E’ morto Peppino Mancini, l’imprenditore galantuomo. Se ne va un altro pezzo della “Vibo Bella”

Con il suo modo di gestire fece del 501 Hotel un punto di riferimento per tutta la regione

Eleganza, classe pura: un galantuomo com’è raro incontrare… ormai, purtroppo! Uomo di grande generosità, eppure sobrio, mai fuori le righe, di una compostezza esemplare, modello di dignità ed onorabilità, persona che incuteva un senso di rispettabilità al solo vederla, senza che null’altro fosse necessario dovesse fare.  Ha dato soprattutto ha dato un futuro a tanti che grazie a lui hanno potuto mettere su famiglia, ha dato dignità al lavoro ed al lavoratore, ha trasmesso il senso della responsabilità nel momento in cui dava un compito, una mansione, un’indicazione che – sì, erano ordini com’è giusto che fosse per il ruolo che ricopriva – ma mai con toni perentori, con quel senso del comando che indispone: senza presunzione alcuna, era. Perché lui era!

Don Peppino Mancini è stato un faro con le sue capacità imprenditoriali indiscusse, con una visione di prospettiva che lo poneva sempre un passo avanti: il suo 501 è stato più che un Hotel, è velocemente diventato un punto di riferimento per tutta la regione e non solo, un richiamo per chi cercava la mondanità nello stile, un’attrattiva per il suo appeal unico e talmente forte da resistere anche agli strali della malasorte, riuscendo a sopravvivere, questa sua creatura (il 501 Hotel), al punto da ritornare operativo praticamente a furor di popolo, perché nel periodo della sua agonia era da tutto il territorio vissuto come un lutto, una mancanza, una ferita. Oggi che ha lasciato questa vita terrena, che intanto d’un tratto si era manifestata ingrata per lui, il vuoto appare incolmabile, proprio per queste sue caratteristiche che lo contraddistinguevano. La dignità, innanzitutto. Nel momento più buio della sua esistenza, nel momento dell’ingratitudine e dell’isolamento, non ha mai perso la sua compostezza – ne sono testimone diretto, grazie alla gentilezza con la quale mi consentì di stargli, sia pure episodicamente, vicino – soprattutto, con un invidiabile entusiasmo, ha consentito a se stesso, malgrado gli acciacchi provocati dagli anni e dalle delusioni, di rimettersi in gioco, di tentare una ripartenza, di vivere ancora da imprenditore, di riprendere a fare quello che per tutta una vita aveva fatto con serietà, impegno e straordinario successo. Timido, sebbene carismatico, parco di sorrisi (eppure, chi ha avuto l’onore di riceverne uno non l’ha più dimenticato), ma generoso nel dare aiuto, autorevole con il solo sguardo, espressivo attraverso i suoi silenzi.

Don Peppino Mancini rimarrà per sempre un modello di imprenditore illuminato, depositario dei valori più alti di un antico modo, ineguagliabile, di essere galantuomo; imprenditore all’antica eppure aperto alle novità (fu lui a portare in Calabria il primo indimenticato Aquapark di Zambrone, così come fu lui a gestire il 501 quale albergo di residenza e di mondanità, di lusso e di austerità, familiare e per viveurs). Con lui se ne va un altro pezzo di quella “Vibo Bella”, ricordo romantico di fasti passati, utili a patto che siano da modello e stimolo per costruire un futuro di identità, senso di appartenenza, voglia di riscatto.