontare una pena residua a un anno e sei mesi di reclusione. Di lui si erano perse le tracce da circa un anno ma i Carabinieri lo ricercavano attivamente tanto è vero che nella zona del Poro, dove era stato più volte avvistato, avevano compiuto diverse perquisizioni e predisposto una serie di servizi di controllo del territorio finalizzati alla sua individuazione. Attraverso un lavoro capillare effettuato anche dai militari della Stazione di Zungri, diretta dal maresciallo Vanessa Alfonso, si è arrivati a ricostruire quello che il comandante della Compagnia di Tropea Nicola Alimonda ha definito il “filo rosso” che piano piano ha portato gli investigatori sulle sue tracce. La svolta nella notte con l’irruzione nel covo di Pernocari dove – secondo i carabinieri – Accorinti era arrivato per un breve soggiorno e da dove, verosimilmente, era già in partenza. All’interno delle stanze dell’abitazione, i militari dell’Arma hanno infatti trovato una valigia con degli indumenti e nel retro una piccola finestra ricavata nel bagno per un’eventuale fuga.

Altro latitante arrestato. Si tratta del secondo latitante catturato dai Carabinieri di Vibo. L’arresto di Accorinti segue quello effettuato due settimane fa a Zaccanopoli quando lo stesso Nucleo Investigativo individuò e bloccò Giuseppe Antonio Mancuso. “E’ un altro segnale importante per il territorio che dedichiamo – dice il comandante dei Carabinieri, Bruno Capece – ai cittadini vibonesi, alle persone per bene e a chi fa economia in modo legale e con sacrificio. E’ un risultato importante non tanto per il provvedimento ma per il segnale che diamo visto che si tratta del fratello del più noto Giuseppe Accorinti. Abbiamo quindi liberato una parte del territorio che restituiamo alla cittadinanza e alla popolazione di Rombiolo e di Zungri. Questi risultati non sono frutto del caso ma di tanto sacrificio e della sinergia investigativa con l’autorità giudiziaria e con ogni articolazione dell’Arma: dallo Squadrone Cacciatori che ha consentito questo intervento alla Stazione di Zungri che ha acquisito il patrimonio informativo che ha portato a questo risultato”. A raccontare nel dettaglio l’intervento è stato il comandante della prima sezione del Nucleo Investigativo Alessandro Bui: “L’intervento è stato tempestivo e immediato con la squadra dei Cacciatori che ha dapprima immobilizzato il favoreggiatore e poi fatto irruzione nell’abitazione dove ha bloccato il latitante. La casa è stata appositamente cinturata e si è scoperta anche una via di fuga verso le campagne e se l’intervento non fosse stato così tempestivo il latitante avrebbe potuto anche fuggire”.

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