Olio d’oliva in crisi sul mercato, la protesta degli olivicoltori

La Calabria, con la Puglia, la Sicilia e la Campania hanno un’incidenza nella produzione nazionale di oltre l’85% di tutto l’olio di oliva prodotto nel nostro paese

La crisi del mercato dovuta al caro prezzi e al calo della produzione per alcuni ha portato i produttori di olio extravergine d’oliva a protestare per le vie di Lamezia Terme. Partite dallo stadio Carlei, le organizzazioni di categoria del comparto agricolo sfilano un città per chiedere un equo compenso nel settore olivicolo.

L’olivicoltura calabrese è in una situazione di grandissima difficoltà. La Calabria è la seconda regione per produzione olivicola-oleria con il 13,4% dell’ olio italiano prodotto ed una media nelle ultime quattro campagne di circa 43 mila tonnellate. Il numero di frantoi attivi è 692 il 15% del totale nazionale. La Calabria vanta più di 130 mila aziende olivicole che con una superfice di 184 mila ha riportano una superfice media pari a circa 1,41 ettari. Il settore olivicolo rappresenta oltre un quarto del valore totale dell’intera produzione agricola calabrese –al di sopra di altre realtà nazionali (ferme al 3,9%) – e nel complesso l’agricoltura vale il 6% circa dell’intero valore aggiunto prodotto in Calabria garantendo il 15% dell’occupazione della regione. La Calabria, con la Puglia, la Sicilia e la Campania hanno un’incidenza nella produzione nazionale di oltre l’85% di tutto l’olio di oliva prodotto nel nostro paese. La congiuntura descritta ha acuito la crisi di un settore che a livello regionale è già in difficoltà per problemi strutturali. Da alcuni anni, infatti, gli operatori calabresi denunciano una perdita di competitività rispetto al principale competitor europeo, la Spagna, ma oggi anche rispetto ad altri paesi europei che per volume produttivo sono orami vicini, come la Grecia. L’olivicoltura calabrese sconta un ritardo in innovazione e mostra costi di produzione molto alti, in un contesto dove il volume prodotto decresce a due cifre anno dopo anno. Il costo di produzione elevato è stato più volte indicato come uno dei principali anelli deboli della performance competitiva regionale e nazionale. Il costo di produzione italiano è difatti il più alto fra i principali paesi produttori europei ed è superiore a quello spagnolo del 43%.