Manovra 2020, mini-aumento pensioni. Ecco perché fa arrabbiare tutti

Spunta l’adeguamento degli assegni mensili tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi. Ira dei sindacati: elemosina da tre euro all’anno

È di tre euro l’anno l’aumento che percepiranno i pensionati che hanno un assegno compreso tra 1.500 e 2.000 euro mensili. È questo l’effetto dell’intervento sulla rivalutazione dei trattamenti contenuto nella legge di Bilancio. Di più non si poteva fare, fanno sapere dal governo, ma per i sindacati si tratta comunque di “un’elemosina”. Tuttavia, proprio sul fronte previdenza, c’è l’annuncio del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo: a gennaio, avvisa, partirà un nuovo cantiere che avrà come obiettivo una ridefinizione dei lavori gravosi e usuranti (con canali di uscita più favorevoli) e la predisposizione di strumenti di flessibilità che prendano il posto di Quota 100 dal 2021.

Arriva, dunque, la mini rivalutazione per i redditi da pensione tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi al mese. Nella manovra si prevede il recupero dell’inflazione piena per i trattamenti tra le tre e le quattro volte il trattamento minimo, che quest’anno percepivano il 97% dell’inflazione. L’anno prossimo quindi si recupererà il 100% dell’aumento dei prezzi a fronte del 97% ma questo passaggio equivale ad appena tre euro l’anno in più (circa 25 centesimi al mese) per circa 2,8 milioni di pensionati mentre nulla cambia per coloro che hanno assegni pensionistici superiori a 2.029 euro lordi al mese.
Ma proprio la modestissima entità del beneficio fa insorgere I sindacati che confermano la manifestazione della categoria, prevista nella Capitale per sabato 16 novembre, e ribadiscono le richieste sulla rivalutazione piena per una fascia più ampia dei pensionati, oltre all’estensione della quattordicesima anche alle persone che hanno redditi pensionistici tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese.

CONTINUA A LEGGERE QUI