Patrimonio da 200 milioni di euro sequestrato a quattro imprenditori “legati” alla ‘ndrangheta (NOMI)

I dettagli della maxi operazione portata a termine congiuntamente da carabinieri, finanza e Dia sotto il coordinamento della Procura antimafia di Reggio Calabria

I militari dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, unitamente a personale del locale centro operativo della Direzione investigativa antimafia, e del Servizio centrale investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia, diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, hanno eseguito provvedimenti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria – presieduta da Ornella Pastore – su richiesta del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e dei sostituti procuratori Walter Ignazitto e Stefano Musolino, che dispongono l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro su compendi societari, beni mobili e immobili, nonché rapporti finanziari per un valore complessivo stimato superiore a 200 milioni di euro riconducibili ai noti imprenditori edili reggini. Si tratta di Andrea Francesco Giordano (classe ’51), Michele Surace classe ’57, Giuseppe Surace (classe ’84) e Carmelo Ficara (classe ’56), indiziati di appartenenza-contiguità alle note cosche reggine dei “Tegano” e “De Stefano”.




Operazione “Monopoli”. Gli imprenditori erano stati tratti in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su proposta della Procura della Repubblica Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Monopoli” condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, all’esito della quale – nel 2018 – erano stati raggiunti da provvedimenti restrittivi personali per i reati – tra gli altri – di associazione per delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio aggravati dall’agevolazione mafiosa nonché reali, su compendi aziendali di imprese/società, beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in 50 milioni di euro. Al riguardo, l’attività investigativa, avviata nel febbraio 2017 dai militari del Nucleo investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, ha fatto luce su un sistema di cointeressenze criminali, coltivate da imprenditori reggini che, sfruttando l’appoggio delle più temibili cosche cittadine, erano riusciti ad accumulare, in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali.

Le risultanze investigative hanno consentito di appurare come gli imprenditori Andrea Giordano e Michele Surace, quest’ultimo coadiuvato dal figlio Giuseppe, sfruttando l’appoggio delle cosche cittadine, fossero riusciti ad accumulare – secondo l’accusa – in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati attraverso diverse attività commerciali – tra le quali l’unica Sala Bingo presente nel comune di Reggio Calabria – attività gestita in regime di “monopolio” in virtù di precisi accordi stipulati con esponenti apicali della famiglia “Tegano” di Archi – nonché reimpiegando ingentissime quantità di denaro per lo più nel settore edile, grazie alla costituzione di svariate società fittiziamente intestate a compiacenti prestanome.

Le dichiarazioni dei pentiti. Nel dettaglio, le rivelazioni di alcuni collaboratori hanno delineato il profilo di Andrea Giordano e Michele Surace quali affiliati di lunga data ai “Tegano” di Archi ed in contatto, in particolare, con il boss Giovanni Tegano (classe ‘39), attualmente detenuto. Gli approfondimenti investigativi svolti dai Carabinieri hanno permesso di ripercorrere le fortune del duo imprenditoriale Surace-Giordano, che hanno preso il via dall’attività di costruzione di fabbricati nell’edilizia residenziale. Infatti, verso la fine degli anni ’90 realizzavano il complesso residenziale “Mary Park” – fabbricato che successivamente ospiterà i locali dell’unica sala bingo cittadina – e numerose villette a schiera, in cui era stata riservata la disponibilità di un appartamento a Giuseppe Tegano, fratello del boss Giovanni. “Il rapporto sinallagmatico con la cosca, nel tempo, ha garantito – spiegano gli inquirenti – agli imprenditori Andrea Giordano e Michele Surace un eccezionale sviluppo economico. In tale contesto, gli accertamenti esperiti hanno permesso di documentare il reimpiego dei proventi illeciti della cosca in diversificate iniziative imprenditoriali affidate al Surace e al Giordano”.

Dagli approfondimenti info-investigativi all’uopo svolti è infatti emerso come gli imprenditori, inseriti nelle file della ‘ndrangheta reggina, avessero – secondo quanto sostengono gli inquirenti – stabilmente e in maniera sistematica messo a disposizione – nel tempo – le proprie risorse economiche e capacità professionali, non solo a favore delle citate cosche Tegano e De Stefano – intessendo con questi un rapporto di florida e pluriennale collaborazione in una prospettiva di biunivoca utilità – ma anche a sostegno delle più importanti famiglie mafiose del capoluogo quali i Latella, Libri ed i Labate, nell’ottica dell’ormai riconosciuta unitarietà della ‘ndrangheta.

Maxi sequestro. Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione – su richiesta della Dda, con l’odierno provvedimento – ritenuta sussistente la pericolosità qualificata degli imprenditori, ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’intero patrimonio riconducibile ad Andrea Francesco Giordano, Michele Surace, Giuseppe Surace e Carmelo Ficara nonché ai rispettivi nuclei familiari, costituito dall’intero compendio aziendale di 20 imprese/società commerciali edili (comprensivo, altresì, di quote sociali, 172 immobili e 9 veicoli), quote societarie relative a 10 imprese, 284 tra fabbricati e terreni, 4 veicoli, nonché disponibilità finanziarie e rapporti bancari/assicurativi, per un valore stimato in oltre 200 milioni di euro.

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