L’Affruntata di Sant’Onofrio nuovamente sotto i riflettori dell’Antimafia: sospette ingerenze della ‘ndrangheta

Tra i portantini ci sarebbero stretti congiunti di un esponente di spicco del clan Bonavota e giovani contigui alla criminalità locale

L’Affruntata di Sant’Onofrio torna a “puzzare” di ‘ndrangheta. Da quanto si apprende alcuni dei portantini, ovvero le persone che hanno portato in spalla le statue protagoniste del secolare rito pasquale, risultano stretti congiunti di un esponente di spicco del clan Bonavota e nell’elenco figurerebbero anche diversi giovani ritenuti contigui alla criminalità locale. Particolari di non poco conto che mettono in forte imbarazzo la curia vescovile e la parrocchia locale.




Nel mirino dell’Antimafia. Non è passata infatti inosservata la presenza dei carabinieri al tradizionale incontro tra la Madonna e il Gesù Risorto, un evento che richiama in piazza Umberto I l’intero paese. Mischiati tra la gente diversi militari hanno seguito da vicino le varie fasi dell’Affruntata puntando gli occhi proprio sui portantini. I nominativi erano stati estratti a sorte in un sorteggio effettuato la scorsa settimana in base a precise direttive impartite dal vescovo della Diocesi di Mileto, Nicotera e Tropea. Qualcosa evidentemente non è andata per il verso giusto e l’Affruntata di Sant’Onofrio è tornata sotto i riflettori della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri che punta a vederci chiaro. I carabinieri avrebbero già redatto un dossier e informato i magistrati della Dda, particolarmente sensibili a questo tipo di rappresentazioni con le quali i clan tendono ad esternare la loro forza e il loro predominio territoriale.

Il precedente. D’altronde non è infatti la prima volta che sul secolare rito pasquale di Sant’Onofrio emergono sospette ingerenze della ‘ndrangheta. Già nel 2010 l’Affruntata era stata sospesa e riproposta a distanza di una settimana dopo che, alla vigilia di Pasqua, ignoti aveva sparato contro l’abitazione del priore. Sono diverse, tra l’altro, le indagini della Dda che certificano la presenza di pregiudicati e affiliati alle cosche della ‘ndrangheta tra i portantini delle statue allo scopo di mostrare la loro forza alle comunità locali. Un vecchio vizio che evidentemente è tornato improvvisamente di moda nell’ultima domenica di Pasqua.