‘Ndrangheta a Lamezia, arriva la sentenza del processo “Crisalide”: 43 condanne. Assolto Ruberto

Le persone rimaste coinvolte nell’operazione sono state ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di droga, possesso illegale di armi ed esplosivi, estorsione, danneggiamento, rapina

Sono passati due anni dall’operazione “Crisalide” contro la cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri” scattata il 23 maggio del 2017 con il fermo di oltre 50 persone. È arrivata l’attesa sentenza di primo grado. Si è concluso, quindi, il processo celebrato con rito abbreviato davanti al Gup di Catanzaro Pietro Carè. Assolti “perché il fatto non sussiste” Pasqualino Ruberto e Giovanni Paladino (per entrambi il pm aveva invece chiesto 8 anni e 8 mesi). Il figlio, Giuseppe, è invece a processo con il rito ordinario in corso a Lamezia. La condanna più pesante è stata inflitta ad Antonio Miceli, 20 anni, ritenuto a capo della cosca.

Citata anche nel terzo scioglimento del consiglio comunale, l’operazione “Crisalide” avrebbe dato il “la” ad ulteriori approfondimenti investigativi, visto il coinvolgimento di ex consiglieri. L’Avvocatura di Stato, inoltre, nel ribaltare la sentenza del Tar del Lazio che aveva riabilitato sindaco, giunta e consiglieri aveva evidenziato: “Non convince il ridimensionamento degli esiti dell’operazione di polizia giudiziaria “Crisalide” da cui ha preso avvio l’accesso, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro e sfociata, a maggio 2017”.

Iniziate nel settembre scorso, inoltre, ieri si erano concluse anche le discussioni degli avvocati e l’udienza è stata rinviata per le eventuali repliche del Pm Elio Romano, la camera di consiglio e la lettura del dispositivo, ad oggi. Un’operazione, quella condotta da Dda e forze dell’ordine, che aveva sconvolto la città della piana anche per via del coinvolgimento di alcuni politici e la menzione all’ultima campagna elettorale (quella del 2015) dove, alcuni candidati, avrebbero usufruito dell’appoggio della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. Tra gli indagati cosiddetti “eccellenti” e legati alle scorse amministrative del 2015, figurano anche Pasqualino Ruberto, già candidato a sindaco di Lamezia, Giuseppe Paladino, ex consigliere comunale e il più votato nella lista di Ruberto, e il padre di quest’ultimo, il medico Giovanni Paladino.

Ecco la sentenza di primo grado

Antonio Miceli, 20 anni

Nicola Gualtieri detto “Nicolino”, 16 anni e 4 mesi

Giuseppe Grande “U pruppo”, 14 anni e 6 mesi (assolto associazione mafiosa)

Vincenzo Grande, 10 anni e 1 mese (assolto associazione mafiosa)

Teresa Torcasio, 10 anni e 1 mese

Antonio Domenicano, 8 anni e 10 mesi

Mattia Mancuso, 2 anni e 8 mesi (assolto per associazione mafiosa)

Luca Salvatore Torchia, 8 mesi e 20 giorni

Ottavio Muscimarro, 6 anni e 8 mesi

Paolo Strangis, 2 anni e 4 mesi

Rosario Muraca, 10 anni e 2 mesi

Domenico De Rito detto “Tutu'”, 10 anni e 20 giorni

Alessio Morrison Gagliardi, 12 anni, 10 mesi e 10 giorni

Fortunato Mercuri, 8 anni 6 mesi e 10 giorni

Carloalberto Gigliotti, 8 e 20 giorni

Vincenzo Brizzi, 8 anni e 10 giorni

Michele Grillo, 8 anni 1 mese e 10 giorni

Alessandro Gualtieri, 1 anno, 9 mesi e 1 o giorni

Claudio Vescio inteso “caio”, 8 anni un mese e 10 giorni

Pino Esposito,

Antonio Perri detto “Totò, 1 anno 9 mesi e 10 giorni

Giuseppe De Fazio, 6 anni

Antonio Mazza, 5 anni un mese e 20 giorni

Pasquale Caligiuri, 10 anni e 10 giorni

Antonio Saladino detto “birricella”, 10 anni 3 mesi e 10 giorni

Antonio Franceschi, 9 anni 6 mesi e 20 giorni

Rosario Franceschi, 8 anni e 10 mesi

Massimo Gualtieri, 9 anni 9 mesi e 10 giorni

Vincenzo Catanzaro, 5 anni 6 mesi e 20 giorni

Antonio Gullo, 8 anni

Guglielmo Mastroianni, 1 anno 9 mesi e 10 giorni

Antonio Paola “satabanca”, 8 anni e 5 mesi

Antonello Amato, 8 anni 2 mesi e 20 giorni

Salvatore Francesco Mazzotta, 6 anni e 10 mesi

Saverio Torcasio, cl. 75, 5 anni e 6 mesi

Maurizio Caruso – 5 anni e 6 mesi

Saverio Torcasio, detto “geometra” cl.86, 8 anni 4 mesi e 10 giorni

Francesco Gigliotti, 6 anni 3 mesi

Davide Belville, 6 anni 3 mesi e 10 giorni

Antonio Stella, 8 anni e 4 mesi

Marco Cosimo Passalacqua, 8 anni e 1 mese

Luigi Vincenzini, 8 anni 1 mese e 10 giorni

Salvatore Fiorino, 5 anni 5 mesi e 20 giorni

Luca Torcasio, detto “u cultellaro”, 5 anni e 6 mesi

Assoluzioni

Pasqualino Ruberto, (difeso dagli avvocati Giuseppe Spinelli e Mario Murone) assolto perché “il fatto non sussiste”

Giovanni Vincenzo Paladino, (difeso dall’avvocato Lucio Canzoniere) assolto perché “il fatto non sussiste”

Davide Cosentino (difeso dall’avvocato Salvatore Cerra)

Daniele Grande (difeso dagli avvocati Salvatore Cerra e Tiziana D’Agosto)

Smeraldo Davoli (difeso dagli avvocati Antonio Larussa e Stefano Franzì)

Emmanuel Fiorino (difeso dall’avvocato Antonio Larussa)

Daniele Amato (difeso dall’avvocato Teresa Bilotta)

Concetto Pasquale Franceschi (difeso dall’avvocato Teresa Bilotta)

Parti civili che in questo processo si sono costituiti i fratelli Francesco e Pasquale Butera, Antonio Crapella (avvocato Santino Piccoli); la Comunità Progetto Sud, Luigi Angotti (risarcimento quantificato in 30mila euro), l’associazione Antiracket Ala (risarcimento quantificato in 10mila euro) – avvocato Carlo Carere; la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell’Interno con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro (risarcimento quantificato in 50mila euro) e il Comune di Lamezia, avvocato Caterina Restuccia (risarcimento quantificato in 80mila euro). Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Gambardella, Cerra, Larussa, Murone, Di Renzo, Canzoniere, Spinelli, Cerminara, D’Agosto, Caliò, Villella, Marasco, Careri, Bilotta, Gualtieri.

Le persone rimaste coinvolte nell’operazione sono state ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi ed esplosivi, estorsione, danneggiamento aggravato, rapina. L’operazione “Crisalide” trae origine da un’indagine del Nucleo Investigativo di Catanzaro e della Compagnia di Lamezia Terme che ha permesso di documentare l’operatività della cosca dedita ad un controllo del territorio mediante attività estorsive e danneggiamenti ai danni di imprenditori e commercianti ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.