La Consulta: “Il suicidio assistito non sempre punibile. Serve legge”

L’annuncio di Cappato, che accompagnò alla morte Dj Fabo: “Da oggi siamo tutti più liberi”. Sconcerto dei vescovi italiani, la Cei: “Distanti da questa sentenza”

Si poteva fare, è lecito l’aiuto al suicidio in certi casi, a certe condizioni. Secondo la Corte Costituzionale, nel caso di Jj Fabo, chi ha agevolato il suicidio di una persona che manifestava liberamente e autonomamente tale intendimento, essendo tenuto in vita artificialmente da trattamenti sanitari di sostegno, affetto da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche e psicologiche reputate intollerabili, non è punibile. Lo ha stabilito la Consulta, che è tornata a invocare un intervento legislativo sul fine vita.

Aver accompagnato Dj Fabo nei suoi propositi di porre fine alla sua vita costellata ormai da sofferenze insopportabili legate alla malattia non costituiva reato. I giudici hanno scritto che “in determinate condizioni è non punibile” chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Così ha deciso la Corte Costituzionale, pronunciandosi sulla questione di legittimità dell’articolo 580 del codice penale sollevata nell’ambito del processo a Marco Cappato per il suicidio assistito di Dj Fabo.

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