PASQUA 2019 | L’Affruntata di Vibo e le sue origini medievali, un rito che si rinnova

Forse ebbe inizio a metà cinquecento su iniziativa della Arciconfraternita voluta dal duca di Monteleone ed istituita presso il convento dei domenicani. Di certo si ripete ogni Pasqua da trecento anni ed è tra le più antiche rappresentazioni religiose della pietà popolare in Calabria

L’Affruntata, il momento più atteso della Pasqua in molti centri del Vibonese, anche quest’anno è arrivata al momento della sua celebrazione. A Vibo Valentia si attende ormai da secoli con fede e presagio il momento in cui avverrà lo “sbilamentu”, la caduta del velo nero indossato dalla Madonna per il lutto, che lascia il posto ad uno splendido vestito azzurro. Ciò avviene nel momento in cui la Madonna scorge il figlio risorto, che avanza verso di lei accompagnato da san Giovanni. Una cattiva riuscita potrebbe preludere ad eventi negativi per la comunità o per il mondo. Si narra, infatti, che il 24 marzo 1940 il velo della Madonna non cadde e il successivo 10 giugno l’Italia entrò in guerra con l’annuncio dato da Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, quando appena nove mesi prima lo stesso Duce aveva dichiarato la non belligeranza del nostro Paese.

LE RADICI MEDIEVALI. Ma come e quando è nata questa tradizione religiosa, questa rappresentazione da Vangelo Apocrifo, da esegesi popolare della religione, che ripercorre e dà vita quasi teatrale al momento della Resurrezione di Gesù? Come tutte le sacre rappresentazioni forse anche l’Affruntata vibonese ha origini medievali. L’antropologo Vito Teti scrive: “Non è facile determinare con precisione l’origine e la diffusione dell’«Affruntata» ma, con ogni probabilità essa si collega alle sacre rappresentazioni quattro-cinquecentesche, si afferma nel corso del Seicento, dopo la Controriforma, per influsso degli spagnoli e per iniziativa dei Gesuiti, innestandosi su arcaiche concezioni e precedenti ritualità popolari.”
In effetti, documenti storici che parlano della processione come oggi la conosciamo, non esistono. Neanche presso l’Arciconfraternita del Rosario e di San Giovanni Battista, che pure la organizza ogni anno ormai da secoli. Quanti secoli? Con ogni probabilità, l’Affruntata è legata alla stessa fondazione della Arciconfraternita, istituita per volere di Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e vicerè di Sicilia, forse già nel 1543.

LE STATUE DEL SETTECENTO. Pertanto, l’Affruntata vibonese rientrerebbe nei riti celebrati già nel XVI secolo. Come detto mancano documenti scritti ed anche altri elementi su cui poggiare questa tesi, ma non c’è nulla di strano perché essendo un rito nato dalla pietà popolare è ben facile che non risulti da alcun documento ecclesiastico. Nell’ottocento una bella descrizione, la prima a stampa, è fatta dal periodico l’Avvenire Vibonese, che ne parla come di un rito ormai consolidato nel tempo.
Se manca la documentazione storica, non manca quella iconografica. L’Affruntata si celebrava a Monteleone già agli inizi del 1700, periodo in cui Domenico e Ludovico Rubino, fratelli del più famoso pittore Giulio Rubino, realizzarono sia le statue delle Vare che quella del Gesù Risorto, tutte in legno policromo. Il numero delle sculture e la loro peculiarità fa pensare ad una commissione mirata allo svolgimento delle processioni di cui stiamo parlando. In più, la statua del Cristo Risorto, diversamente dalla iconografia tradizionale, è rappresentata in atteggiamento di corsa, anche se su delle nuvole, con la gamba destra nettamente piegata e alzata all’indietro, il corpo leggermente proteso e le vesti gonfiate dal vento, questo fa pensare alla corsa dell’incontro e ad una commissione mirata all’Affruntata.
Adesso abbiamo delle date, o meglio dei periodi storici su cui ragionare. Se tutte le statue sono state realizzate nello stesso periodo, possiamo ipotizzare che le due processioni abbiano avuto inizio, quanto meno, in contemporanea nei primi decenni del settecento. Questo non toglie che possano avere origini più antiche, anzi è più che probabile. Il fatto che siano state realizzate in legno e con precisa destinazione, può fare supporre che Affruntata e, forse, anche le Vare abbiano origini precedenti. Si può pensare che si svolgessero con piccole statue di cartapesta che andavano deteriorandosi e che, ad un certo punto, si pensò di sostituire usufruendo delle abilità e disponibilità della bottega dei fratelli Rubino, entrambi operanti a Monteleone.
In ogni caso, è possibile affermare che a Vibo Valentia le due processioni si svolgono da almeno trecento anni. E’ una tesi condivisa anche da mons. Filippo Ramondino, direttore dell’Archivio Storico della Diocesi di Mileto e rettore dell’Arciconfraternita.

