Paravati e quelle parole di Natuzza: “La Fondazione l’ha voluta la Madonna e andrà avanti”

Fa discutere la soppressione del vescovo della Fondazione di Natuzza e la revoca del riconoscimento religioso ma un accordo è ancora possibile

La dolorosa notizia dell’avvio delle procedure per la soppressione come “Persona Giuridica” denominata “Cuore Immacolato di Maria rifugio delle Anime” con la contestuale revoca del riconoscimento della personalità giuridica di diritto civile i religione e culto della fondazione di Paravati non potrà avere come unico sbocco la definitiva chiusura della grande opera che la Serva di Dio Natuzza Evolo ha sempre considerato la sua sesta figlia e la più amata. Ma a mettere il sigillo sul futuro della fondazione con la sua consueta semplicità è stata in più di una circostanza la stessa futura Serva Di Dio. “L’Associazione – affermò in particolare in un intervista degli anni Novanta su Gazzetta del Sud – l’ha voluta la Madonna quindi andrà avanti senz’altro”. Per chi crede queste parole a di là delle debolezze e delle mille capriole degli uomini – non sono roba di poco conto, ma hanno un valore fondamentale, senza se e senza ma.
Da qui l’appello on line del periodico “La Sfida il giornale delle idee differenti” rivolto alle parti in causa a provare ancora a trovare un’intesa, nonostante tutto ancora possibile, “A noi ci piace ancora credere – si legge in questo invito – che ci siano le condizioni per riaprire il dialogo e per trovare quindi un punto di incontro. A tutto si può ancora porre rimedio. Basta ricorrere al buon senso e alla saggezza che alberga in ognuno di noi”.
Ed ancora: In questa direzione a dare il buon esempio devono essere soprattutto gli uomini che vivono dentro la chiesa svolgendo con fede autentica la loro misssione sacerdotale. La Serva di Dio Natuzza Evolo ne sarebbe felice e di ciò sarebbero contenti anche i suoi tanti figli spirituali sparsi in ogni parte del mondo”.
Ma per capire fino in fondo cosa è stata e cosa continua ad essere ancora l’opera di Natuzza Evolo di cui il sei aprile scorso il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo ha aperto ufficialmente con l’insediamento del Tribunale ecclesiastico il processo di beatificazione rileggiamoci insieme alcune pagine dedicate alla mistica del libro “Studio45” di Vincenzo Varone.

Un cammino nel segno della Fede. Sulla sua tomba meta ogni giorno di tanti pellegrini ha lasciato scritto, a futura memoria, questa epigrafe: “Non cercate me. Alzate lo sguardo verso Gesù e la Madonna. Io sono con voi e prego”.
In queste parole chiare e dirette è racchiuso lo spirito di Natuzza Evolo, la più grande mistica cattolica dell’era moderna, nata e vissuta a Paravati di Mileto (23 Agosto 1924 – 1 Novembre 2009). Una vita straordinaria quella di Fortunata Evolo, povera tra i poveri, sofferente tra i sofferenti, umile tra gli umili, sposa e madre di cinque figli. Un cammino il suo tutto proteso verso gli altri, soprattutto i più bisognosi. Basti pensare che centinaia di migliaia sono state le persone, giunte a Paravati da ogni dove, ai quali Mamma Natuzza – così come da tanti è affettuosamente conosciuta – ha saputo dare per oltre sessant’anni conforto e speranza. Ma l’esistenza di Fortunata Evolo è stata soprattutto segnata da un susseguirsi di fenomeni come i “colloqui” con il Signore, la Madonna e i santi (in particolare Padre Pio da Pietralcina, oggi santo), gli angeli e i defunti. E poi ancora la bilocazione, le emografie e la passione del Signore vissuta sul proprio corpo: le stimmate, la crocifissione e la salita al calvario. I segni più evidenti della sua sofferenza e della sua profonda fede in Cristo.

La vita. È una giornata come tante quella del 23 agosto del 1924 quando in una casa di Paravati, piccolo borgo del Comune di Mileto segnato dall’abbandono e dalla fame, nasce Fortunata Evolo. ”Vivrà solo pochi giorni”, disse con aria preoccupata, affranta e nello stesso tempo rassegnata la levatrice guardandola negli occhi. Dello stesso avviso si mostrò la zia materna Caterina Valente. Il giorno dopo la bimba ricevette con il consenso della madre Filomena Maria Angela Valente, poco più che ventenne e degli altri parenti, tra cui il nonni materni Antonino Valente e Giuseppina Rettura, il battesimo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, il luogo dell’incontro, della preghiera e della fede di tante generazioni di paravatesi.
