La crisi dei Comuni si scarica sui cittadini? Il caso Briatico nel mirino della Federconsumatori

Per il presidente provinciale Fabio Brandi “la tassa sui rifiuti calcolata senza seguire i parametri di legge e ai danni dei cittadini”

Da oltre un ventennio le finanziarie dei vari governi hanno penalizzato gli enti locali riducendo le rimesse dello Stato e rendendo la gestione dei bilanci di Comuni e Province sempre più difficile se non ardua. Nel tempo, gli errori di gestione ma anche la dimensione dei territori da amministrare ha determinato crisi di finanza locale sfociate in casi di dissesto sempre più estesi. Quali soluzioni sono state assunte dagli amministratori locali? Tagli alla spesa nel migliore dei casi. Ma anche inasprimento dei tributi, a volte esagerando non solo con le tariffe ma anche con l’applicazione delle norme, spesso nel verso di gravare sul contribuente in modo inappropriato. Tra i moltissimi casi che ormai emergono frequentemente, una situazione esemplare è quella che emergerebbe dal comune di Briatico, piccola realtà municipale sulla costa vibonese, dalla quale sono pervenute alla Federconsumatori provinciale varie richieste di verifica e di tutela relative all’applicazione della TARI, il tributo locale sui rifiuti. Verifica e tutela sulle quali Federconsumatori intende andare a fondo, fino alle sedi giudiziali competenti se, come sembra, sarà l caso.

In particolare, sembrerebbe che l’amministrazione comunale abbia calcolato due volte la cosiddetta parte “variabile” del tributo: prima per l’immobile principale, come le norme prescrivono, ma poi anche per le “pertinenze” che invece sono esentate da questa parte del tributo. A questo proposito, la Circolare del Ministero dell’Economia, la n. 1/DF del 20 novembre 2017 è molto chiara e così recita: “…la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa, mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa. Ciò chiarito, con riferimento alle pertinenze dell’abitazione appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica. Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI”.

A parere del presidente provinciale della Federconsumatori Fabio Brandi la circolare in questione, come si può chiaramente intendere semplicemente leggendola, paventa il problema eventuale di un’applicazione errata della norma da parte dei comuni e quindi evidenzia la necessità, di fatto, di evitare abusi che graverebbero illegittimamente sui cittadini. La circolare – sostiene – si spinge oltre, esemplificando l’errore di calcolo da evitare con esempi specifici di applicazione errata circa l’aggravio della parte variabile anche alle pertinenze e concludendo, significativamente, come segue: “Come appare evidente dall’esempio, se si considera la parte variabile in riferimento sia all’abitazione sia alla pertinenza, a parità di componenti e di superficie, l’importo della TARI – aggiunge Brandi – risulta molto più elevato rispetto al caso in cui non si disponga della pertinenza. Si deve ribadire che tale differenza di importi non trova un valido sostegno logico-giuridico soprattutto se si osserva che le pertinenze come le cantine o le autorimesse non possono ragionevolmente essere contraddistinte da una potenzialità di rifiuti superiore a quella che si può attribuire alle abitazioni e che così procedendo il nucleo familiare, che costituisce un parametro per la definizione della parte variabile, verrebbe preso in considerazione due volte”.

Insomma, le norme sono limpide, caratterizzate persino da indicazioni molto nette sul sistema di calcolo. Eppure, su questo punto, nonostante siano stati molti i cittadini a protestare formalmente, l’amministrazione comunale di Briatico ha inteso non replicare e tanto meno valutare un eventuale contraddittorio con i cittadini stessi che hanno presentato le istanze di revisione del calcolo. “Si tratta – spiega la Federconsumatori – di un atteggiamento di chiusura assai grave, sia perché l’ente pubblico ha un dovere statutario di ascolto e di dialogo con i propri amministrati, sia perché ci si trova in un caso di violazione di legge che quasi certamente può avere come seguito ricorsi in serie cospicua alla commissione tributaria, con aggravio dei costi afferenti le spese legali da rifondere ai cittadini oltre che quelle relative agli incarichi legali a difesa di una posizione evidentemente indifendibile in punto di fatto e di diritto. Ma la questione sollevata non si limita solo al caso dell’errato calcolo per le abitazioni “residenziali”: errori emergerebbero anche per l’applicazione del tributo alle attività “non residenziali” per le quali la tariffa, sia per la parte fissa che per quella variabile si applica avendo come base di riferimento solo i metri quadrati, previsione normativa anche questa disapplicata dall’amministrazione comunale. La quale sul tema specifico dei metri quadrati ha anche “dimenticato” che per gli immobili residenziali questo parametro si applica solo alla parte fissa della tariffa poiché per la parte variabile il calcolo si determina sulla base del numero degli occupanti. Quindi, se errare può essere un difetto umanamente accettabile, perseverare è certamente diabolico, cioè non è più accettabile poichè ingiustificabile. Sembrerebbe che al Comune di Briatico abbiano confuso le norme della vecchia TARSU con le norme della nuova TARI: se questo è avvenuto, è intollerabile che non si faccia ammenda rettificando le cartelle di pagamento emesse a danno di cittadini ma anche di imprese verso le quali si è inteso applicare una tariffa più alta attribuendo categorie d’appartenenza errate, con qualche disparità che emergerebbe, invece, a favore di villaggi turistici. Infine, nessuna riduzione, sempre prevista per legge, sarebbe stata applicata per le case sfitte o inutilizzate per pochi giorni all’anno: si tratta di una riduzione consistente, pari al 30%, che è ampiamente giustificata dalla ridotta potenzialità, per queste abitazioni, a produrre rifiuti da smaltire”.

In generale, un quadro assai grave, per denunciare il quale i cittadini di Briatico si sono rivolti alla Federconsumatori, anche per manifestare l’irragionevole uso di risorse fiscali a fronte di servizi di raccolta, d’igiene e di decoro pubblico considerati mediocri mentre il costo per la comunità relativamente agli appalti di gestione dei rifiuti sembrerebbe essere lievitato oltre misura e senza adeguata motivazione a sostegno. “Oggigiorno, sempre più spesso i cittadini/consumatori guardano al rapporto con il sistema pubblico, in particolare con gli enti locali, in termini di abuso: casi come quello di Briatico – denuncia Brandi – appaiono quindi ancora più scottanti, in questo nuovo modello culturale, poiché invitano a ritenere tale situazione endemica e davvero reale, una minaccia alle finanze private inghiottite, illegittimamente, come emergerebbe dal caso in questione, a fronte peraltro di servizi ritenuti inidonei al prelievo. Per di più, non rispondere alle istante presentate da cittadini esasperati, lascia concludere a sfavore delle amministrazioni comunali che adottano tale atteggiamento, rischiando, al compimento dell’iter giuridico che, come precisato, certamente verrà avviato da coloro che sono ingiustamente oberati, di essere sanzionate anche dalla Corte dei Conti: in questo caso, ad essere sanzionati sarebbero direttamente gli amministratori ed i dirigenti locali che avranno procurato un indebito danno economico all’ente, danno che si potrebbe evitare semplicemente volendo leggere le istante presentate e ben corredate nonché le norme di legge assai chiare e facilmente applicabili con imparzialità e correttezza”.