“Terreni gratis e soldi dallo Stato”, l’impero dei Mancuso costruito con l’usucapione

E’ quanto emerge dall’indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e sfociate nell’operazione “Terra nostra” 

Un cognome che incute terrore solo a pronunciarlo. E’ quello dei Mancuso di Limbadi, il clan che controlla ogni singolo battito nella provincia di Vibo Valentia. Quello messo a segno dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Vibo Valentia sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri rappresenta un colpo al cuore degli interessi del più potente clan presente nel Vibonese.

“Terra nostra”. Le Fiamme gialle hanno infatti sequestrato l’impero economico di Giovanni Mancuso, alias “Billy”, ritenuto uno dei capi della cosca di Limbadi, più volte finito al centro della cronaca giudiziaria e considerato dagli inquirenti un “soggetto dalla pericolosità sociale qualificata”. Ciò che emerge dalle pagine dell’inchiesta non a caso denominata “Terra nostra” è emblematica della sottomissione della maggior parte della popolazione all’arroganza mafiosa e, allo stesso tempo, espressione simbolica di quella che gli inquirenti definiscono “una delle forme antiche di potere mafioso sul territorio”.

Terreni gratis e soldi dallo Stato. Il modus operandi con il quale negli anni i Mancuso hanno accumulato il loro patrimonio milionario ritenuto frutto di proventi e condotte illecite è assai raffinato. Beni che – secondo l’accusa – spesso sarebbero stati acquisiti con modalità solo apparentemente legali: attraverso l’usucapione e talvolta (verosimilmente) quale corrispettivo di attività usuraie. Perché sono davvero pochi coloro che osano dire no alla famiglia Mancuso a Vibo e dintorni. “L’acquisto di terreni per usucapione – sottolinea la Procura antimafia – è un’altra modalità assai frequente in cui si manifesta il potere intimidatorio dei Mancuso che sfruttando l’egemonia sul proprio territorio, occupano abusivamente i terreni esercitandovi a titolo gratuito attività agricola assicurandosi la percezione di contributi pubblici erogati dall’Arcea ed acquistandoli successivamente con il decorso del tempo, sfruttando l’inerzia dei legittimi proprietari che si guardano bene dall’intentare cause civilistiche per il timore di subire minacce e ritorsioni”.

Il “tesoro” di Billy. L’impero economico di Giovanni Mancuso formato, tra gli altri beni posseduti, da 92 terreni sparsi nel cuore della provincia di Vibo tra Limbadi, Nicotera, Rombiolo, Zungri, Drapia e Filandari, sarebbe cresciuto a dismisura così. E per eludere le misure di carattere patrimoniale previste dalla normativa antimafia quando le carte evidenziavano la sperequazione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati si ricorreva ai più svariati stratagemmi. Spiega la Procura antimafia tra le pagine dell’inchiesta: “I beni venivano acquisiti a costo zero ed in seguito trasferiti a soggetti appartenenti ad altri familiari in modo da rendere più complessa e onerosa l’attività investigativa. Così l’illecita provenienza veniva edulcorata dal passare del tempo e mascherata da atti giuridici apparentemente leciti e garanti persino da notai”. Un espediente che tuttavia non è riuscito a “dribblare” l’articolata attività investigativa portata avanti dalla Guardia di Finanza e sfociata nel provvedimento di sequestro emesso dalla seconda sezione penale del Tribunale di Catanzaro che ha scovato un “tesoro” stimato in 20 milioni di euro.

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