Premio giornalistico Garrì assegnato a Maurizio Bonanno: “Commosso”

È ancora possibile, al giorno d’oggi, provare emozioni tanto intense fino alla commozione?
È ancora possibile, in mondo come questo – così freddamente social, così inflazionato da falsi like – che vi sia qualcuno capace di regalarti sensazioni simili? Ebbene, sì! Per fortuna, sì: può capitare ancora: a me è capitato!
Leggo e rileggo, con sempre uguale emozione, la lettera che i componenti del Comitato Crisalide, presieduto da Romina Candela, mi hanno inviato per annunciarmi l’assegnazione del Premio intitolato alla memoria di Michele Garrì.
Già, appena appresa la notizia della volontà di istituire un Premio in memoria di Michele Garrì, mi ero subito complimentato con gli ideatori dando atto al collega Salvatore Berlingieri di invidiarlo per essere stato lui il primo ad aver immaginato una simile iniziativa.

Michele Garrì è stato il prototipo del cronista, un vero segugio della notizia, un maestro inarrivabile nelle sue intuizioni, nel senso della notizia che sapeva cogliere con una illuminazione che lo poneva sempre in anticipo su ogni altro. Prodigo di consigli con i più giovani, che sosteneva ed incoraggiava con quel suo modo di fare apparentemente burbero, in verità necessario a nascondere una certa timidezza caratteriale, sebbene l’umiltà fosse la sua caratteristica principale: generoso e sempre disponibile.
Nella sua lunga carriera, tra i tanti pregi ne ebbe uno che proprio l’istituzione di questo premio opportunamente mette in rilievo: cronista brillante, cacciatore di notizie, costante fu il suo impegno per la diffusione e la valorizzazione della cultura in tutte le sue forme: critico d’arte e scopritore di talenti artistici, lungo e vigoroso fu il suo sodalizio intellettuale nella Tropea degli anni ’60 che aveva nei suoi amici Raf Vallone, Giuseppe Berto, Pasquale D’Agostino, Mariano Meligrana, Luigi Maria Lombardi Satriani, alcuni dei principali punti di riferimento.
Mai pago delle sue ricerche e scoperte da indomito cronista, insieme ad un altro suo grande amico, lo storico Saverio Di Bella,si interessò di alcuni casi particolari, con inchieste che fecero scalpore, ed insieme per primi rilanciarono l’ipotesi della presenza del pittore Renoir a Capistrano riuscendo a farne un caso che interessò le principali testate giornalistiche non solo italiane.
Ed allora, ho condiviso in pieno l’idea di associare arte, cultura ed informazione nel suo nome.

Come se non bastasse, però, inattesa quanto gradita, apprezzata quanto immeritata, a sorpresa mi viene recapitata la felice notizia di essere io il prescelto per ricevere il premio; o meglio, di avere individuato il mio studio sulla “Laminetta orfica di Hipponion” quale lavoro meritevole di questo riconoscimento.
Lo ammetto: sono rimasto senza parole, lusingato, compiaciuto; soprattutto, emozionato… commosso!
Consapevole della responsabilità che mi viene assegnata, quasi in religioso silenzio ho a lungo riflettuto sul senso da dare ad un simile riconoscimento, quale impegno e responsabilità comporta tenendo presente la splendida motivazione che – a mio modesto parere – ha perfettamente colto lo spirito con il quale mi sono approcciato a questo lavoro: con umiltà, ma con tanto amore e rispetto per la nostra storia, le nostre radici, il nostro essere e sentirsi pienamente vibonesi e dunque eredi e portatori di una straordinaria storia millenaria.

Come Michele Garrì ci ha indicato, con la sua attività che sapeva perfettamente coniugare arte, cultura e informazione avendo sempre come riferimento le persone, oggi, dinanzi alle sfide che la tecnologia ci pone davanti, dobbiamo essere in grado di evolvere la professione del giornalista nella consapevolezza che la crescita esponenziale del web, lo sviluppo dei social e la diffusione in tempo reale delle notizie, ci pone dinanzi una realtà in forte espansione che comporta un cambiamento del giornalismo cosiddetto tradizionale. Perché oggi non è più appannaggio del giornalista di professione l’esclusiva della raccolta e della diffusione delle notizie.
Ed allora, quale e come sarà il futuro di chi vuol fare il giornalista?
Risposta complessa, quasi impossibile, e contemporaneamente semplice, finanche ovvia: sopravvivranno quei professionisti dell’informazione in grado di attuare un proprio cambio di mentalità. Perché, sempre connessi, sempre on line, si dovràlavorare contemporaneamente per piattaforme informative differenti, oltre che 24 ore su 24. Bisognerà occuparsi costantemente dei cittadini-lettori, chiamandoli a partecipare attivamente all’avventura di costruzione del giornale, invitandoli (come suggerisce Steve Outing, uno dei massimi esperti di media on line) a commentare gli articoli pubblicati, a rendere note le loro esperienze personali su un determinato fatto di cronaca, a raccogliere dati per la conduzione di inchieste di interesse locale. Si realizzerà, così, anche nel mondo dell’informazione,quell’opera di valorizzazione del locale a fronte della costante crescita della globalizzazione della trasmissione delle notizie.
L’obiettivo da raggiungere deve essere un’integrazione armonica tra giornalismo dei cittadini e giornalismo professionale, in modo da creare un grande ecosistema dell’informazione che si avvicini ogni giorno di più alla verità.
Ed allora, nonostante le innumerevoli previsioni catastrofiste, il ruolo e la funzione dei giornalisti sarà anche in futuro fondamentale e strategico in ogni società che voglia mantenersi democratica.

Certo, sarà inevitabile – anzi, indispensabile – fare i conti con quanto offre oggi il web in termini di conoscenza e di trasmissione di informazioni, notizie, cultura, grazie a quella che è la principale caratteristica delle Rete: l’interattività, l’ipertestualità. Ma questa interattività è solo frutto di una motivazione squisitamente tecnologica, o non è forse vero che l’ipertestualità, come fenomeno di massa, è nata in seguito al crollo delle ideologie, dei valori precostituiti da trasmettere in maniera unidirezionale?
Non è stato forse il crollo delle ideologie a permettere la nascita di un sapere reticolare, decentrato, multiforme, polivalente, incredibilmente interattivo, in cui i ruoli tradizionali di “docente/discente” sono stati ribaltati?
Questa è la sfida: spetta a noi coglierla, cavalcarla, indirizzarla, domarla.
È il futuro, bellezza… ed è affascinante!