L’inchiesta sui Bonavota che imbarazza il Comune di Sant’Onofrio. Tra gli arrestati c’è il figlio di un consigliere comunale

Il padre di Francesco Santaguida è il vice presidente del Consiglio comunale di Sant’Onofrio. Nuova grana per l’amministrazione guidata dal sindaco Onofrio Maragò

Otto persone arrestate e trentacinque indagate. Sono i numeri dell’operazione “Carminius” messa a segno all’alba di oggi dalla Guardia di Finanza e dai Carabineri al termine di una serie di indagini iniziate nel 2012. Un colpo al cuore degli affari del clan Bonavota di Sant’Onofrio in Piemonte. Carmagnola, provincia di Torino, è infatti considerato una Sant’Onofrio del Nord perché è qui che sono emigrati negli anni molti santonofresi. Secondo quanto emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Torino a Carmagnola è stato costituito un locale di ‘ndrangheta capeggiato dagli Arone il cui cognome risuona decine e decine di volte tra le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giulio Corato.

In carcere. Su richiesta dei pm Monica Abbatecola e Paolo Toso, il gip ha disposto l’applicazione della misure della custodia cautelare in carcere per otto persone. Si tratta di Antonio Arone, detto Tony, 37 anni di Carmagnola; Antonino Buono, 61 anni residente a Carmagnola ma originario di Catavuturo, provincia di Palermo; Rocco Costa, 53 anni, residente a Torino ma originario della provincia di Vibo; Antonino Defina, detto “Nino i Palumba”, 53 anni nato a Sant’Onofrio ma residente a Moncalieri; Nicola Defina, 45 anni, di Sant’Onofrio ma residente a Carmagnola; Antonio Politzu, 46 anni di Camerana (Cuneo); Roberto Rampulla, 60 anni di Coazze; Francesco Santaguida, 41 anni, di Sant’Onofrio ma residente a Torino.




Il figlio del consigliere comunale. L’arresto di quest’ultimo, Francesco Santaguida, imbarazza l’Amministrazione Comunale di Sant’Onofrio e il suo sindaco Onofrio Maragò. Il padre di Santaguida è infatti consigliere comunale di maggioranza nonché vice presidente del consiglio. Non è la prima volta che il 41enne finisce in inchieste antimafia. Qualche anno fa, Francesco Santaguida rimase coinvolto nell’operazione antidroga “Stupor Mundi” nel corso della quale è stata smantellata una delle più pericolose consorterie criminali dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nuova grana dunque per l’Amministrazione comunale di Sant’Onofrio il cui sindaco rischia di finire a processo nell’ambito dell’inchiesta sul tracollo della Fondazione Field, ente in-house della Regione Calabria finito al centro delle indagini della Procura di Catanzaro per una serie di presunte spese arbitrarie compiute tra novembre e dicembre 2011. Il prossimo 26 marzo comparirà davanti al gup di Catanzaro Tiziana Macrì insieme ad altri sette indagati.

Gli indagati. Tornando all’inchiesta piemontese, oltre alle misure cautelari, il gip ha iscritto sul registro degli indagati una trentina di persone che rispondono a piede libero di diversi reati. Tra questi spiccano: Francesco Arone, detto Franco, 58 anni; Raffaele Arone, 44 anni; Salvatore Arone, detto Turi, 60 anni di Carmagnola; Basilio Defina, detto Vasili i Palumba, 55 anni di Sant’Onofrio; Nazzareno Fratea, 65 anni di San Costantino Calabro; Bruno Pistoia di Camerana, Francesco Pugliese di Rivoli e Domenico Cugliari, detto “Micu i mela”, considerato dagli inquirenti uno dei reggenti del clan Bonavota di Sant’Onofrio, zio dei fratelli Pasquale, Domenico e Nicola Bonavota. Le persone coinvolte nell’inchiesta sono accusate, a vario titolo, di di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale.di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa.

L’asse ‘ndrangheta e mafia. Secondo quanto emerso dalle indagini ‘ndrangheta e mafia avrebbero collaborato insieme e organizzato incontri per pianificare le strategie di controllo del territorio, in particolare nel sud-est della provincia di Torino. Le Fiamme gialle hanno sequestrato beni per oltre 45 milioni di euro, fra conti correnti, cassette di sicurezza, autovetture, immobili e società. L’indagine ha preso avvio nel 2012, dopo l’attentato subito da due concessionarie di Carmagnola, il cui titolare risulta oggi indagato per associazione mafiosa. Da ulteriori accertamenti è emersa l’esistenza di un “sodalizio allargato” composto dalle cosche della ‘ndrangheta operative in provincia di Torino e Cuneo e ed esponenti di Cosa Nostra, attivi a Carmagnola. Un’alleanza finalizzata, in particolare, al controllo del traffico di stupefacenti e alle estorsioni.

I Bonavota. Per undici degli indagati la Dda contesta l’associazione a delinquere di stampo mafioso e sono considerati legati alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio insediati nella zona di Carmagnola e di Moncalieri. A guidarli c’erano tre presunti boss, Salvatore Arone, Francesco Arone e Antonino Defina. Oltre a loro, poi, c’erano anche dei concorrenti esterni: un imprenditore di nome Francesco Mandaradoni e il titolare di due concessionari d’automobili, Francesco Pugliese, che da vittima si è trasformato in complice.
Proprio partendo da alcuni accertamenti sugli attentati ai danni di due concessionarie di Carmagnola è cominciata l’inchiesta che, però, ha subito uno stop quando un gip del Tribunale di Torino ha negato l’autorizzazione a intercettare alcuni dei protagonisti di quelle vicende. L’indagine si è allora spostata sull’analisi dei movimenti di denaro e ha fatto emergere un quadro di infiltrazioni nelle attività economiche, soprattutto quelle edilizie e immobiliari, col controllo dei cantieri, le intestazioni fittizie e il recupero di crediti, ma non solo. In totale sono stati sequestrati immobili, società, conti e cassette di sicurezza per circa 45 milioni di euro.

Il business delle slot. Uno dei rami più importanti era la gestione delle videoslot e delle videolottery nei bar. Proprio per difendere questo settore sarebbero stati commessi alcuni attentati incendiari contro due assessori del Comune di Carmagnola, episodi su cui si sta ancora indagando per individuare le responsabilità specifiche. Secondo il comandante provinciale della Guardia di finanza, il generale Guido Maria Geremia, a Carmagnola “stavano anticipando l’introduzione della legge regionale sui limiti all’installazione e al posizionamento delle slot machine”, quella che impone lo spegnimento delle macchinette vicine a scuole, ospedali e centri per anziani.

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