Migrante carbonizzato nella nuova tendopoli, la Procura indaga: disposta perizia su cause rogo
Sarà una relazione tecnica dei Vigili del Fuoco a chiarire l'origine del rogo costato la vita stamane ad un immigrato senegalese all'interno della tendopoli di San Ferdinando. Lo ha detto il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, a margine dei lavori del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato, subito dopo la tragedia, nel Municipio del piccolo centro della piana di Gioia Tauro. Ai lavori, fra gli altri, ha partecipato il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza. "Sono qui - ha detto ai giornalisti - per rendermi conto di persona di quanto è accaduto. Non escludiamo alcuna ipotesi. Ci sarà una perizia tecnica e visioneremo anche le telecamere della videosorveglianza per acquisire elementi utili".
Tenda ignifuga. La tenda andata a fuoco era stata installata recentemente per fare posto ai migranti spostati dalla baraccopoli demolita. La tenda era realizzata con materiale ignifugo ma, hanno spiegato i vigili del fuoco, questo accorgimento serve solo a rallentare lo svilupparsi delle fiamme e non a impedire l'incendio. Il rogo, poi, può essersi propagato a causa dei materiali presenti all'interno della tenda come materassi e vestiti.
Secondo una prima ricostruzione le fiamme si sono sviluppate in un angolo della tenda da sei posti, in un punto in cui erano posizionati alcuni cavi elettrici. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme. Nell'incendio è andata distrutta solo una tenda. "Speravamo di non dover più raccontare episodi come questi ma purtroppo è accaduto ancora", commenta a caldo il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, subito accorso nella nuova tendopoli. "Le cause del rogo, che ha interessato una tenda, non sono ancora chiare - spiega - e sono al lavoro i vigili del fuoco e la polizia Scientifica. Ora siamo in attesa di capire come sono andati i fatti. Certo è che è accaduto quello che non doveva accadere". Da parte sua Vincenzo Alampi, direttore della Caritas locale, spiega: "Questo luogo non è l'inferno della baraccopoli ma nemmeno il paradiso, è solo un luogo temporaneo, che va superato".
La tendopoli. La tendopoli, realizzata alcuni anni fa dalla Protezione civile, è attrezzata, con presenza di servizi igienici e presidi sanitari, ed è vigilata. All'inizio di marzo, la struttura è stata ampliata per consentire il trasferimento di una parte dei migranti che viveva nella baraccopoli - una struttura fatiscente fatta di baracche in lamiera, plastica e cartone - sorta a poche centinaia di metri e che è arrivata a ospitare, nel periodo invernale della raccolta degli agrumi, anche 3.000 persone. Baraccopoli che è stata definitivamente abbattuta il 7 marzo scorso.
I migranti che sono confluiti nella nuova tendopoli sono stati complessivamente 840.
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