La fiction Rai su Duisburg compatta la politica calabrese: da Santelli a Oliverio critiche bipartisan

Il presidente della Regione Calabria scrive indignato all’amministratore delegato della Rai Salini e la parlamentare di Forza Italia chiede spiegazioni alla Commissione di Vigilanza

Da destra a sinistra, polemiche bipartisan. Per una volta la politica calabrese è tutta d’accordo. Nel mirino è finita la fiction “Duisburg, linea di sangue” andata in onda ieri sera su Rai1. Da Jole Santelli a Mario Oliverio passando per il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto un coro unanime di critiche si è levato dalla Calabria con il presidente della Regione che ha subito preso carta e penna per scrivere all’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini.
“Mi ritrovo costretto a esprimerle un formale disappunto e la mia profonda indignazione per la rappresentazione errata e distorta data della Calabria attraverso la fiction “Duisburg, linea di sangue” andata in onda ieri sera sulla prima rete della Rai. Non ho ritrovato nessun elemento reale in questo racconto che – con colpevole superficialità – avete voluto propinare al pubblico italiano. Ciò che più ha ferito – continua – è l’ennesima rappresentazione densa di luoghi comuni, banalità, frasi fatte, stereotipi che si è voluto dare della Calabria: terra – a veder la fiction – retriva, irrimediabilmente assorbita dalle logiche criminali, persa in un destino che la condanna alla subalternità, alla marginalità e alla perdizione perenne. Altro che servizio pubblico! Avete inflitto una pena ulteriore alla gente di Calabria, che conosce bene il peso della ‘ndrangheta e ad esso con orgoglio e laboriosità oppone la forza della sua umanità. Avete ancora una volta contribuito a proiettare una immagine sommaria e inaccettabile, perché non rispondente alla realtà, della Calabria e dei calabresi”.

Il caso in Commissione di Vigilanza. Sulla stessa linea Jole Santelli, vice presidente della Commissione antimafia. “L’orrenda fiction trasmessa ieri da Raiuno sui fatti di Duisburg ha cagionato enormi danni di immagine alla Calabria, dipinta in maniera diretta come regione della ‘ndrangheta. Una vergogna, raddoppiata dal fatto che a proporla sia stato il servizio pubblico”. La Santelli ha quindi auspicato l’intervento della Commissione di Vigilanza della Rai alla quale ha annunciato di voler chiedere delle spiegazioni. “Non solo la narrazione della puntata è stata tutta incentrata sul rapporto tra la criminalità organizzata e la Calabria ma, cosa ancora più grave, è stato lanciato il messaggio subliminale di un corpo unico, cosa che offende due milioni di cittadini onesti, che vivono di lavoro e sacrifici e che subiscono il peso di una mafia che riguarda, in tutto, poche migliaia di persone. Da Corrado Alvaro a Giuseppe Berto, da Natuzza a San Francesco, solo per citare alcuni esempi – dice Santelli – la storia della Calabria e’ densa di grandi personaggi della cultura, della religione che hanno dato contributi straordinari al Paese e su cui la Rai preferisce tacere. Gli esempi positivi danno fastidio a un potere che ha l’interesse di mostrare lo stereotipo di una regione che equivale alla ‘ndrangheta. E’ una cosa su cui i vertici Rai dovranno assumersi le loro responsabilità”.

La lettera di Nirto. Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, ha inviato una lettera al direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta. “Ha destato gravi perplessità in seno alla comunità calabrese, contrariamente ad altre precedenti occasioni nelle quali il servizio pubblico ha fornito un contributo positivo alla promozione dell’immagine della nostra regione”. Scrive il presidente Irto: “Le devo dire, con grande franchezza, che condivido pienamente il sentimento diffuso nell’opinione pubblica calabrese, riguardo ad un film che nel complesso trovo malriuscito, soprattutto per la rappresentazione della Calabria spesso distante dalla realtà. La nostra è una comunità composta, nella sua stragrande maggioranza, da persone orgogliose, oneste e lavoratrici, che con la ‘ndrangheta non hanno nulla a che vedere. Una sottolineatura doverosa oggi più che mai, nel giorno in cui ricordiamo la strage di Capaci e il sacrificio del giudice Falcone, della moglie e degli uomini della scorta”.