Gratteri, le “nuove leve” di Piscopio e la cattura del latitante: “Doppio successo dei Carabinieri” (VIDEO)

Il procuratore antimafia ribadisce l’attenzione del suo ufficio per il circondario vibonese: “‘Ndrangheta dura e arcaica ma adesso abbiamo tutto per contrastarla”

Doppio blitz, doppio colpo. Tutto in una notte. I Carabinieri del comando provinciale di Vibo sono riusciti nell’impresa di catturare in Lombardia il presunto assassino di Salvatore Battaglia e nell’altopiano del Poro, cuore della provincia di Vibo, il latitante Giuseppe Mancuso. Due operazioni brillantemente concluse sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, tornato a Vibo per illustrare i dettagli e raccogliere i frutti di un altro certosino lavoro svolto sul campo dai Carabinieri di Vibo. “Tutto ciò – ha dichiarato il procuratore antimafia di Catanzaro – dimostra l’attenzione che noi abbiamo posto sulla provincia di Vibo ma anche l’alta qualità che sta esprimendo il Comando provinciale dei Carabinieri di Vibo. Il nuovo colonnello Capece è il degno sostituto del colonnello Magro e nel mio ufficio lavorano su questo circondario ben tre sostituti procuratori (De Bernardo, Frustaci e Mancuso) che sono una garanzia non solo sul piano della conoscenza ma anche sul piano dell’alta professionalità dimostrata”.




Le “nuove leve” di Piscopio. Gratteri ha quindi evidenziato l’importanza dell’operazione che ha portato alla cattura di Antonio Felice, il presunto autore della sparatoria di Piscopio. “Le nuove leve si stavano riorganizzando per riprendersi il territorio e stavano iniziando a fare estorsioni alle attività commerciali del luogo”. Un vero e proprio allarme quello lanciato dal procuratore antimafia che ha parlato di ‘ndrangheta a Piscopio “dura e arcaica”, in ginocchio dopo l’operazione “Rimpiazzo”, colpita ma non distrutta. Aiutata anche da un clima di omertà generalizzato. “Questa – ha aggiunto – è un’area ad alta densità mafiosa dove c’è una ‘ndrangheta molto chiusa e dura. Nessuno ha fiatato neanche in forma anonima”. I Carabinieri ci sono comunque arrivati lo stesso

Il latitante e l’omicidio sventato. Altrettanto importante si è rivelata la cattura di Giuseppe Mancuso, figlio di Pantaleone “L’Ingegnere”, latitante dal settembre 2018 e arrestato nella notte a Zaccanopoli dove è stato scovato dai Carabinieri del Nucleo investigativo. Su Mancuso pendeva una condanna definitiva comminata dal Tribunale di Milano a 5 anni e 2 mesi più un’altra (in primo grado) a 11 anni di carcere inflitta dal Tribunale di Palmi nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antidroga “Mediterraneo”.”Anche in questo caso il successo è doppio – spiega Gratteri – perché lo abbiamo trovato in casa di insospettabili con delle armi e, tra queste, anche un fucile capace di colpire a un chilometri di distanza. Pensiamo che potesse servire per fare un omicidio e, quindi, lo abbiamo fermato in tempo”.

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