Il Museo Archeologico compie 50 anni. Vibo una città ancora da scoprire sulle orme di Capialbi

Gli studiosi concordi Ipponio e Valentia possono riservare ancora sorprese, Scrimbia un patrimonio unico nella Magna Grecia. Sabbione “Molti elmi, armi e altri preziosi reperti sono stati depredati, venduti in case d’asta straniere e mai restituiti”

Il cinquantenario del Museo Archeologico di Vibo Valentia, non è stata una semplice commemorazione, nel segno del suo fondatore Vincenzo Nusdeo, ma anche l’occasione per fare il punto sul patrimonio di reperti che la città possiede, ma non sa di avere. La due giorni celebrativa che ha avuto per scenario la naturale location del castello federiciano è apparsa forse anche riduttiva rispetto alla valenza che ha per il territorio e per la Calabria il museo vibonese, non solo perché ospita la famosa laminetta aurea detta di Mnemosyne.

Interessanti gli spunti che gli studiosi hanno voluto dare nel corso delle giornate di studio ospitate nelle sale del museo. Dallo studio in corso sulle statuette fittili rinvenute a Rosarno, fin dai tempi di Paolo Orsi, alcune delle statuette comunemente fatte risalire alla produzione medmea, sono in quantità non trascurabile, di produzione ipponiate, busti, statuette sedute in trono ed altro ancora, ha spiegato Agnes Bencze dell’Università Cattolica di Budapest. Mentre Claudio Sabbione, archeologo, ha confermato che le armi re gli elmi rinvenuti nella stirpe votiva di Scrimbia sono uniche in Magna Grecia, per quantità e qualità, così come altri oggetti, molti dei quali sono stati depredati, venduti in case d’asta straniere e mai restituiti. La domanda che sorge spontanea al cronista, visto che l’area è ancora soggetta a furti, é perché lo Stato e la Soprintendenza non provvedono a completare gli scavi dell’area, ricchissima di reperti ancora sotto terra?
Fabrizio Sudano ha parlato dei nuovi scavi in località Cofino, dove sono stati riportati alla luce un santuario con diversi edifici, non solo il tempio, organizzati su terrazzamenti monumentali ed una tomba nella torre due delle mura greche, sepoltura risalente al 1500. Tutto questo farà parte del Parco Archeologico Hipponion – Valentia +che a breve dovrebbe essere completato e reso fruibile, con un itinerario che partirà proprio dal museo- castello.ù

Si è parlato molto anche della Collezione Capialbi, che rimane chiusa nel palazzo dello studioso vibonese ed inaccessibile ai più, tranne qualche reperto concesso in esposizione dagli eredi al museo. Giorgia Gargano, Antonio Zumbo, Maurizio Paoletti e Anna Rotella, nelle loro relazioni, hanno rivalutato e dato nuova luce alla figura di Vito Capialbi. Il conte non era un semplice collezionista dilettante, ma aveva acquisito un metodo di scavo all’avanguardia, descrivendo con dovizia di particolari i dati di scavo. Anche il suo approccio alla numismatica e all’epigrafia è all’avanguardia e metodologicamente sofisticato per il tempo. E’ emersa anche che lo studio dettato per amore della città, era una tradizione di famiglia iniziata da Galeazzo Capialbi nel cinquecento, Fu lui il primo a realizzare il primo museo lapidario all’aperto in Europa. A partire dal 1514 fece innestare sulle mura del suo palazzo dietro la porta urbica della Arco Marzano ben 12 lapidi di cui oggi ne rimangono solamente due. 25 lapidi oggi si trovano nella corte del palazzo attuale, mentra la collezione lapidaria dei Cordopatri è stata donata al museo al momento della sua istituzione. Era presente anche Caterina Capialbi, erede diretta dello studioso monteleonese.
Elvira D’Amicone e l’ex direttrice Maria Teresa Iannelli hanno, poi spiegato, che il museo di Vibo Valentia, è un museo con una concezione espositiva nuova, che è stata pioniera per metodi espositivi e didattici, poi copiati da altri musei, tra cui quello Egizio di Torino.

Alla due giorni vibonese non poteva mancare Ermanno Arslan, l’archeologo veneto che nel 1969 fu autore della scoperta della laminetta, il più integro documento sulla religione orfica esistente. Una sorta di libro dei morti che ha suscitato l’interesse e l’attenzione della comunità scientifica mondiale. Secondo Arslan, proposto nei giorni scorsi per la cittadinanza onoraria, dallo scavo della necropoli e dalle centinaia di tombe scavate nel secolo scorso si possono ancora ricavare molti dati su Hipponion. Sono intervenuti anche Maria Letizia Lazzarini, Maria Cecilia Parra, Lucia Faedo, Francesco Cuteri e Giuseppe Riccio.A margine dell’incontro si è svolto nella giornata di domenica il primo Festival dei Musei del territorio, voluto dalla direttrice Adele Bonfiglio.. Erano presenti con degli stand, quasi a tracciare un ideale trait d’union tra offerta turistica e culturale e sinergie da sviluppare.