Fermato in moto con l’amante, minaccia la polizia: “Se mia moglie sa qualcosa ti ammazzo”

L’uomo non aveva neanche i documenti e non ha fornito le proprie generalità

Ieri mattina un giovane di circa 30 anni, nel cuore di Reggio Calabria, non s’è fermato all’alt del classico posto di blocco della Polizia che gli aveva intimato lo stop dopo averlo visto a bordo di uno scooter, con una ragazza, entrambi senza casco. Il giovane ha imboccato una via opposta al posto di blocco e s’è diretto sul Lungomare. Visto il traffico, per evitare un pericoloso inseguimento, gli agenti della Polizia con grande senso di responsabilità hanno percorso il corso Garibaldi e l’hanno anticipato alla fine della via Marina alta (Corso Vittorio Emanuele), a pochi metri dal chiosco di Cesare. Il giovane, a quel punto, è stato costretto a fermarsi ma ha aggredito verbalmente gli agenti con toni intimidatori, utilizzando frasi del tipo: “Sono con la mia amante e me ne fotto di voi, anzi, se mia moglie viene a sapere qualcosa io ti ammazzo“. Lo scooter era sprovvisto di assicurazione con irregolarità amministrative. L’uomo non aveva neanche i documenti e non ha fornito le proprie generalità: visto l’accalcarsi di molti curiosi, gli agenti hanno deciso di portarlo in Questura mentre l’amante si era dileguata facendo perdere le proprie tracce. Nel tragitto verso la Questura, l’uomo ha aggredito anche fisicamente uno degli agenti che ha rimediato una prognosi di tre giorni per lesioni. Il giovane, quindi, è stato fermato con accuse per vari reati: resistenza, lesioni e false generalità.

Oggi c’è stato l’interrogatorio per direttissima: gli avvocati del giovane, Demetrio e Maria Teresa Pratticò, hanno ottenuto la scarcerazione nonostante l’ufficio della procura avesse richiesto gli arresti in carcere. L’imputato aveva plurimi precedenti penali con processi in corso, ma il giudice monocratico, dott. Paolo Pirruccio, ha accolto la linea difensiva della difesa secondo cui s’è trattato di un atto di rabbia estemporaneo, non un gesto voluto e premeditato. Il “comportamento occasionale” dell’uomo gli ha consentito di evitare il carcere per l’inesistenza dei requisiti minimi ed elementari di legge, in quanto il soggetto non ha pericolosità sociale. Nell’ordinanza, quindi, è stata rigettata la custodia cautelare e l’uomo è stato scarcerato ed è a piede libero. Adesso il processo proseguirà con il rito abbreviato, con la prima udienza fissata a novembre.