Negli anni Venti la mortalità in Calabria, dovuta alle malattie, all’assenza di una pur minima alimentazione e alla rassegnazione che spesso regnava nelle case degli ultimi, ovvero della stragrande maggioranza della popolazione, era altissima e le probabilità che quella nascitura che appariva poco dopo la sua venuta al mondo assopita e malaticcia riuscisse a superare la prima settimana di vita erano, quindi, davvero scarse. Ma il mistero che circonda la vita di ogni uomo è infinito e imperscrutabile. Nessuno può prevederne il corso degli eventi. Ed ovviamente neppure i testimoni di quella nascita apparentemente uguale a tante altre potevano minimante immaginare in quel giorno afoso e silenzioso di quell’estate anonima e senza alcun sapore il percorso unico e irripetibile al servizio del bene e dei tanti cercatori di Dio che avrebbe caratterizzato il corso della vita di quella bimbetta indifesa e bisognosa di cure.
Nessuno in quella casa, che si affacciava sull’allora polverosa via Umberto, dove le insolenti zanzare provenienti dal fiume Mesima spuntavano da ogni angolo, poteva accorgersi che Dio e la Madonna- che agiscono sin dall’inizio del creato, attraverso l’alito dello spirito- avevano posto insistentemente il loro sguardo e si erano, quindi, gioiosamente fermati per scegliere la loro inconsapevole Messaggera.
Giusto in quello stesso periodo, il padre della nascitura, di nome anche lui Fortunato – esattamente come il Santo martire cristiano tanto caro ai miletesi e di cui nella Chiesa Cattedrale si conservano dai tempi antichi i resti venerati da tutti i fedeli – come tanti altri paravatesi, per sfuggire a quegli anni di buio e di cupo dolore, era partito per l’Argentina, una terra che agli occhi dei calabresi di quel tempo era decisamente meno distante da Roma capitale, tutta presa già sin da allora dai suoi intrighi di potere che da che mondo e mondo non hanno né colore, né epoche e neppure eroi da portare come esempio alle nuove generazioni. Una fuga disperata quella del giovane compagno di Maria Filomena Valente dalla terra delle alluvioni e dei terremoti. Quello del bracciante agricolo Fortunato fu un addio doloroso, in compagnia della classica valigia di cartone e con poche lire in tasca, giusto quelle necessarie per trovare asilo presso una nuova patria meno distante da quella Calabria padronale, sfruttata e povera in canna e di cui ancora oggi i suoi abitanti pagano dazio, perché è soprattutto dalla disperazione che nasce la violenza e che si replicano a dismisura l’arroganza e l’arbitrio e perché è dalle assenze, favorite dai potentati locali sempre vivi e vegeti e pronti a sposare nuove cause interessate, che nasce nella gente onesta e laboriosa la nausea per lo Stato e per le sue articolazioni. Alla faccia delle tante analisi che spesso altro non sono che considerazioni di comodo della cultura salottiera in giacca e cravatta che per anni ha fatto finta di vedere solo quello che voleva e non la fastidiosa e insidiosa realtà delle cose, di cui solo la statura letteraria di Corrado Alvaro, Fortunato Seminara, Mario La Cava e del più giovane Saverio Strati e la penna poetica e dolorosa di Francesco Costabile riusciranno a cogliere negli anni a venire i tratti salienti del dramma e dell’abbandono.
I primi fenomeni di Natuzza si manifestarono negli anni Trenta quando la ragazza, su segnalazione di un massaro del posto, sempre pronto ad aiutare gli altri, di nome Vincenzo Cirianni, lasciò la casa materna per andare a servizio a Mileto, presso la famiglia dell’avvocato Silvio Colloca e in particolare della signora Alba, di cui io ricordo la loro riservatezza. La piccola Natuzza in compenso avrebbe avuto vitto e alloggio più una modesta retribuzione per dare una mano ai suoi familiari.
