Faida nel clan Mancuso, nuovo annullamento ordinanza d'arresto per il boss di Zungri
La prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Sabatino nell’interesse di Giuseppe Accorinti, ritenuto dagli inquirenti il boss di Zungri. La vicenda riguarda il procedimento penale scaturito dall'inchiesta denominata "Errore Fatale" coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Squadra Mobile di Vibo che punta a fare luce far luce sull’omicidio di Raffaele Fiamingo ed il ferimento di Francesco Mancuso avvenuti nel luglio del 2003 a Spilinga.
La questione processuale proposta dai difensori riguarda la cosiddetta contestazione a catena. In particolare gli avvocati di Accorinti chiedevano che la misura cautelare in carcere applicata ad Accorinti nel processo "Errore Fatale" dell’aprile scorso, venisse retrodatata all’anno 2006, epoca in cui Accorinti venne arrestato nel processo "Odissea". L’applicazione di questo principio avrebbe determinato la scarcerazione di Accorinti per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La questione dopo il rigetto del gip è stata discussa al Tribunale della Libertà di Catanzaro che ha rigettato l’appello della difesa. Da qui il ricorso predisposto dagli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Sabatino che è stato discusso ieri in Cassazione dall’avvocato Francesco Lojacono. In serata la decisione di annullamento da parte della Suprema Corte di Cassazione. Questo è il secondo annullamento, il primo è del 4 ottobre scorso, che i difensori hanno ottenuto nel processo "Errore fatale" sempre con riferimento alla posizione di Giuseppe Accorinti.
LEGGI ANCHE | Omicidio e tentato omicidio nel Vibonese, la Cassazione annulla ordinanza per il boss di Zungri
