‘Ndrangheta nel Veneto, così i clan riciclavano denaro nel Nordest: 27 arresti (NOMI)

Blitz congiunto dei Carabinieri e della Finanza. Raffica di perquisizioni tra il Veneto, l’Emilia e la Calabria. Sequestrati venti milioni di euro

E’ il più grosso colpo inferto alla criminalità organizzata nel Nordest. E’ l’operazione “Camaleonte”, destinata a fare storia. Un blitz congiunto messo a segno da Carabinieri e Finanza in diverse province del Veneto. Trentatré le ordinanza di custodia cautelari. Nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Venezia sono finiti i clan dei Grande Aracri di Cutro. Le accuse sono gravissime: associazione per delinquere di stampo mafioso (articolo 416 bis del codice penale), estorsione, violenza, usura, sequestro di persona, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le forze dell’ordine hanno eseguito una cinquantina di perquisizioni, fra Treviso, Vicenza, Padova, Belluno, Rovigo, Reggio Emilia, Parma, Milano e Crotone. Le indagini, partite alla fine del 2015, sono relative alle infiltrazioni nel tessuto economico portate avanti in questi anni dalla criminalità legata al clan dei cutresi. Sono stati eseguiti anche numerosi sequestri, per un valore complessivo di 20 milioni di euro.




I Grande Aracri e le ramificazioni in Veneto. Il clan di riferimento che operava in Veneto è la ‘ndrina Grande Aracri, una cosca malavitosa o ‘ndrina della ndrangheta calabrese che opera a Cutro, in Calabria, al nord, in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e all’estero in Germania. I membri di spicco sono Nicolino Grande Aracri (1959), “capo bastone” arrestato con dote di “Crimine internazionale” ricevuta da Antonio Pelle e referente per il Crotonese. I componenti della cosca avrebbero avvicinato gli imprenditori infiltrandosi nelle aziende attraverso prestiti e taglieggio, fino ad impossessarsi delle aziende stesse, controllandole dall’interno, mettendo in atto anche operazioni di riciclaggio. In alcuni casi questo avveniva con la connivenza di imprenditori veneti. L’obiettivo della criminalità organizzata era riciclare denaro e acquisire capacità di ricchezza.

I nomi. Sono complessivamente 39 gli indagati e 33 le misure cautelari emesse dal gip: 13 in carcere, 14 ai domiciliari, 6 obblighi di presentazione alla pg. A questi si aggiunge anche il divieto di esercitare impresa per 12 mesi disposto nei confronti di altre sei persone. In carcere sono finiti: Adriano Biasion, Gaetano Blasco, Francesco Bolognino, Michele Bolognino, Sergio Bolognino, Donato Agostino Clausi, Vito Gianni Floro, Leonardo Lovo, Giuseppe Richichi, Francesco Scida, Pasquale Scida, Federico Semenzato, Mario Vulcano. Ai domiciliari: Antonio Brugnano, Marco Carretti, Angelino Crispino, Tobia De Antoni, Giuseppe De Luca, Rocco Devona, Salvatore Innocenti, Sergio Lonetti, Antonio Genesio Mangone, Vincenzo Marchio, Antonio Mazzei, Mario Megna, Domenico Nardella, Domenico Pace. Obbligo di presentazione alla pg per Francesco Agostino, Idriz Ahmetaj, Antonio Carvelli, Luca De Zanetti, Emanuel Levorato, Stefano Marzano. Divieto di esercitare impresa per 12 mesi: Adrian Arcana, Eugen Arcana, Ferdinando Carraro, Federico Schiavon, Ilir Shala, Loris Zaniolo