STORIE | I cinquant’anni del Museo archeologico “Capialbi” di Vibo Valentia

Voluto da Vincenzo Nusdeo e dal Lions Club, fu inaugurato nella sede di palazzo Gagliardi il 6 luglio 1969. Le celebrazioni al castello federiciano tra passato e futuro, ma l’istituzione ha bisogno di nuovi spazi espositivi.

Il Museo Nazionale Archeologico di Vibo Valentia ha cinquant’anni e festeggia in questo week end il suo anniversario d’oro nella sede del Castello federiciano, già palazzo ducale dei Pignatelli, dove è stato trasferito negli anni ottanta, con una scelta non molto condivisa da Vincenzo Nusdeo, che ne era stato il promotore, nella sua veste di soprintendente onorario ed amante della città. Secondo Nusdeo la destinazione del castello doveva essere quella di un ulteriore contenitore culturale, mentre per il museo – come i depositi che scoppiano di materiale – occorreva reperire altri spazi nello stesso palazzo che ospitava anche l’istituto alberghiero.
Come è finita, lo sappiamo: al museo venne destinato l’antico maniero, finalmente restaurato dopo essere stato un aia per galline, ma con spazi espositivi molto limitati. Tanto limitati che ancora oggi i magazzini straripano di reperti e molto materiale viene trasferito a Reggio Calabria, come la statuetta micenea d’avorio ritrovata a Capo Zambrone.

La nascita del museo vibonese fu molto laboriosa, perché allora come oggi, le istituzioni locali non sembravano molto sensibili alla crescita culturale del territorio. Sul finire dell’ottocento ci aveva provato, senza successo, Giovanbattista Marzano. La costanza di Nusdeo e il supporto del Lions, che se ne fece promotore, finirono per raggiungere l’obiettivo. Il Comune sul finire degli anni sessanta del secolo scorso decise finalmente di sistemare il secondo piano di palazzo Gagliardi per destinarlo a sede dell’istituendo museo statale. L’autorizzazione necessaria giunse dal Ministero della Pubblica Istruzione nel marzo del 1968. Con la collaborazione della Soprintendenza alle Antichità della Calabria si procedette alla preparazione dell’allestimento secondo concetti moderni, con la sistemazione di vetrinette a giorno che consentivano la visione dei reperti archeologici in maniera totale, distribuite in cinque sale espositive.

Il 6 luglio 1969, alle ore 11, a palazzo Gagliardi, viene inaugurato il Museo archeologico statale di Vibo Valentia. Sono presenti il sindaco Giuseppe De Raffele, il senatore Antonino Murmura, Giuseppe Foti, soprintendente alle antichità per la Calabria, Franco Inzillo, presidente della Azienda autonoma di soggiorno e turismo, Vincenzo Nusdeo, lo storico Francesco Albanese e Caterina Capialbi; ospiti di eccezione Margherita di Savoia e il marito principe d’Amburgo.

Con l’istituzione del museo, in città ripresero vigore anche gli scavi archeologici. Gli ultimi scavi, non casuali risalivano a Paolo Orsi ad inizio secolo. Ad occuparsene fu Ermanno Arslan. Grazie a queste nuovo fervore di ricerca, il 13 settembre 1969 viene rinvenuta la celebre laminetta aurea di Mnemosyne.
Oggi il museo vibonese rimane il più visitato tra quelli nazionali della regione (cinquantamila presenze nel 2018), subito dopo quello di Reggio Calabria, ma meriterebbe una maggiore attenzione e qualche spazio espositivo in più.

Per le celebrazioni del cinquantenario, sabato 6 e domenica 7 luglio si svolgeranno una Giornata di Studio, la Prima fiera dei musei del territorio, e lo spettacolo Frida, a cura di Double C. Ballet e della Compagnia Valentia Danza, sabato sera alle 20,30.


Michele La Rocca
Michele La Rocca