Spaccio di droga nel Soveratese, 24 fermi. Gratteri: “Stavano per invadere l’estate con fiumi di coca”

Base operativa nel Soveratese, coinvolgimento delle donne nei vertici decisionali e dei minori nello smercio di droga, proiezioni in altre realtà nazionali come il Milanese e il Maceratese. Sono alcuni dei capisaldi sui quali si fonda l’operazione “Last generation” con la quale all’alba di oggi i Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia hanno sgominato un’organizzazione che aveva il monopolio del traffico di sostanze stupefacenti nel basso Jonio catanzarese e che – secondo gli investigatori – era legata alla potentissima cosca Gallace di Guardavalle (Catanzaro). In totale, sono stati 24 i provvedimenti di fermo di indiziato di delitto disposti dai militari dell’Arma e le indagini hanno evidenziato la capacità degli indagati di far arrivare importanti quantitativi di cocaina anche nelle più competitive piazze di spaccio del Milanese e del Maceratese, rifornendo anche le cosche dell’Adriatico.




“Si tratta di un’indagine di Serie A”, ha detto Gratteri, per la quale “non abbiamo raccolto solo gravi indizi di colpevolezza ma prove”. Altro aspetto significativo di questa inchiesta è stata la partecipazione diretta e attiva di tutte le stazioni dei carabinieri nel comprensorio soveratese. La necessità di disporre i fermi e di muoversi subito con un blitz che ha visto impiegati ben 200 carabinieri nasce dal fatto che due degli indagati da diversi giorni stavano pensando di andare in Svizzera e in Austria. “Il fermo – ha spiegato Gratteri – si è reso necessario per il pericolo che i due promotori di questa associazione a delinquere si dessero alla fuga all’estero e questo avrebbe complicato molto la loro cattura. Questo ci ha messo in fibrillazione ma ci ha indotto a chiudere l’operazione per evitare di avere latitanti importanti”. Non solo il pericolo di fuga, ma anche un altro particolare di non poco conto ha indotto la Dda a chiedere a ad ottenere i fermi: “Era un’associazione – ha rivelato il procuratore capo – che si stava preparando alla stagione estiva quando la popolazione sulle coste del soveratese triplica e aumenta il numero degli assuntori. In questa indagine è stato fondamentale il supporto dei carabinieri delle stazioni presenti sul territorio”.

A sua volta il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, ha spiegato come l’operazione prende il nome di “Last generation” proprio “per la giovane età di buona parte delle persone coinvolte, ma questo non deve trarre in inganno perchè i minorenni indagati hanno dimostrato spregiudicatezza e pericolosità sociale”. Luberto ha anche rivelato che “sono stati numerosi gli episodi di resistenza e di aggressione da parte dei minorenni nei confronti dell’attività di controllo e contrasto dei militari dell’Arma, che in alcuni casi hanno anche riportato delle lesioni, così come sono stati tanti i casi di minacce di ritorsioni a carico dei carabinieri o di loro familiari, comunque mai concretizzatisi sia per la capacità di reazione delle forze dell’ordine sia per l’opposizione dei vertici del sodalizio. I giovani inoltre – ha proseguito il procuratore aggiunto – avevano la piena consapevolezza di partecipare a un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta, e questo era anche motivo di vanto per loro”. In generale, Luberto ha definito “allarmante questo coinvolgimento di minori, un allarme che dovrebbe essere il viatico di un diverso impegno sociale sul terreno della prevenzione di certi fenomeni”.