“Lavori subappaltati a ditte in odore di ‘ndrangheta”, sequestrate sette aziende. Arrestato un imprenditore

Il valore delle imprese sequestrate si attesta, nel suo complesso, in 16,5 milioni di euro

Blitz dei carabinieri nelle provincie di Reggio Calabria, Latina e Cosenza per dare esecuzione a due distinte ordinanze di applicazione delle misure cautelari personali e reali emesse dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura distrettuale antimafia guidata da Giovanni Bombardieri. Al centro dell’inchiesta Tommaso De Angelis, originario di Sinopoli ma residente a Reggio Calabria, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa in qualità di esponente della cosca “Alvaro-Pajechi” di Sinopoli. Contestualmente sono state sequestrate sette aziende: Morfù srl di Rossano, Decos srl di Reggio Calabria, Igeco srl di Latina, la ditta individuale “Musolino Domenico” di Reggio Calabria, la Pontina Costruzioni di Latina, la Itm Eletronic di Delianuova e la Gienne Costruzioni di Reggio Calabria. I due provvedimenti discendono dagli esiti di due autonome e convergenti indagini, convenzionalmente denominate “Camaleonte” e “A ruota libera”, svolte rispettivamente dai carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria e del Nucleo Investigativo, coordinati da Stefano Musolino della Direzione distrettuale antimafia reggina. Il valore delle imprese sequestrate si attesta, nel suo complesso, in 16,5 milioni di euro.




Operazione “Camaleonte”. Nell’ambito di questa inchiesta dal febbraio 2015 all’aprile 2016 è stata monitorata l’esecuzione di due distinti appalti e, in particolare, quello per la “realizzazione della fermata di Pentimele della metropolitana di superficie” appaltato per un importo di oltre 2,1 mln di euro dalla società R.F.I. Spa del gruppo Ferrovie dello Stato ad un’associazione temporanea di imprese la cui mandataria è l’impresa Morfù Srl, riconducibile ai fratelli Nilo e Giuseppe Morfù, entrambi indagati. L’inchiesta, svolta sul conto dei fratelli Nilo e Giuseppe Morfù, ha permesso di documentare come gli stessi, pienamente consapevoli del contesto geografico in cui dovevano operare (il quartiere reggino di Archi), fin dall’avvio dei lavori abbiano ricercato l’appoggio della criminalità organizzata locale, al fine di “ottimizzare” i tempi a disposizione e ridurre eventuali inconvenienti, “trovandolo – spiega un comunicato dei carabinieri – evidentemente nei fratelli Rocco, Vincenzo, Michelangelo e Tommaso De Angelis, originari di Sinopoli. Gli esiti delle attività tecniche e i conseguenti riscontri hanno permesso di accertare come i fratelli Morfù si siano prestati a devolvere – celandola alla stazione appaltante – l’esecuzione dei lavori alla Decos Srl dei fratelli De Angelis, già titolari di un’altra impresa (I.C.E.S.P. Srl) interdetta nel 2013; assumere come operaio Vincenzo De Angelis, al fine di legittimarne la presenza in caso di controlli sul cantiere; consentire a Michelangelo e Tommaso De Angelis, quest’ultimo destinatario dell’odierna misura restrittiva poiché ritenuto intraneo alla cosca “Alvaro” di Sinopoli, di individuare tutti i fornitori, scelti fra altre imprese di riferimento ovvero fra quelle disposte ad accettare condizioni commerciali particolarmente sfavorevoli; agevolare l’occultamento e la spartizione dei ricavi con la Decos Srl”.
In sostanza, i Morfù hanno evitato richieste estorsive da parte della criminalità organizzata reggina e hanno tratto vantaggio dalle condizioni commerciali che la Decos Srl riusciva ad ottenere, mentre i De Angelis hanno potuto eludere la normativa antimafia, acquisendo un appalto cui altrimenti non avrebbero potuto accedere.

Operazione “Ruota libera”. L’altra attività d’indagine trae origine dagli approfondimenti effettuati, a partire dal giugno 2013, su due lavori pubblici banditi dal Comune di Reggio Calabria: manutenzione stradale da effettuarsi nelle aree di alcune circoscrizioni del territorio comunale di Reggio Calabria, del valore di 1.717.446 euro aggiudicato alla I.GE.CO. Srl di Latina; realizzazione di un circuito di piste ciclabili nel comune di Reggio Calabria, del valore di oltre 570.000 euro, aggiudicato alla Pontina Costruzione Srl e subappaltato alla I.GE.CO. Srl, entrambe riconducibili all’imprenditore pontino Giulio Toppetta. “Dal monitoraggio dei lavori – spiegano i carabinieri – è emerso difatti come il Toppetta abbia garantito l’esecuzione di lavori pubblici ad imprese riconducibili a soggetti vicini alla criminalità organizzata. In particolare, dalle intercettazioni è emerso che i dirigenti e dipendenti della IGECO hanno favorito l’impresa individuale di Musolino Domenico, nella consapevolezza che questi non potesse effettuare prestazioni lavorative in subappalto in ragione dell’assenza di certificazione antimafia, attraverso una serie di condotte mirate ad occultare la sua partecipazione all’esecuzione dell’appalto. Altresì le investigazioni hanno permesso di acclarare come i dirigenti aziendali, in concorso con il Musolino abbiano gestito ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dalle attività di manutenzione stradale e dalla realizzazione della pista ciclabile, interrandoli illecitamente in una porzione di terreno che costeggia una fiumara”.
Inoltre, sempre in tema di commistioni con la criminalità organizzata, sono stati documentati i rapporti anche con la Gienne Costruzioni Srl, società di cui si sono avvalse sia l’IGECO che la Pontina per la fornitura dei conglomerati bituminosi e per i noli a freddo e a caldo necessari in entrambi gli appalti comunali. “Anche in questo caso – sostengono gli inquirenti – le società di Toppetta, al fine di favorire la Gienne Costruzioni, hanno camuffato il reale volume delle forniture, facendo apparire che l’importo delle prestazioni affidate fosse inferiore al 2% del valore complessivo dei lavori, per eludere i controlli antimafia in materia di subappalti”.