Doppia scossa di terremoto nel Vibonese, la Protezione civile: “Ecco cosa sta succedendo”

La Calabria è una regione ad altissimo rischio di sismico e le due scosse che hanno colpito la provincia di Vibo sono “fisiologiche”

Le due scosse di terremoto avvenute ieri mattina in provincia di Vibo Valentia, di magnitudo 3.3 e 2.5, pur non avendo provocato danni a persone o cose, hanno ricordato che la Calabria è una regione ad altissimo rischio sismico. La Protezione civile regionale lo ha voluto ricordare con un dettagliato post sulla pagina ufficiale di Facebook. “Si tratta di scosse “fisiologiche”, legate alla normale dinamica della Calabria e alla sua posizione geografica. Essa si trova esattamente nella zona di contatto tra la placca africana e quella europea che si avvicinano alla velocità di circa 1 cm all’anno. In questo moto di convergenza le rocce calabresi sono sottoposte ad enormi stress e di tanto in tanto si rompono generando terremoti”.

I terremoti non sono prevedibili, ma gli studiosi hanno individuato le aree a maggior rischio, ovvero le aree dove si sono già verificate scosse di terremoto e dove, probabilmente, se ne verificheranno altre. “Quindi – aggiungono gli esperti della Protezione civile – non sappiamo il momento preciso in cui accadrà il prossimo terremoto ma sappiamo dove potrà avvenire. A questo punto la considerazione è semplice, non possiamo evitare che i terremoti avvengano ma possiamo mitigarne gli effetti con la prevenzione. E la prevenzione si fa anche con le scelte di ogni giorno. Quando si decide di costruire una casa per esempio, rispettando la rigida normativa antisismica, o decidendo di ristrutture la propria abitazione adeguandola alla norma, anche grazie ai contributi statali (sisma bonus), conoscendo il piano di protezione civile del proprio comune e le buone pratiche da mettere in campo prima, durante e dopo una scossa di terremoto. Ad esempio fissare alle pareti scaffali, librerie e altri mobili alti, oppure appendere quadri e specchi con ganci chiusi, impediscono loro di staccarsi e finirci sulla testa. Ricordiamoci che sono le case e le cose che cadono a uccidere e non il terremoto in se stesso”.

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