Ed è proprio a Mileto Natuzza Evolo ebbe le prime visioni della Madonna, di Gesù, degli Angeli custodi e dei defunti. Ma il fenomeno più studiato e più raccontato dell’esistenza della Messaggera della Madonna è senza alcun dubbio quello legato alla settimana santa, il periodo in cui per tanti anni ha rivissuto sul proprio corpo la passione del Signore, dalla crocifissione alla salita al calvario.
Nei giorni che precedevano la Pasqua, Fortunata cadeva, infatti, a più riprese in uno stato di estasi e le stimmate si trasformavano a contatto con bende e fazzoletti in testi di preghiere in lingue diverse, ostie, ostensori, corone di spine e cuori. Per anni medici, tra cui suo figlio Franco, scienziati e uomini di chiesa hanno trascorso il giorno più critico, ovvero il venerdì santo, accanto alla mistica per tentare di alleviare le sue sofferenze, ma anche per tentare di comprendere il mistero di una vita straordinaria vissuta sotto il segno dell’umiltà, della carità e della fede.
Nessuno da questa parti ha mai dimenticato il clima composto di attesa che si respirava intorno alla casa di via Nazionale in quelle ore di martirio ed io, personalmente, anche le continue insistenze di qualche collega giornalista che voleva essere testimone di quel mistero. Così come non ho mai scordato gli occhi lucidi e il volto scavato di un giovane dagli abiti consunti e con una barba lunga quasi dimenticata lasciata crescere a suo piacimento che un venerdì santo di circa trent’anni fa sostò in preghiera nei pressi dell’abitazione di Natuzza fino a tarda sera per poi riprendere il cammino a piedi, con il suo zaino di colore verde chiaro, verso chissà quale nuova destinazione. Lo guardai, mentre si allontanava, con una punta di invidia per quella sua piena libertà immune dal frastuono e dalle chiacchiere inutili di ogni giorno.

I messaggi.
In diversi occasioni, dopo questo periodo di sofferenza, Fortunata ha avuto modo di raccontare ai suoi padri spirituali e ai suoi familiari i contenuti dei “colloqui” avuti con Gesù e la Madonna. In una di queste apparizioni, il tre marzo dell’anno 1996, alle ore 9,30 – cosi come risulta dai testi pubblicati dalla rivista “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, organo ufficiale della Fondazione – “mi apparve – ha fatto trascrivere Natuzza – Gesù vestito di bianco e in un grande luce, e mi ha detto: ”Figlia, è stato un brutto anno per te, il più brutto di tutta la tua vita, perché ti ho messo nel frullatore e il tuo corpo è triturato per amore degli altri. Tu lo stai sopportando per amore mio e per la conversione dei peccatori. Nel mondo non c’è pace, perché si è scatenato lucifero. Porta veleni e guerre perchè un terzo della popolazione è con me, gli altri sono preda del demonio e godono del male degli altri. Non solo fanno ma anche ne godono. Il perdono, loro, non lo capiscono e non lo vogliono capire e non lo chiedono. Capiscono solo il male. Se non si pentono, per loro non ci sarà perdono né pietà. Tu sei assetata di sofferenza per aiutare me a portare la croce e per amore degli altri, ma quest’anno sei costretta a dire “Signore non ne posso più”, perché la tua vita è legata ad un filo. Chiedi per te un po’ di riposo e di pace nel cuore. Tu hai solo la mia pace e niente più. Tutto ti fa soffrire per l’ingratitudine dell’uomo. Tu mi ami e io più di te. Ricordati che tutta la tua vita è stata una sofferenza. Sei salita al calvario, che cosa vuoi di più?”.
