Da Cosenza fino a Vibo, luce su 38 “colpi”: sgominata banda di rapinatori moldavi, romeni e italiani

Sedici le persone arrestate (undici in carcere e cinque ai domiciliari) mentre altre tre sono state sottoposte ad obblighi di dimora

Da Corigliano fino a Vibo Valentia, passando per Cosenza, Lamezia, il Catanzarese fino ad oltrepassare i confini calabresi finendo in Campania e, addirittura, nel Veneto. E’ di proporzioni nazionali il blitz messo a segno questa mattina dai Carabinieri del comando provinciale di Cosenza che hanno agito in collaborazione con i colleghi di Catanzaro, Vibo, Napoli e Venezia. Sedici le persone arrestate (undici in carcere e cinque ai domiciliari) mentre altre tre sono state sottoposte ad obblighi di dimora. Dono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a furti e ricettazione, ma anche rapina in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale, evasione, inosservanza della sorveglianza speciale, favoreggiamento personale e possesso di chiavi alterate o grimaldelli. Una sfilza di reati contestati in una maxi inchiesta denominata in codice “Vulture”, ovvero “avvoltoi” che ha sgominato due bande di criminali dediti al furto nelle abitazioni e nei negozi in diverse province calabresi.

Operazione “Vulture”. L’indagine coordinata dalla Procura di Cosenza è partita nel 2017. I militari delle Stazioni di Montalto Uffugo, Luzzi e Lattarico, con il coordinamento della Compagnia di Rende, dopo diversi furti avvenuti Valle del Crati e nelle zone industriali di Montalto e Rende, hanno iniziato ad indagare, arrivando oggi ad individuare i presunti componenti di due gruppi criminali, per la gran parte composti da persone provenienti dai paesi dell’est Europa, e che sono ritenuti responsabili di in attività commerciali e di rapine in abitazione. Addirittura una quarantina i colpi messi a segno per un bottino complessivo che si aggirerebbe sui 700mila euro. Gli investigatori si dicono certi, dunque, di aver raccolto dei solidi elementi di prova a carico degli appartenenti ad uno dei due gruppi formato da soggetti rumeni, moldavi ed italiani stanziali a Cosenza e a Corigliano-Rossano. A loro vengono addebitati almeno 38 furti subiti da bar, tabacchi, sale giochi e scommesse, distributori di carburanti, supermercati, cash&carry; così come da concessionarie d’auto, aziende per la produzione di mezzi ed utensili da lavoro, per la produzione e distribuzione del caffè, per la distribuzione del gas, imprese edili, ed altro ancora. I colpi sarebbero stati messi a segno in serie a Rende, Montalto Uffugo, Amantea, Paola, Villapiana, Mangone, Diamante, Lamezia Terme, Corigliano-Rossano, Bisignano, Cetraro, Palagiano, Cassano all’Ionio, Pizzo Calabro, Camigliatello Silano.

Il modus operandi. La banda avrebbe organizzato le loro azioni fin nei minimi particolari: dalla selezione degli esercizi commerciali da colpire, alla definizione di tutto quello che necessitava per portare a termine il colpo: automezzi e staffette per la sorveglianza preliminare dei tragitti stradali percorsi per raggiungere gli obiettivi e poi far rientro alle rispettive abitazioni. Chiaramente definita anche la suddivisione dei ruoli tra i partecipanti ai furti, distinguendo tra coloro che sarebbero stati incaricati di procedere materialmente all’effrazione e alla sottrazione della refurtiva e quelli che sarebbero stati utilizzati come “palo” e “staffetta”. Altri ancora sarebbero stati impiegati nel trasporto e recupero dei complici o nella ricettazione della merce trafugata (ricollocata da alcuni membri del gruppo degli “zingari” di Cosenza) ed alla conseguente distribuzione dei guadagni fino all’eventuale aiuto da prestare, anche sul piano economico, agli appartenenti al gruppo per le spese legali sostenute in caso di arresto e sequestri.




