“Correte c’è un ricercato al bingo”, così è stato catturato a Roma il boss Pantaleone Mancuso

E’ stata una chiamata al 113 a mettere la Polizia sulle tracce del padre di Emanuele Mancuso, il primo storico pentito della potente cosca di Limbadi

Una segnalazione al centralino della Polizia: “Correte, c’è un ricercato al bingo di piazza Re di Roma”. Così la Polizia è riuscita a individuare e arrestare Pantaleone Mancuso, alias l’ingegnere, esponente di spicco dell’omonima famiglia di Nicotera e Limbadi, padre di Emanuele Mancuso, il primo storico pentito della più potente cosca vibonese. La chiamata al 113 è arrivata intorno alle 16 di ieri pomeriggio e immediatamente le Volanti si sono precipitate sul posto. Almeno una dozzina secondo il racconto dei residenti che hanno assistito a una vera e propria scena da film.




La cattura. A fare da teatro via Siponto, area sud di Roma, non distante da piazza San Giovanni. E’ qui che si trovava il boss resosi irreperibile all’indomani della decisione del figlio di collaborare con la giustizia. Era in una sala giochi di piazza Re di Roma che i poliziotti hanno completamente circondato bloccando ogni via di fuga e tutti i punti di accesso. Entrati, tra lo stupore degli avventori, all’interno della sala bingo si sono soffermati con un signore di mezza età, capelli brizzolati, accento calabrese. L’uomo ha presentato loro un documento risultato però falso. In pochi minuti gli investigatori della Polizia lo hanno identificato. Quel signore di mezza età, dai modi garbati e dall’accento calabrese è risultato essere un boss della ‘ndrangheta. Non uno qualsiasi, ma Pantaleone Mancuso, 57 anni, un curriculum di livello alle spalle. Bingo.

Il profilo. Nel 2014 era stato arrestato al confine fra Brasile e Argentina e poi estradato in Italia. Nel 2017 si era reso di nuovo irreperibile ma fu poi catturato a Joppolo, sempre nel Vibonese, per ritornare in libertà ma in regime di sorveglianza speciale che ha violato recandosi nella Capitale. Mancuso è in attesa del verdetto definitivo della Cassazione nel processo “Genesi” per associazione mafiosa, ed è inoltre imputato in appello per il tentato omicidio della zia Romana Mancuso e quello del cugino Giovanni Rizzo, avvenuti nel 2008 a Nicotera.

Caccia ai complici romani. Le indagini proseguono perché gli investigatori vogliono ora cercare di individuare i soggetti che hanno aiutato Pantaleone Mancuso a far perdere le proprie tracce per mesi. Era infatti irreperibile, come il figlio Giuseppe Salvatore (per il quale proseguono le ricerche), dallo scorso mese di ottobre. Si prova dunque a fare luce sulla rete delle complicità per capire anche cosa ci faceva nella Capitale un boss di questo calibro, dove si nascondeva e cosa faceva e chi lo proteggeva.