Manovra 2020, chi ci guadagna e chi ci perde. Solo spiccioli per famiglie e imprese

Dal mini-taglio del cuneo al mancato assegno unico dei figli, c’è poco per imprese e famiglie

Al netto del mini-taglio del cuneo fiscale, la manovra per il 2020 lascerà a secco famiglie e imprese: la maggior parte degli interventi promessi appare infatti destinata a essere ridimensionata o rinviata. Il tema più rilevante, messo in cantiere da settimane ma impossibile da realizzare a breve, riguarda l’assegno unico per le famiglie. Dal ministro Elena Bonetti sono arrivati molteplici annunci sul Family Act, con l’intervento per i nuclei numerosi al centro. Ma, come ha spiegato il vice ministro dell’Economia, Antonio Misiani, al massimo si potrà mettere in pista un disegno di legge-delega per il riordino delle misure esistenti.

Complicato anche l’incremento dei congedi parentali per i genitori. Mentre è tutta di là da venire l’annunciata abolizione del super-ticket su visite e analisi. E, ugualmente, si tratterà di vedere gli effetti, per il ceto medio, dei possibili interventi di revisione dei ticket sanitari e delle detrazioni fiscali. Al dunque, il pacchetto famiglia potrebbe limitarsi all’aumento dei fondi per gli asili nido, volti alla costruzione di nuove strutture e ad azzerare le rette per i redditi bassi. E alla proroga di misure esistenti in scadenza, come i vari bonus sulla casa e il bonus bebè.

Lo stesso criterio vale per l’altrettanto magro pacchetto per le imprese. A parte il cosiddetto Green new deal, il piano pluriennale per gli investimenti ambientali e sostenibili, tutto comunque da costruire e attuare, il massimo dello sforzo a sostegno delle imprese consiste nella proroga o nel rinnovo d’incentivi e misure dei governi Renzi e Gentiloni: dai crediti d’imposta per formazione e ricerca o per innovazione e digitalizzazione del piano Industria 4.0 al cosiddetto iperammortamento sui macchinari.

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