Bomba carta lanciata nel giardino di casa di un imprenditore a Vibo, condannato Emanuele Mancuso

E’ stato giudicato con rito abbreviato nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta “Nemea” contro il clan Soriano. Assolto dalle accuse un altro imputato

Il gup distrettuale di Catanzaro Claudio Paris ha condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione Emanuele Mancuso, il 31enne ex rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi e da due anni collaboratore di giustizia. Il giovane è stato giudicato nell’ambito del troncone con rito abbreviato nel processo scaturito dall’operazione “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. Difeso dall’avvocato Antonia Nicolini, era accusato di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico ma anche di una serie di intimidazioni nei confronti dell’imprenditore Antonino Castagna e dell’avvocato Romano Pasqua, titolare di un distributore di carburanti nei pressi di Filandari.

Assolto. Nell’ambito dello stesso processo è stato invece assolto Massimo Vita, 35 anni di Vena Superiore, ammesso e giudicato anche lui con rito abbreviato. Difeso dall’avvocato Demetrio Procopio, era accusato, in concorso con lo stesso Mancuso e con altri soggetti, di aver fatto esplodere una bomba carta nel giardino di casa dell’imprenditore Castagna. Nei suoi confronti il pm antimafia Annamaria Frustaci che ha coordinato l’inchiesta aveva chiesto la pena a 8 mesi di reclusione. Il giudice, accogliendo le argomentazioni della difesa, ha optato per l’assoluzione. Tra 90 giorni il deposito della motivazione.