IL RITO PREPARATORIO. Agli inizi dell’ottocento, invece, sono ascrivibili la statua della Madonna, che è un manichino di cui sono in legno scolpito solo il capo, le mani ed i piedi, coperta da una veste avorio tutta ricamata di rose con fili d’oro ed un manto azzurro, e quella di San Giovanni Evangelista, realizzata nella stessa maniera e vestita con una tunica verde scuro e un mantello rosso. Due statue che richiedono di una fase preparatoria dedicata e particolare. “Quando si procede alla sistemazione del manto nero della Madonna, per coprire quello azzurro, in chiesa vige un silenzio surreale: da quell’esile filo di lino dipende la riuscita della svelazione, cui si attribuiscono presagi favorevoli o meno. Se troppo resistente il filo potrebbe compromettere la svelazione, se troppo esile potrebbe cadere prima”, spiega il priore Francesco Colelli.
DA UN CORSO ALL’ALTRO. Agli inizi l’Affruntata si svolgeva sul Corso Vibonese, l’attuale corso Umberto I. Quando i due conventi di clausura esistenti a Monteleone, entrambi delle Clarisse, furono fusi in uno, la rappresentazione sacra fu trasferita tra piazza Maio e l’antico corso Ipponio e via de’ Forgiari, oggi corso Vittorio Emanuele III, per consentire alle monache di potere assistere all’Affruntata senza essere viste, per questo, da allora, fu deciso che la svelazione avvenisse un po’ prima della chiesa delle Clarisse, all’altezza del convento.
In attesa che prima o poi venga fuori qualche antica carta – se esiste – che ci documenti sulle sue origini, alziamo gli occhi, guardiamo Gesù e Maria corrersi incontro sul corso Vittorio Emanuele, fino al rito liberatorio della svelamento, del trionfo della Vita e della speranza. In attimi come questi, che regalano momenti di emozioni forti, la storia conta poco.
A MEZZOGIORNO L’INCONTRO. L’appuntamento è a Vibo Valentia per questa domenica di Pasqua alle 11,30 su Corso Vittorio Emanuele dove le statue di Gesù Risorto, di San Giovanni e della Madonna daranno ancora una volta vita al tanto atteso momento dell’incontro tra Madre e Figlio, nel tripudio di migliaia di persone.
Le tre statue vengono posizionate così: la Madonna all’incrocio con via Luigi Razza, Gesù Risorto all’incrocio con via Terravecchia Inferiore, non visibili tra loro. Quindi inizia il percorso di San Giovanni che, con un andamento in crescendo, porta l’annuncio alla Madonna della resurrezione del Figlio. La rappresentazione popolare vuole che Maria rifiuti di credere per ben due volte, solo al terzo annuncio, ormai convinta, segue Giovanni e corre incontro al Figlio che, accompagnato da San Giovanni, giunge dalla parte opposta, lasciando cadere il manto nero e apparendo vestita di avorio e di azzurro.

L’AFFRUNTATA NEL VIBONESE. L’Affruntata di altri centri della Calabria ha una storia molto più recente. In molti casi risale a metà ottocento, se non addirittura tra la fine del novecento ed inizio del nuovo secolo.
L’Affruntata si svolge nel Vibonese anche a: Arena (il lunedì), Briatico, Cessaniti, Dasà (martedì dopo Pasqua, detta Ncrinata), Dinami, Ionadi, Maierato, Pizzo Marina, Pizzoni, Rombiolo, San Calogero, San Gregorio, Sant’Onofrio, Stefanaconi, Vibo Marina, Zammarò (la domenica successiva), Zungri; con il nome di Cumprunta a: Soriano Calabro, Filadelfia e Francavilla Angitola