Rifiuti, quando riciclare non paga. Tari-salasso: la tassa che ‘vola’

Scontente le imprese. “Questa tassa è iniqua, è un peso inaccettabile che cresce senza ragione

La gestione inefficiente e costosa del ciclo dei rifiuti nella stragrande maggioranza dei comuni italiani pesa in maniera significativa sui 9,5 miliardi di euro di gettito della cosiddetta Tari, la tassa-tariffa che famiglie e imprese pagano per il servizio. Un ammontare di risorse che è cresciuto del 76% rispetto al 2010, quando si fermava a 5,4 miliardi. A denunciare il boom dell’ennesimo balzello locale sono gli esperti della Confcommercio che in uno studio spiegano come, considerando la Tari pro capite, il valore più elevato si registri nel Lazio (dove si raggiungono i 261 euro, +7% sul 2017) e il più basso in Molise (130 euro).

Ma anche che, a fronte di costi sempre più alti, “calano livello e quantità dei servizi, visto che solo cinque Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) superano la sufficienza”. A confermare l’allarme dell’Osservatorio di Confcommercio è anche un recente report della Uil dal quale emerge che solo nell’anno in corso si assiste a un aumento pari allo 0,9% sul 2018. Un incremento che in alcune città, per una famiglia con una casa di 80mq e 4 componenti, sfiora punte del 36%, come a Lecce (35,6%). “L’andamento dei costi della Tari, anche se sganciati dal blocco delle aliquote degli anni scorsi, dimostra come quest’anno la pressione fiscale a livello locale aumenterà per le famiglie – puntualizza Ivana Veronese, segretaria confederale Uil –. Rimane il dato del costo molto alto di questa tassa, così come il tema dell’efficienza del servizio. Infatti, le tariffe della Tari devono assicurare effettivamente la copertura integrale dei costi sia di investimento sia di gestione del servizio e, più è alto il costo del servizio, troppo spesso a causa di inefficienze, tanto più saranno alte le tariffe. Senza contare che i crediti insoluti che pesano sul costo del servizio complessivo”.

CONTINUA A LEGGERE QUI