Umberto Bossi, Mattarella gli concede la grazia. “Chiamò Napolitano ‘terrone'”

Venne condannato nel 2011 per vilipendio. Il fondatore della Lega: “Molto contento”

Il presidente Mattarella ha concesso la grazia a Umberto Bossi. L’atto di clemenza individuale ha riguardato la pena detentiva ancora da espiare (un anno di reclusione) inflitta per il delitto di offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica (cosiddetto vilipendio, art. 278 codice penale), in riferimento a fatti commessi nel 2011.

Bossi chiamò Napolitano ‘terùn’

La vicenda risale a quando Bossi aveva dato del ‘terùn’ all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il suo comizio sul palco della festa invernale della Lega Nord, la ‘Bèrghem frecc’ di Albino nel dicembre del 2011. Facendo anche battute nei confronti dell’allora premier Mario Monti. Per questo il fondatore della Lega, Umberto Bossi era stato condannato dal tribunale di Bergamo ad un anno e 6 mesi di reclusione per vilipendio del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio dei ministri. Quella sera il senatur stava parlando dal palco della festa provinciale del Carroccio bergamasco: “Abbiamo subìto anche il presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del Nord”, aveva detto Bossi che aveva quindi alluso alle origini partenopee dell’ex Capo dello Stato. “Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica. Napolitano, Napolitano, nomen omen, non sapevo fosse un terùn”, aveva detto accennando il gesto delle corna con la mano destra. Il comizio era stato filmato e poi trasmesso sia da televisioni sia su Youtube, e molti cittadini (oltre un centinaio) da tutta Italia avevano presentato denunce contro Bossi: alcuni di loro erano anche stati sentiti come testimoni nel corso del processo a Bergamo. Bossi era stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver offeso l’onore e il prestigio del Capo dello Stato, oltre che di vilipendio alle istituzioni con l’aggravante della discriminazione etnica.

CONTINUA A LEGGERE QUI