Le “ragazze in guerra” e i “vestiti puliti”. Il “gergo” utilizzato dai membri dell’associazione prevedeva una serie di parole convenzionali dal contenuto ovviamente criptico. Con il termine “ragazze”, ad esempio, si definivano coloro che commettevano i furti mentre con l’espressione “andare in guerra” si indicata la vera e propria azione nelle attività: “… Sono andate via le ragazze in guerra?” era una delle frasi tipiche utilizzate. Ed ancora, con “abiti puliti” si indicava il cambio degli indumenti utilizzati per il furto (“… Prendo i vestiti puliti? …”); mentre parole più “colorate” si utilizzavano per indicare le autovetture, chiamate addirittura “puttane” (“… è entrata una puttana nella stazione di servizio adesso per fare rifornimento! Dillo presto a loro! …”); o “ratti neri o neri” per le forze di polizia (“…Quei ratti neri? Sono andati con la macchina in caserma! …”); o le “spose” per intendere le guardie giurate (“… Le spose sono venute verso di voi, sono venute qui! Hanno guardato qui e poi sono andate verso di voi! …”).

La refurtiva recuperata. Nel corso dell’indagine i Carabinieri hanno effettuato diversi interventi riuscendo a recuperare parte della refurtiva trafugata nei 38 furti consumati (tra cui autovetture, prodotti cosmetici, generi alimentari, tabacchi, gratta e vinci, utensili vari, televisori, tablet, piccoli elettrodomestici, poi restituiti ai legittimi proprietari), e hanno anche sequestrato tre autovetture e diversi arnesi da scasso in uso al gruppo. Gli approfondimenti hanno anche consentito di documentare altri reati commessi dai malviventi ed in particolare 18 violazioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno; quattro ricettazioni di gratta e vinci, sigarette, tablet e telefoni cellulari; altrettanti favoreggiamenti personali; una evasione dai domiciliari; un caso anche di resistenza a Pubblico Ufficiale a seguito di un inseguimento ad elevatissima velocità, nel corso del quale i malviventi, dopo aver compiuto una serie di manovre elusive – mettendo anche in pericolo l’incolumità dei Carabinieri e degli automobilisti – erano così riusciti a fuggire.

Le rapine e i furti nelle abitazioni e nei negozi. Quanto al secondo gruppo criminale, composto da soggetti slavi ed italiani stanziali a Napoli e a Corigliano-Rossano gli inquirenti contestano la rapina e il tentato furto in abitazione con l’aggravante di aver agito in più persone in una casa privata e anche dietro la minaccia di un cacciavite. Ci si riferisce ad una rapina avvenuta in una casa e a un tentato furto in abitazione avvenuti a distanza di pochi giorni a Lattarico, nel mese di giugno 2018. Nel primo caso, cinque persone agirono in pieno giorno in delle villette isolate. Una volta individuato l’obiettivo da colpire entrarono in azione repentinamente, bussando alla porta della vittima e qualificandosi come “carabinieri”. Una volta riusciti ad entrare mentre uno dei malviventi teneva bloccata la vittima minacciandola appunto col cacciavite, gli altri tre complici rovistarono nell’abitazione, per poi fuggire velocemente a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata condotta dal quinto complice, che faceva da autista e da “palo”. Questa modalità operativa presenta delle sostanziali analogie con altre avvenute nella Sibaritide, su cui sono in corso altre indagini da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza. Quanto al tentato furto del 22 giugno del 2018, allora i malviventi bussarono reiteratamente alla porta della vittima, un 17enne di Lattarico, che in quel momento si trovava in casa da solo. Anche qui si presentarono come “carabinieri”, e con una mossa fulminea immobilizzarono il giovane, tenendolo fermo con la forza e strappandogli il telefono cellulare dalle mani per impedirgli di chiedere aiuto al 112, mentre gli altri complici rovistarono nei cassetti, misero a soqquadro l’intera abitazione e poi sparirono senza riuscire a portare via nulla, probabilmente perché impauriti da una sirena sentita a distanza. Nella mattinata del 26 di giugno dello stesso anno, con un’azione criminale del tutto simile, i malviventi bussarono ancora ad un 41enne, sempre di Lattarico, e dopo essersi, ancora una volta, qualificati come appartenenti all’Arma, si fecero aprire e lo immobilizzarono. Ripetendo un tragico copione, tolsero anche a lui il telefono e aprirono cassetti e armadi dell’abitazione, riuscendo ad appropriarsi di numerosi monili in oro. Una volta usciti si accorsero della presenza di un amico della vittima, che nel frattempo era arrivato a bordo di un furgone per un semplice saluto. I rapinatori si diressero minacciosamente verso quest’ultimo danneggiandogli la fiancata destra del mezzo. L’uomo, in preda al panico, era partito velocemente e venne inseguito dai malviventi che, dopo aver tentato più volte di speronarlo, senza riuscirci, alla fine lasciarono stare e fuggirono.

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