Consiglio Regionale, bocciata la doppia preferenza di genere: la maggioranza non ha i numeri

Quindici i voti favorevoli e 13 astenuti (tra cui Scalzo e Neri, da poco approdati ufficialmente alla corte di Fitto e del centrodestra), un voto contrario

Non è passata in Consiglio regionale la proposta di legge sulla doppia preferenza di genere. Il provvedimento, infatti, non ha ottenuto la maggioranza qualificata richiesta. I votanti per i quattro articoli della pdl sono stati 29. Quindici i voti favorevoli e 13 astenuti (tra cui Scalzo e Neri, da poco approdati ufficialmente alla corte di Fitto e del centrodestra), un voto contrario (quello di Orlandino Greco) dagli scranni della maggioranza.

Il voto ha fatto emergere in maniera chiara la distanza tra maggioranza e minoranza, oltre che i nuovi equilibri che si sono creati in questo ultimo scorcio di consiliatura. E a nulla sono valsi gli appelli del capogruppo Pd Seby Romeo e dello stesso Presidente della Giunta Mario Oliverio, a ribadire entrambi e in maniera accorata, come questa legge non fosse legata a un vincolo di maggioranza. E il fatto che nella seduta precedente si fosse giunti ad un accordo tra le parti avrebbe dovuto far presupporre un’approvazione a larga condivisione. Fin qui le parole. Di tutt’altra natura in realtà gli intendimenti con cui le parti e anche i singoli si sono oggi presentati in assise.

Profonda amarezza è stata espressa da Flora Sculo. Ma anche delusione. La capogruppo di Calabria in rete che aveva proposto la legge, ha parlato di pagina buia per la Calabria e per il regionalismo calabrese, perché ci si è nascosti – le sue parole – dietro un voto di astensione. E se Arturo Bova, presidente della Commissione antindrangheta e consigliere regionale di “Articolo Uno” ha ammesso “oggi è stata gettata la maschera e si sono scoperti tanti nodi”, di occasione persa “per rendere migliore la nostra democrazia”, ha parlato invece il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto.

Al di là del dato emerso dal confronto, c’è un aspetto e non di poco conto che da domani in poi e fino a fine legislatura non potrà essere sottovalutato. Questa maggioranza non ha più i numeri per fare la voce da leone.
Intanto, fuori dalle stanze della politica, monta la delusione del popolo dell’associazionismo in rosa e non solo che sperava nell’approvazione della legge.