Quel 13 agosto 1976, una voce nell’etere: Radio Paravati

In questa intervista il ricordo del giornalista Vincenzo Varone. “43 anni sono una vita e tante generazioni messe insieme. Ma il più bello deve ancora arrivare”

43 anni fa il 13 agosto 1976 diede ufficialmente inizio alle sue trasmissioni “Radio Paravati”, un’esperienza sul campo durata diversi anni, con protagonisti più di un sessantenne di oggi o giù di lì. Facevano parte di quella squadra appassionata dell’etere: : Salvatore Sangeniti, Mimmo Solano., Fortunato Polito, Vincenzo Varone, Teresa Rettura, le sorelle Rosetta e Costanza Varone, Brunella Condoleo, Maria Polito, Fortunata Loiacono,, Angelo Varone, Salvatore Valente, Mariella Varone, Vincenzo Polito, Domenico Ranieli, Franco Nicolace, Giovan Battista Manno e Guglielmo Formica. Altri poi, nei mesi successivi, avrebbero arricchito l’equipe, come Niko Prestia, Pino Crupi, i compianti Lucio Polito e Totò Valente, Rinuccia Mazzeo e Pasqualino Moricca.
Anni antichi. Anni decisamente lontani che il giornalista Vincenzo Varone, ha spesso ricordato in più di una sua pubblicazione, affinchè non si perda la memoria di una pagina di vita vissuta tra microfoni, registratori a bobine, macchine da scrivere, dischi, mixer, dediche, cavi e cavetti vari.

Varone cosa ricordi delle prime radio e tv libere calabresi e in particolare della tua emittente?
“Erano per lo più radio e televisioni di tipo artigianale;strutture dove contava soprattutto l’ingegno e la fantasia di quanti avevano scelto questo tipo di avventura, gente soprattutto appassionata che amava comunicare e stare a contatto con la gente. Io parlo ovviamente dalla mira esperienza riferendomi in particolare, al 1976 l’anno in cui insieme ad un gruppo di amici fondammo Radio Paravati, poi trasformata, per darle una valenza regionale ,in Brutium Radio Paravati, una delle prime radio libere nate in Calabria. Ricordammo che decidemmo di partire nonostante il rischio che l’emittente potesse essere chiusa dalle autorità in quanto ancora non era stata approvata la legge che liberalizzava l’etere. Il via libera sarebbe, infatti, arrivato – se ricordo bene – solo qualche giorno dopo”.

Che tipo di informazione facevate?
“I giornali radio erano ricchi di informazione locale, forse con qualche spruzzata di retorica, con grande spazio per gli eventi musicali e per gli eventi in genere. Non mancavano ovviamene neppure le inchieste che comunque risentivano fortemente dello scotto del noviziato di chi aveva scelto di avventurarsi in questo tipo di attività. Ma tutto era spontaneo e straordinariamente bello”

– Chi si occupava di questo?
“ Del giornale radio più di un componente dell’equipe. In particolare io, il compianto don Salvatore Sangeniti e Fortunato Polito, mentre la messa in onda era curata per lo pù da Mimmo Solano. Una scuola sul campo fatta di incontri, di scontri, di delusioni, di giornate intere dedicate alla stesura di un giornale radio il più possibile aggiornato. La prima edizione andava in onda alle 15,30, la seconda alle 18,30. Durante la mattinata si dava, inoltre, spazio alla rassegna stampa con la lettura dei titoli e dei contenuti dei vari quotidiani, poi di solito una troupe partiva per seguire gli eventi più importanti non solo nel Vibonese, ma anche in tutta la regione. Il resto del lavoro lo si faceva da studio con una serie di collegamenti telefonici e con interviste di vario genere confezionate nello studio di registrazione. Intorno alle 13 i nostri due maggiori corrispondenti. Saverio Carino da Catanzaro e Arturo Daco da Vibo Valentia – che all’inizio della nostra attività aveva svolto anche le funzioni di direttore responsabile, al quale poi era subentrato Giuseppe Orefice – ci fornivano le notizie della mattinata, raccolte attraverso le agenzie o da fonti dirette. Alle 15e 30 si andava, quindi, in onda in diretta con il giornale radio. Alle 18,30 sempre in diretta veniva tramessa la seconda edizione del Gr.”

Spesso ad un giornalista nel corso della sua attività capita di seguire delle grandi vicende. Raccontacene una che ti ha particolarmente colpito.
“ Il sequestro di Aldo Moro. La nostra piccola radio quella mattina del 16 marzo 1978 realizzò una serie di collegamenti con la capitale per toccare dal vivo l’atmosfera che si viveva. I nostri interlocutori politici erano i parlamentari calabresi, tra questi ricordo il senatore Antonino Mumura,. contatti direttamente alla Camera e al Senato, i nostri inviati alcuni amici studenti universitari che “armati” dei mitici gettoni telefonici, ovviamene mai rimborsati, furano tra i primi a descriverci il clima di grande preoccupazione che si viveva nella capitale. Le dirette portavano di fatto le loro firme. Non ‘cerano ancora i mezzi tecnici di oggi. I cellulari e internet erano per noi qualcosa di estremamente lontano di cui ogni tanto leggevamo qualcosa su alcune riviste specializzate, Poi ricordo un’alluvione degli anni Settanta che sconvolse in particolare le Serre vibonesi. In quella circostanza l’apporto della radio fu fondamentale anche nell’opera di soccorso. Un esempio di grande giornalismo artigianale”.

Rispetto agli inizi della tua attività come si presentano oggi le Radio?“Oggi le Radio hanno dei mezzi tecnici insuperabili. La professionalità degli operatori (giornalisti e tecnici) è cresciuta notevolmente. Ma sicuramente rispetto agli anni Settanta – anche sei io da tempo sono lontano da questo mondo – manca quello spirito combattivo e travolgente e quella passione incontenibile che pulsava continuamene nel cuore di ognuno di noi”.

-Nostalgia di quegli anni?
“Solo un bel ricordo, ma nessuna nostalgia. Ognuno di noi deve saper custodire il passato, ma il suo sguardo deve essere sempre rivolto al presente e al futuro. L’unico rammarico è che questi anni sono trascorsi, forse, troppo in fretta. Mi vengono in questo momento in mente le parole di Montale . “Volarono anni corti come giorni. 43 anni non sono mica un scherzo. 43 anni sono una vita e tante generazioni messe insieme. Ma il più bello come sempre deve ancora arrivare”.