In un’altra apparizione, questa volta della Madonna avvenuta in Sila il 15 agosto del 2007, queste le parole usate dalla Vergine Maria e dirette soprattutto ai giovani: “Figlia mia stai soffrendo? Lo sai che Gesù si è poggiato con la spalla a te per salvare il mondo! La gente non capisce tutto questo e giudicano Gesù chi in un modo, chi in un altro. Dicono: “Se Gesù voleva bene a questa donna non la faceva soffrire”. Non capiscono che è nel progetto di Dio, che Gesù si appoggia a te per la salvezza delle anime. Io e Gesù siamo molto tristi per i giovani e anche tu lo sei. Ed ancora: “Figli non conoscete Gesù. Se non capite bene vostro padre e vostra madre, come potete conoscere Dio? Loro non vi hanno insegnato se Dio c’è e dov’è. La malvagità dell’uomo vi ha corrotti. Come l’uomo malvagio usa voi, così voi imbrogliate i vostri genitori per i soldi, per comprare la droga e poi ubriachi di quella porcheria, disconoscete Gesù, la Madonna e anche i vostri genitori. Figli miei, finchè siete in tempo, ravvedetevi altrimenti vi rovinate l’anima ed il corpo. Così trascinate non solo voi, ma anche la vostra famiglia nella sofferenza e oltraggiate Gesù. Non giudicate Gesù severo. Egli è misericordioso e carità. Gesù vi vuole salvi, altrimenti scatenerebbe la sua ira. È buono, è misericordioso, vi vuole bene perché è Padre e Madre”.
Ed ancora: “I vostri genitori che non capiscono l’importanza, pensano alla salute del corpo, invece, il Signore pensa a tutto l’uomo: alla salute dell’anima ma anche alla salute del corpo perché anche questo appartiene a Lui. Ravvedetevi! Costruite un mondo nuovo. Non lasciatevi corrompere altrimenti cadete nel precipizio. Non ascoltate la voce di chi si sente potente, perchè vi fa cadere. A voi non importa se date dolore a Gesù perché non lo conoscete, ma pensate ai vostri genitori, al dolore che potete causare loro: è come quando una mamma perde un figlio. Invece di portargli un dispiacere, al loro compleanno, al loro onomastico, dategli una gioia. Pensate al loro affetto ed ai loro sacrifici. Pregate! Il Signore e anche Io vi saremo vicini per migliorarvi e per salvarvi l’anima. Non trascuratevi, perché anche il vostro corpo e un dono di Dio e voi, invece, lo calpestate. Siete creature senza malizia e i potenti ne approfittano. Si camuffano come persone che ci tengono a voi, facendovi sentire persone importanti di fronte agli amici, facendovi sentire superiori col danaro che vi danno. Cercate di conoscere Gesù e Me così vi regolate meglio per mettere ordine nella vostra vita, sia nell’anima che nel corpo”.

La nascita dell’Associazione. Fortunata Evolo è stata anche l’ispiratrice dell‘Associazione “Cuore Immacolato di Maria – Rifugio delle Anime” per dare sostegno ai più bisognosi. “Ci sarà un giorno – disse nel lontano 1944 la Madonna alla mistica con le stimmate – una nuova e grande casa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti si troveranno nel bisogno e una grande chiesa che si chiamerà “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”. Parole che sono già storia.
L‘ Associazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime”, trasformata poi negli anni successivi in fondazione porta la data del 13 maggio 1987. Quel giorno nei locali di via Chiesa al n. 2, davanti al notaio Nunzio Naso, presente Natuzza Evolo, si ritrovarono per firmare l’atto costitutivo i cinquanta soci chiamati a farne parte. Lo scopo come si ricava dal relativo carteggio di quegli anni è “l’elevazione integrale dell’uomo, la sua educazione umana e spirituale, attraverso ogni forma di manifestazione culturale, compreso lo sport, la realizzazione di opere assistenziali a favore dei giovani, dei portatori di handicap, di persone anziane e, comunque, di quanti si vengono a trovare in situazioni di bisogno; in concreto, con l’assoluta esclusione di ogni finalità di lucro, l’associazione mira alla realizzazione a Paravati di un centro polifunzionale di ospitalità a beneficio di giovani e anziani, secondo le indicazioni statutarie”. Frasi in cui sono racchiuse le finalità iniziali dell’organizzazione umanitaria voluta da Natuzza che giusto qualche mese prima aveva sollecitato l’allora parroco della comunità della Madonna degli Angeli don Pasquale Barone di occuparsi di un’opera di questo tipo da far nascere nella sua Paravati.
