Ucciso per un tragico errore in una battuta di caccia, imputato sarà giudicato in abbreviato

Ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato G. S., il 55enne accusato di aver ucciso nel corso di una battuta di caccia il suo capo squadra Giuseppe Mamone, centrato involontariamente alla testa.

Secondo quanto emerso dalla indagini l’imputato avrebbe sparato “in assenza di visibilità, spostandosi dalla posizione da lui assegnata dal capo squadra Mamone, senza aver preventivamente individuato la natura del bersaglio”. Un incidente che ha però provocato la morte sul colpo del 63enne avvenuta – secondo l’accusa – per “negligenza, imprudenza e imperizia” dell’imputato. Il processo è stato aggiornato a metà novembre. Il 55enne è difeso dagli avvocati Enzo De Caro e Armodio Migali mentre le parti offese (la moglie, i due figli e due fratelli) sono rappresentati dall’avvocato Anselmo Torchia.