Arrestato il latitante Giuseppe Mancuso, forse stava preparando un agguato (VIDEO)

Al momento dell’irruzione dei Carabinieri aveva nel suo covo di Zaccanopoli una pistola pronta per l’uso e un fucile da precisione in grado di colpire a un chilometro di distanza

I Carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia diretti dal maggiore Valerio Palmieri gli davano la caccia dal settembre del 2018, ovvero dal giorno in cui insieme al padre, Panteleone Mancuso, alias l’ingegnere, avevano deciso di sparire dalla circolazione. Avevano appena saputo del pentimento di un loro congiunto, Emanuele Mancuso, oggi collaboratore di giustizia a disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Suo padre è stato catturato un anno fa a Roma. Nella notte appena trascorsa è finita anche la latitanza di Giuseppe Salvatore, il fratello di Emanuele. Si nascondeva all’interno di una villetta alla periferia di Zaccanopoli, nell’altopiano del Poro, cuore della provincia di Vibo Valentia. Il trentenne di Nicotera è stato sorpreso dall’irruzione dei militari dell’Arma che hanno agito con l’ausilio delle forze speciali dello Squadrone Cacciatori. Era armato ma non ha opposto resistenza.




Preparava un agguato? Il sospetto degli investigatori è che Giuseppe Mancuso stesse preparando un agguato. In casa gli hanno infatti trovato una pistola calibro 9 e, soprattutto, un fucile di precisione con tanto di ottica speciale, capace di colpire a lunga distanza, oltre a munizioni e anche due passamontagna. “Siamo intervenuti – ha spiegato in conferenza stampa il maggiore Valerio Palmieri – appena in tempo, prima che potesse succedere qualcosa”. I Carabinieri di Vibo, insomma, non solo risolvono in tempi record gli omicidi assicurando i presunti assassini alla giustizia ma riescono a prevenire agguati come, verosimilmente, potrebbe essere accaduto in questo caso. Le indagini proseguono per capire gli intenti di Giuseppe Mancuso e il perché della detenzione delle armi in quello che era il suo covo.

Insospettabili. A proteggerlo in una villetta anonima di Zaccanopoli era una coppia di insospettabili formata da un ragazzo di appena 19 anni, Francesco Pugliese, e di una cittadina della Repubblica Domenicana, Luisa Maria Borrone, di 40 anni. I due sono stati arrestati per favoreggiamento e, in concorso con il latitante, anche per detenzione abusiva di armi clandestini. I Carabinieri sono arrivati all’obiettivo dopo aver notato alcuni movimenti sospetti. Spiega il vice comandante del Nucleo Investigativo Alessandro Bui: “Come sempre accade il latitante rimane nel suo territorio per mantenerne il controllo. Attraverso l’analisi dei movimenti nella sua stretta cerchia relazionale siamo giunti all’abitazione di Zaccanopoli ma al momento dell’irruzione non sapevamo chi ci fosse dentro”. E’ stata una sorpresa per loro e, soprattutto, per lui che non ha fatto neanche in tempo a muoversi. E’ stato bloccato ed arrestato. Fine della latitanza.

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