Dieci anni di aste giudiziarie “truccate” a Lamezia, ecco come funzionava il “sistema” Calidonna

Nel mirino della Procura di Lamezia Terme una trentina di vendite solo nel 2018. Gli indagati sono 86 e avrebbero accumulato un patrimonio di circa 4,5 milioni di euro

Un anno e mezzo di indagini è stato concretizzato stamani da un’operazione del gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme che ha accertato il condizionamento delle aste giudiziarie nel territorio lametino in un lasso temporale di circa dieci anni.

Smantellato sistema illecito. L’attività investigativa ha evidenziato svariate irregolarità su un elevato numero di aste giudiziarie avvenute nell’anno 2018 presso il tribunale lametino. Una vero e proprio “sistema” illecito che – secondo l’accusa – avrebbe coinvolto anche diversi funzionari. “L’ufficio di Procura ritiene di avere smantellato un sistema illecito di vendite giudiziarie – ha dichiarato il procuratore della repubblica Salvatore Curcio -. Ciò che impressiona non è l’esistenza degli illeciti compiuti ma la loro sistematicità e l’accettazione passiva della generalità. 86 le persone indagate e quasi 100 i capi di imputazione contestati. Un’indagine delicatissima, sulla quale hanno lavorato anche i magistrati appena arrivati”.




Il “sistema” Calidonna. La figura focale dell’indagine era Raffaele Calidonna, lametino, che avrebbe influenzato il risultato delle vendite attraverso l’agenzia di servizi intestata alla figlia. “Chi voleva gli immobili doveva rivolgersi all’agenzia della figlia – ha spiegato il tenente colonnello della guardia di finanza Clemente Crisci -. Lui sarebbe intervenuto su numerose aste alterando svariati risultati, in circa dieci anni di aste giudiziarie”.

Minacce pesanti. Calidonna ed altri soggetti appartenenti alla sua famiglia sarebbero stati anche autori di minacce rivolte ad altri offerenti. Gli inquirenti hanno, infatti, individuato una serie di soggetti della stessa famiglia che riuscivano a contattare vari professionisti condizionando i risultati delle vendite anche attraverso minacce pesanti. Gli stessi soggetti sono risultati da un lato quasi nulla tenenti e dall’altro detentori di un patrimonio ingente.

Il pericolo di fuga di notizie. Un’indagine complessa avvalsasi di metodiche particolari e non convenzionali tra le quali pedinamenti e  focalizzata  anche minuziosamente ad impedire la fuga di notizie all’interno della Procura per evitare l’incrinarsi dell’indagine. “Un’inchiesta faticosa che ha necessitato di numerosi dispositivi. E’ stata capillare l’attività di intercettazione telefonica con i servizi di osservazione non convenzionali come i pedinamenti con macchine prese a noleggio- ha ricordato il sostituto procuratore Scavelli -. Tutelare il segreto istruttorio in un contesto così piccolo come il tribunale di Lamezia Terme è stato faticoso e nonostante le infinite cautele tuttavia ci sono state delle fughe di notizia”. La procura però si è detta fortemente soddisfatta del risultato ottenuto grazie al lavoro faticoso e incessante svolto dal gruppo della Guardia di Finanza.

Autoriciclaggio. È stata inoltre dimostrata  la sussistenza del reato di autoriciclaggio per un totale  di circa 270.000 euro, che Calidonna assieme ad altre figure a egli collegate avrebbero ottenuto dalla vendita, dall’anno 2006 di 20  strutture immobiliari dal valore di un milione di euro, rivendute successivamente ad un milione e 270 mila euro. Contestualmente, sono state eseguite 23 perquisizioni domiciliari e 10 locali nei confronti di persone residenti nei comuni di Lamezia Terme, Serrastretta, Soveria Mannelli, Gizzeria, Maida, Reggio Calabria e Palmi per reati contro la pubblica amministrazione, tra i quali turbata libertà’ degli incanti, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, falsita’ ideologica commessa dal pubblico ufficiale, induzione indebita a dare o promettere utilità, e contro il patrimonio, tra i quali autoriciclaggio ed estorsione.

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