“Ancora oggi ricordo benissimo – afferma don Barone – la data di quel colloquio che cambiò il corso della mia vita. Era esattamente il quattro dicembre del 1986”. Qualche giorno dopo il parroco informò di questa singolare richiesta il compianto vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Domenico Tarcisio Cortese, dal quale ricevette l’assenso e la piena adesione. Dopo alcune riunioni illustrative con i futuri soci, l’avvocato Marcello Colloca venne incaricato di predisporre una bozza dell’atto costituivo che il 13 maggio del 1987 venne poi sottoposta all’approvazione della prima assemblea dei soci, in un clima di generale entusiasmo. Il grande progetto umanitario della mistica con le stimmate, già da anni impegnata a dare conforto e speranza a centinaia di migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo, iniziò proprio quel giorno di tanti anni fa. Da quel momento l’Associazione diventerà il luogo della preghiera e dell’incontro, di vescovi, di cardinali e di numerosi intellettuali del nostro tempo. Uno di questi è l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, che nel 1985 insieme a Maricla Boggio realizzò per Rai 3 una trasmissione televisiva in seconda serata che fece il pieno di ascolti e di cui ancora oggi nei vari speciali dedicati a Natuzza vengono fatti vedere diversi spezzoni. Il prof. Satriani giusto qualche anno fa intervistato dal quotidiano dei vescovi “Avvenire” ebbe modo di dire che negli anni la sua ammirazione per Natuzza crebbe enormemente. “La sua – affermò il noto antropologo – era una dimensione incantevole di umiltà, di modestia. Andai a anche a trovarla per questioni personali e familiari. Le comunicavo le mie preoccupazioni. Ogni volta lei mi rassicurava, era di grande ammaestramento, come se prendesse il mio dolore e lo caricasse su di lei per restituirmi amore, pace e serenità. Una cosa bellissima. L’ultima occasione per vederla fu quando le portai il libro scritto con Maricla Boggio. Quando morì c’ero anch’io in fila con migliaia di fedeli per accostarmi alla sua bara. In quei giorni credo sia stata beatificata per acclamazione”. L’antropologo riferì anche che il suo incontro con Fortunata Evolo fu di grandissima importanza. “Non per il mio rapporto con Dio, ma perché Natuzza – affermò – ha cambiato il mio rapporto col mondo. Mi ha portato a non avere atteggiamenti di giudizio, ai quali sono portato d’istinto. Mi ha insegnato a guardare l’altro con disponibilità anche quando non ne condivido il modello di vita, a dialogare sempre animato da una sorta dipietas cristiana. E so che questo non ci sarebbe stato se non l’avessi incontrata. Lei ti trasformava da dentro senza mai darti l’idea di volerti trasformare, semplicemente ti faceva sentire – aggiunse durante l’intervista Satriani – il mutamento del cuore come una necessità interiore. Una maestra di vita”. Un’altra testimonianza che ci piace riportare è quella dello scrittore Sergio Zavoli giunto a Paravati anni fa insieme ad Agazio Loiero per incontrare Natuzza. “Qui oggi – affermò poche ore dopo l’ex presidente della Rai nel corso del successivo confronto pomeridiano con i giovani della Fondazione – mi sono trovato di fronte ad una figura straordinaria che esprime un’energia forte e che ha prodotto in me uno stato di pacificazione”. Zavoli aggiunse anche che quel faccia a faccia con la mistica di Paravati gli avevano fatto avvertire “la presenza di Dio più di quanto non era accaduto in tanti anni di studi, di letture, di incontri con grandi filosofi e grandi intelligenze del nostro tempo”.

I Cenacoli di preghiera. Un’altra delle opere di Natuzza è quella dei cenacoli dedicati al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, oggi sparsi in ogni parte d’Italia e all’estero, nati nel corso di uno dei tanti “colloqui” di Fortunata Evolo con la Vergine Maria. Fu la stessa mistica a parlare negli anni Novanta dell’importanza di questi gruppi di preghiera. “La Madonna mi ha detto – disse Natuzza – che Gesù è triste perché il mondo rinnova continuamente la sua crocifissione e che pertanto bisogna fare penitenza e pregare. Allora io le ho detto, ordinatemi Madonna mia e io faccio tutto quello che volete. La Vergine Maria allora mi chiese di parlare con i miei amici e di fare un cenacolo in ogni famiglia, pure di tre o quattro persone. Io ho quindi parlato con le persone e a poco a poco i cenacoli sono aumentati e adesso la Madonna è tutta contenta e ogni volta mi dice. Crescete e moltiplicatevi perché la preghiera giova tanto per la riparazione dei peccati e del modo e per salvare i giovani”.
