Allarme Coldiretti: fermare la falsificazione dei prodotti e le speculazioni sul cibo

Allarme Coldiretti: fermare la falsificazione dei prodotti e le speculazioni sul cibo

Prosegue la lotta al prodotto anonimo con la raccolta di 35.000 firme in Calabria. Un impegno portato avanti da Coldiretti che ha come obiettivo quello di raccogliere in tutto più di un milione di firme per chiedere alla UE di imporre chiarezza sulla provenienza e originalità dei prodotti alimentari. Legato a questo fenomeno è anche quello dell’eccessivo ribasso dei prezzi dei prodotti alimentari locali che apre le porte a pericolose speculazioni. Entrambi questi problemi sono molto sentiti in una terra a forte produzione agricola come la Calabria.

La petizione europea contro la falsificazione dei prodotti

La petizione europea “Eat original! Unmask your food”, che tradotto significa “Mangia originale, smaschera il tuo cibo” è stata promossa dalla Coldiretti, in Europa, insieme alla collaborazione di altre associazioni del settore, attive nel resto delle nazioni europee. L’obiettivo ambizioso è quello di raggiungere un milione e centomila firme per obbligare la Commissione Europea a imporre una maggiore chiarezza sull’origine degli alimenti, indicandola in etichetta. Solo in Calabria l’iniziativa ha raccolto 35.000 firme, come è stato comunicato dalla delegazione calabra di Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio. Firme che sono state consegnate al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sotto forma di un maxi-assegno. Un segnale forte, ha commentato il Presidente di Coldiretti Franco Aceto, per bloccare la circolazione e la vendita autorizzata in Europa del cibo anonimo, a salvaguardia della salute dei consumatori e del Made in Italy, di cui la Calabria rappresenta una fetta fondamentale. Una sfida che è stata portata avanti nelle piazze e nei mercati, nei luoghi istituzionali e d’incontro, per sensibilizzare sia le Istituzioni che i cittadini verso quello che sta diventando un problema globale. E la richiesta è tanto semplice quanto legittima: mettere in etichetta sia l’origine di produzione che i metodi di trasformazione, adottando una legenda univoca.

Le speculazioni sui prezzi al ribasso delle clementine IGP

Intanto, mentre si lotta per il riconoscimento dell’origine e della qualità del prodotto, il costo delle clementine “anonime” è sceso sotto gli 80 centesimi al chilo, sfavorendo il mercato delle IGP Calabria e costringendo i produttori ad abbassare il prezzo al di sotto dei costi di produzione. Una politica che colpisce anche i consumatori, che non sono più in grado di distinguere i prodotti di dubbia provenienza e coltivazione da quelli a marchio italiano. Per fortuna ci sono ancora realtà che hanno a cuore la tutela del territorio e, allo stesso tempo, permettono ai consumatori di approfittare di offerte convenienti anche sui siti web, come nel caso di EasyCoop. Tuttavia, spesso i consumatori puntano al risparmio, alimentando il fenomeno della speculazione sui generi alimentari. E, nel caso della campagna di vendita sottocosto delle clementine, si tratta probabilmente solo dell’inizio di una vera e propria guerra che vede gli agricoltori calabri in prima linea. Uno scontro che minaccia di mettere in ginocchio tutto il comparto della produzione agrumicola calabra e far cadere ulteriormente i prezzi al dettaglio. Oltretutto, tale situazione rischia anche di alimentare la catena di sfruttamento della manovalanza non registrata e sottopagata. Intanto la Coldiretti, insieme alle altre organizzazioni del settore, prosegue nella campagna di informazione presso i consumatori con l’obiettivo di suscitare una risposta civile al problema.