Chi fa i miei jeans? In passato super inquinanti: ora la tendenza è denim ecosostenibile

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Chiunque, uomo o donna che sia, possiede nel proprio guardaroba uno o più jeans: si tratta di un capo di abbigliamento divenuto oramai adatto a qualsiasi occasione, sia essa sportiva, in abbinamento a scarpe da ginnastica, o elegante, con un bel tacco o mocassino.

Ebbene, questo capo di abbagliamento, nato verso la fine del 1800, implica un processo di lavorazione e colorazione tale da incidere notevolmente sull’ambiente, motivo per cui la ricerca ha cercato di individuare delle tecniche di lavorazione e colorazione eco-sostenibili, anche mediante il riciclo dei tessuti.

In particolar modo, si è cercato di ridurre la dispersione nell’acqua di tutti gli elementi chimici usati per la colorazione e il lavaggio dei jeans.

In questa guida, è possibile approfondire la ricerca effettuata da Shopalike in merito all’inquinamento generato dalla produzione tradizionale dei jeans, le nuove tecniche eco-sostenibili attualmente presenti, i vantaggi e soprattutto quali aziende si fregiano di produrre jeans eco-sostenibili tra cui, in primis, i principali marchi italiani e, a seguire, quelli stranieri.

Jeans e inquinamento

Al fine di comprendere come può un singolo jeans inquinare, è opportuno prendere in considerazione delle cifre: l’inquinamento da denim è legato all’abuso di acqua che viene fatto per realizzare un singolo jeans.

Secondo un calcolo aritmetico, si parla di cifre comprese tra gli 8 e 11 mila litri. Se si pensa che ogni giorno vengono realizzati in tutto il mondo milioni di jeans, si riesce bene a comprendere come la situazione sia sfuggita di mano alle grandi case produttrici, possidenti di terreni di cotone nel mondo.

L’acqua rappresenta un bene da tutelare e sprecarla può comportare, come in alcuni paesi, il prosciugamento di veri e propri laghi, evento accaduto nelle piantagioni di cotone delle pianure uzbeke.

Ora, dato che non è possibile evitare la produzione di questo capo d’abbigliamento diffuso in ogni angolo del mondo, si è cercato di effettuare delle ricerche per una diffusione eco-sostenibile. Tra le ricerche merita menzione lo studio di Shopalike.

Studio di Shopalike: come rendere il denim un capo eco-sostenibile

Shopalike, sulla base di attente indagini, ha messo in rilievo come il mercato dell’usato nell’ambito dei jeans sia notevolmente in negativo e come i sostenitori del denim prediligano un jeans nuovo a uno utilizzato.

Questo dato incide sull’alto livello di produzione che, come nel paragrafo precedente si è illustrato, determina un consumo idrico veramente ingente, con conseguenze a volte irreversibili sull’intero eco-sistema.

Da questo studio (fonte: Shopalike) si rileva come l’ambiente subisca ripercussioni a causa di due fattori tra loro correlati e interdipendenti: l’abuso di acqua nelle piantagioni di cotone e di sostanze chimiche nel sistema produttivo in cui il cotone è lavorato e trasformato in jeans.

Le piantagioni adibite alla produzione di cotone richiedono una gran quantità d’acqua per divenire fertili. Si evidenzia che, per realizzare circa un kilo di cotone, servano almeno “10 litri d’acqua”.
I contadini, per agevolare la produzione di cotone e conferire allo stesso una certa consistenza, disperdono elementi chimici quali “pesticidi”, che per le loro caratteristiche risultano altamente inquinanti per le acque in cui defluiscono le piantagioni.

In merito, poi, alla trasformazione del cotone in jeans, sono previsti dei cicli produttivi interdipendenti. In primis, il cotone filato va colorato. Il colore, poi, per aderire al jeans, è mescolato all’acqua, cui vengono aggiunti dei metalli allo scopo di fluidificare il pigmento.

Alla colorazione segue il percorso di trasformazione del cotone colorato in jeans. Si tratta di un processo che richiede determinati step:

  1. Pietra pomice, usata per lavare il cotone, altamente dannosa per i sistemi di pulitura adibiti al lavaggio come le lavatrici o lavasciuga;
  2. Sabbiatura, necessaria per conferire al jeans un aspetto “vintage”. La sabbiatura è nociva per gli stessi addetti al processo, motivo per cui è vietata da alcuni sanitari;
  3. Sbiancamento, un’operazione attraverso la quale si creano delle sfumature sul tessuto; anche questa fase si può considerare con certezza nociva per chi è adibito al procedimento, dato l’uso del “permanganato di potassio”, noto per essere corrosivo.

Scegliere il jeans eco-sostenibile: vantaggi

Sulla base dello studio di Shopalike si evidenzia la necessità di effettuare un mutamento nella produzione dei jeans da parte delle industrie e nel consumo da parte dei privati.

