Imprenditore in sciopero della fame e della sete contro “l’inerzia” della giustizia a Vibo

Ha avviato la protesta perché le sue istanze non hanno avuto riscontro dal Tribunale

Il fallimento della farmacia della sua famiglia non è stato causato da una cattiva gestione aziendale ma «dai gravi atti criminosi subiti». Oltre a ciò ha segnalato con specifici riferimenti giurisprudenziali «l’irregolarità» della gara di affitto dei una farmacia a Fabrizia indetta dal curatore fallimentare ma, finora, non hanno avuto nessun riscontro le istanze inviate al Tribunale di Vibo.

Una situazione di «inerzia» della Giustizia che sta causando «una grave umiliazione umana e professionale». Per questo l’imprenditore Giuseppe Iennarella ha deciso in data 17 maggio 2019 di iniziare lo sciopero della fame e della sete e ha già comunicato ufficialmente la sua decisione al Giudice fallimentare del Tribunale di Vibo, al Curatore fallimentare e al suo medico curante. In sostanza Iennarella ritiene di aver subìto «un grave pregiudizio» perché gli è stato precluso di partecipare alla gara di affitto nonostante a suo parere ci fossero «specifici riferimenti giurisprudenziali» in tal senso e, dunque, così non gli è possibile evitare che un bene di famiglia venga gestito da terzi in una realtà paesana molto ristretta in cui ciò provoca un’umiliazione della dignità personale e professionale.