Qualche anno dopo, il 13 maggio del 1998 i cenacoli di preghiera vennero benedetti, insieme al primo mattone della chiesa della Villa della Gioia, in Vaticano da Giovanni Paolo II. Una giornata che oggi figura negli annali del cammino della Fondazione.

L’Angelo custode e le grazie. Natuzza Evolo è stata e continua ad essere la protagonista silenziosa di tante grazie ottenute grazie alla sua materna protezione. Una presenza la sua che è fonte di conforto nei momenti del dolore, della disperazione e della malattia per migliaia di persone sparse in ogni angolo del mondo. Uno spaccato di questo cammino di fede registra come testimoni diretti numerosi medici e docenti universitari che hanno avuto modo di conoscere e di studiare per oltre mezzo secolo i vari fenomeni di cui è stata protagonista la mistica di Paravati. Tra i fenomeni esaminati figurano la bilocazione e una serie di consigli medici dati da Mamma Natuzza con la sua consueta semplicità che veniva dall’anima e attraverso i suggerimenti – come lei ha più volte riferito ai suoi interlocutori – degli angeli custodi. Il tutto con una premessa che la mistica faceva spesso davanti ai suoi figli spirituali: “Io – diceva Fortunata Evolo – sono solo un verme di terra. Io sono una poveraccia”. Le testimonianze in questa direzione sono migliaia e tra queste quelle di Claudia Volpe e di Ciro Russo del centro anti-veleni di Napoli che hanno avuto modo di riferire di due guarigioni improvvise e del prof. Domenico Lombardi di Roma che il 20 giugno del 2012 parlando della guarigione della signora Anna Maria Rapastro affetta da una gravissima malattia si espresse in questi termini: “La felice ripresa della paziente, difficilissima a potersi spiegare clinicamente, può essere ascritta dai presenti, dagli interessati e dallo scrivente ad intervento soprannaturale, pur se a questo non si può dare evidente obiettività a motivo della molteplicità di casi clinici esistenti e della possibile estremizzazione di questi. Ma chi ha fede, considerando inoltre il contesto umano e spirituale in cui si sono svolti i fatti, non ha dubbi a credere che vi sia stata la potente intercessione della grande mistica di Paravati Natuzza”.
Altre testimonianze riguardano il fenomeno della bilocazione e tra queste quella del medico Stefania Crocco che ha riferito di avere visto, in un periodo difficile della sua vita, intorno alle 16,30 del sei dicembre 2010, all’uscita dell’ospedale Gemelli una suora vestiva con abiti scuri che aveva le stesse sembianze di mamma Natuzza.
Tutto questo materiale davvero eccezionale sulla mistica di Paravati è stato raccolto in oltre mezzo secolo di appassionato lavoro dall’ingegnere nucleare e docente universitario Valerio Marinelli che su Mamma Natuzza ha messo insieme in dieci volumi(tra cui l l‘ultimo dal titolo “Natuzza, tra scienza e fede”) montagne di preziose testimonianze. Nelle memorie figurano, tra l’altro, i racconti dettagliati di quanti ebbero la possibilità di assistere ai fenomeni del venerdì santo e di esaminare, in particolare, le stimmate. In questo caso i pareri dei medici sono stati sempre tutti concordi “nell’escludere – afferma il docente universitario – qualunque tipo di patologia quale causa dei fenomeni e delle sofferenze di Natuzza”, riscontrandone nello stesso tempo “la loro autenticità ed incomprensibilità dal punto di vista medico-scientifico”.
Nel volume si parla anche di diagnosi e di alcuni consigli medici dati da Fortunata Evolo ad alcuni medici, sia in qualità di pazienti che per i loro amici, “i quali – riferisce lo stesso ingegnere nucleare – hanno potuto così constatare di persona la loro esattezza ed il loro valore”. Lo stesso Marinelli nell’offrire la su personale testimonianza riferisce, in particolare, che Natuzza stessa “mi ha spiegato che, per volontà divina, l’uomo non potrà avere mai una conoscenza completa, con prove certe, inoppugnabili, definitive, del mondo spirituale, perché in tal caso sarebbe obbligatorio credere e verrebbe meno l’importanza della fede e del rispetto da parte di Dio stesso, della libera volontà dell’uomo”.