Natuzza, frattura insanabile tra Fondazione e vescovo: revocato il riconoscimento canonico

Nello scontro la tra la fondazione della Serva di Dio Natuzza Evolo e il vescovo Renzo sulle modifiche dello statuto alla fine si è giunti al capolinea nella maniera più dolorosa ovvero con l’invio da parte dell’ordinario diocesano al Ministero dell’interno de decreto di revoca del riconoscimento di religione e di cultodell’organizzazione umanitaria di Paravati. Si tratta in pratica del seguito dell’atto emesso il primo agosto del 2017, dopo la bocciatura delle richieste sulle modifiche nell’assemblea del 22 luglio dello stesso anno, ma tenuto fermo, senza cioè dare seguito attraverso l’invio al Viminale, per evitare di far perdere alla fondazione il titolo di ente ecclesiasitico a suo tempo concesso dal vescovo di allora monsignor Domenico Tarcisio Cortese.

Nelle settimane scorse Renzo con una lettera inviata ai soci e cenacoli di preghiera aveva formulato delle nuove proposte. La prima era quella riguardante la chiesa del “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” da tempo completata ma non ancora aperta la culto il pastore diocesano aveva scritto quanto segue: “Trattandosi di un edificio di proprietà privata ma comunque destinato al culto pubblico ed alla pastorale, volendo rispondere alle attese e alle richieste più volte manifestate sia da codesta fondazione, sia dei cenacoli di preghiera, meritevoli entrambi di avere curato con generosità e con libere offerte di tutti la costruzione della chiesa, chiedo a codesta fondazione di avere assegnata in comodato d’uso gratuito per 99 anni tacitamene rinnovabili la chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”” con “l”impegno a procedere ad una sollecita consacrazione, ma anche a costituirla, salvo i tempi canonici necessari, in rettoria in vista della sua successiva elevazione a santuario diocesano”.

La seconda proposta riguardava lo statuto della Fondazione. “Visto che, malgrado i tentativi fatti in questi anni – aveva scritto il presule – si continua a ritenerlo “intoccabile” e da non dover in nessun modo modificare la Fondazione, essendo di fatto senza riconoscimento canonico ormai dal primo agosto 2017 in piena libertà e responsabilità, se crede, potrà conservarselo nell’attuale forma, chiaramente purificato dei riferimenti ad attività di culto e di pastorale, provvedendo, in tempi brevi, ad un suo nuovo riconoscimento solo civile e con una diversa identità giuridica consentita dal Codice civile”. il vescovo aveva anche fornito la data del 30 giugno come termine ultimo per fornire una risposta trascorsa la quale “mi vedrò costretto – aveva scritto nella missiva- ad attivare, senza altre perdite di tempo, le procedure per la revoca definitiva alla Fondazione della qualifica di “religione e culto” e di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, con le prevedibili conseguenze anche civilistiche”. La risposta dell’ente morale nei giorni scorsi era stata la seguente: “Non possiamo adottare soluzioni che snaturino l’identità della fondazione e contrastino con i suoi scopi statutari. Il consiglio d’amministrazione della Fondazione Cuore immacolato di Maria Rifugio delle Anime riunito in data 27 giugno per discutere dell’ultima proposta di S.E. monsignor Luigi Renzo ha deliberato di non poter adottare soluzioni che snaturino l’identità della fondazione e contrastino con i suoi scopi statutari. Conseguentemente ha deciso di dare ampia comunicazione alle autorità competenti, ecclesiastiche e civili delle vicende che hanno caratterizzato gli ultimi anni della vita della fondazione”. A seguire come ultimo atto l’invio del decreto di revoca da parte del vescovo al Ministero dell’interno con cui viene comunicato il ritiro del riconoscimento canonico alla fondazione. Adesso si attendono gli sviluppi.