Molti brand italiani e stranieri hanno cercato di ridurre ampiamente l’impatto sull’ambiente e sugli stessi addetti ai lavori della produzione dell’amato denim, seguendo alcune soluzioni prospettate da Shopalike: usando, ad esempio, un tipo di cotone per la cui produzione è richiesta un quantitativo di acqua inferiore di almeno il 30% rispetto alla media, o avvalendosi di colori naturali grazie all’impiego di tinture a “base vegetale, azoto e prive di qualsiasi componente chimica e senz’acqua”.

In particolare il “Chitosono” è una sostanza vegetale usata dai più importanti brand in alternativa al fissaggio del colore tramite l’impiego dei metalli.

Per il lavaggio, si sono prospettati, anziché la sabbiatura o la sbianca tura, sistemi “laser, bio e ozono”.

A incidere sulla produzione alternativa del jeans è, poi, la scelta del consumatore finale, che può risultare determinante per la riduzione dell’impatto sull’ecosistema. La scelta dovrebbe ricadere sui brand che, secondo l’etichetta, seguono le direttive sopra indicate per la produzione di cotone e la trasformazione dello stesso in jeans.

In alternativa, si potrebbe optare per un jeans usato o cercare di mantenere l’integrità del proprio denim nel tempo scegliendo un tipo di lavaggio a mano, girando il jeans a rovescio in acqua fredda, in modo tale che le fibre non subiscano i danni che un lavaggio più aggressivo in lavatrice può con il tempo determinare.

Jeans eco-sostenibili: verso la moda etica

Il mercato dell’eco-sostenibile rientra nell’ambito del settore della moda etica, cioè quella moda che, con coscienza, cerca di adottare tutte le soluzioni per preservare l’ambiente da sprechi e dispersione di elementi nocivi e cancerogeni per la natura e l’uomo.

Dinanzi alle catastrofi ambientali e umane avvicendatesi nel corso degli anni, molti brand italiani e stranieri hanno scelto di adottare soluzioni ecologiche per la produzione dei jeans tramite soluzioni bio.

I jeans eco-sostenibili possono essere acquistati online o presso gli stessi store delle aziende che aderiscono al progetto dell’eco-sostenibilità.

Demin eco-sostenibili: marchi

Tantissimi sono i marchi stranieri e italiani che hanno abbracciato l’idea di una moda etica.
Tra le aziende italiane produttrici di denim eco-sostenibile meritano menzione:

  • co denim Azienda: un’azienda del nord Italia, per la precisione di Bergamo, che si avvale per la produzione dei jeans di trattamenti vegetali attraverso l’impiego di risorse naturali;
  • EcoGeco: azienda genovese in cui il jeans è il risultato di una produzione biologica; si pensi che la colorazione avviene tramite l’impiego dell’indaco, una tinta naturale e non chimica presente in natura;
  • Haikure: un brand di Perugia che si è reso protagonista per la lavorazione dei jeans mediante la pratica dell'”Ice Finisching”, in cui l’acqua con cui, in genere, viene realizzato il jeans è sostituita dal ghiaccio al fine di ridimensionare il consumo idrico.

Tra le aziende straniere produttrici di denim eco-sostenibili meritano, invece, menzione:

  • Levi’s: un marchio americano che ha adottato diverse soluzioni per cercare di realizzare produzioni non inquinanti; diverse sono le collezioni presenti a carattere eco-sostenibile. Tra queste, citiamo la collezione “Water-less”, in cui l’acqua necessaria per la produzione del denim non è scartata ma reimpiegata.
  • Closed: un brand tedesco che si avvale di collaborazioni nel campo dell’eco-sostenibilità, realizzando colorazioni e lavaggi tramite l’impiego di sostanze completamente naturali attraverso l’impiego dell’ozono e gas eco.
  • Pepe Jeans London: un marchio londinese affermatosi prima nei mercatini di Portobello Road e poi nel mondo. È fondatore del progetto “Tru Blue”, volto all’eliminazione dell’uso di sostanze chimiche per la produzione dei denim attraverso l’impiego della tecnica ozono e laser.

Conclusioni

Acquistare denim eco-sostenibili non deve essere una scelta, ma l’unica decisione possibile da prendere se si vuole evitare che si rechino danni irrimediabili all’eco-sistema e non solo. Pertanto, al fine di proteggersi dallo spreco d’acqua e dall’immissione in essa di sostanze nocive, è meglio optare per brand che realizzino jeans sulla base dei criteri della moda etica.

Allo stesso tempo, è importante non gettare via i vecchi denim ma rimetterli in circolazione, vendendoli al mercato dell”usato al fine di disincentivare la produzione continua di jeans.

Chi sceglie un jeans eco-sostenibile fa bene non solo a se stesso ma alla società, preservando la salute degli stessi addetti alla lavorazione e lavaggio dei denim.