Fallimento ex Multiservizi a Reggio, sequestro da 2 milioni di euro ai professionisti coinvolti (NOMI)

Nel mirino della Finanza sono finiti un commercialista, un architetto, tre avvocati e un ragioniere. Ecco di chi si tratta

I militari del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dei colleghi di Roma e Milano, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza firmato dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e del sostituto procuratore Andrea Sodani, che ha disposto la misura cautelare reale del sequestro finalizzato alla confisca di somme di denaro pari a circa 2 milioni di euro nei confronti di professionisti indagati – a vario titolo – in concorso tra loro, per il reato di bancarotta fraudolenta in quanto – con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi – avrebbero distratto e dissipato il patrimonio della società “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.” (G.S.T. S.r.l.) in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento.

“Mala Gestio”. Si tratta di un provvedimento che segue di qualche giorno l’esecuzione delle misure cautelari nei confronti degli imprenditori Pietro Cozzupoli, Lauro Mammone, Giuseppe Rocco Giovanni Rechichi, Antonino Rechichi, Giovanni Rechichi, Giovanni Rosario Rechichi, Michelangelo Tibaldi e Michele Tibaldi, destinatari di un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie – quale illecito profitto – per circa 5 milioni di euro, nei confronti delle imprese “Brick s.r.l.”, “Ingg. Demetrio, Pietro e Domenico Cozzupoli s.r.l.”, “Rec.Im. s.r.l.”, nonché degli amministratori Michelangelo Tibaldi e Pietro Cozzupoli, scaturite dagli esiti delle investigazioni svolte nell’ambito dell’operazione “Mala Gestio” che hanno permesso di accertare come le vicende fallimentari che hanno colpito le società “Multiservizi S.p.a.” e “G.S.T. S.r.l.” – dichiarate fallite tra il 2014 e il 2015 – “erano da ricondursi – secondo la tesi accusatoria – ad un ingegnoso meccanismo fraudolento messo a punto da coloro i quali avevano ricoperto contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese fallite e in altre ditte a favore delle quali venivano svolte le distrazioni di risorse economiche mediante il riconoscimento di compensi ancorati agli utili anziché alle prestazioni rese”. Per gli inquirenti si tratterebbe di un sistema fraudolento che avrebbe reso possibile l’accaparramento di svariati milioni di euro che, liquidati dal Comune di Reggio Calabria (unico finanziatore della Multiservizi di cui deteneva la quota del 51 % del capitale sociale), prima venivano introitati nelle casse della G.S.T. s.r.l. e poi da queste, sarebbero confluite nelle tasche degli indagati, alcuni dei quali ritenuti contigui a cosche di ‘ndrangheta operanti nel centro cittadino quali “Condello”, “Libri”, “Tegano” e “De Stefano”.

Professionisti nel mirino. In relazione a questa attività investigativa, sono state delegate dalla Procura della Repubblica al Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, apposite indagini anche a carattere economico/patrimoniale, all’esito delle quali sono state individuate ulteriori condotte distrattive in capo ad un’impresa di costruzioni edili (A.C. S.r.l.) – in persona dell’amministratore C.F. – e a 6 professionisti che avrebbero ricevuto in maniera non dovuta e privilegiata, somme di denaro provenienti dalla fallita G.S.T. s.r.l.. Nel dettaglio, la quantificazione degli illeciti profitti conseguiti – che variano da euro 28.000 a circa 1 milione – riguardano plurime operazioni dissipative del patrimonio della G.S.T. S.r.l. – assimilabili a “…una vera e propria donazione di denaro…”.
In particolare nei confronti dei professionisti, vengono complessivamente contestate operazioni di natura distrattiva per circa 1,8 milioni di euro, di cui gli stessi si sono avvantaggiati in modo consapevole – a vario titolo – attraverso l’affidamento di incarichi amministrativi, giuridici, finanziari e societari, con corrispettivo mensile predeterminato a monte, quale percentuale (tra l’1 e l’8%) dei ricavi annui di G.S.T., a prescindere dal servizio effettivamente prestato. “Le investigazioni – spiega un comunicato della Finanza – hanno permesso di appurare che “non veniva eseguita alcuna attività di controllo finalizzata alla verifica della effettività delle prestazioni rese, tanto che la GST srl effettuava il pagamento delle fatture nello stesso giorno della loro emissione e/o, addirittura, con un giorno di anticipo”. Questi gli ingenti compensi che sarebbero stati riconosciuti nel corso degli anni ai professionisti finiti nel mirino della Guardia di Finanza: al commercialista Domenico Pensabene 978.521 mila euro; all’architetto Corrado Trombetta 475.056 euro; all’avvocato Alessandro Pellegrino 133.643 euro; all’avvocato Francesco Giuffrè 28mila euro, all’avvocato Lidia Barbaro 52mila euro; al ragioniere Antonio Rogolino 104.106 euro. Così la Procura della Repubblica, ha emesso nei confronti dei professionisti un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza sulle disponibilità finanziarie a questi riconducibili per una somma pari a circa 2 milioni di euro.