STORIE | Il mistero di Palazzo Monteleone a Palermo e il “dispetto” napoletano di Girolama Colonna

I Pignatelli andarono orgogliosi del titolo di duca di Monteleone, la loro città stato, tanto da utilizzarlo da vicerè di Sicilia, Sardegna, Catalogna ed Aragona. A Palermo e Napoli edificarono due grandiosi palazzi. In uno era ambientato il gran ballo del Gattopardo

I Pignatelli furono prima conti e poi duchi di Monteleone (oggi Vibo Valentia) dal 1506 fino al 1806, trecento anni ricchi di eventi drammatici ma anche di crescita economica e culturale della città nonostante l’infeudamento. I Pignatelli dimostrarono di tenere in buon conto il prestigio ducale di uno stato come quello di Monteleone, tanto da utilizzare il titolo in ogni loro attività, anche da vicerè di Sicilia, di Sardegna, di Catalogna e di Aragona, e da intitolarvi palazzi di prestigio a Palermo e Napoli. A Vibo Valentia fecero la loro residenza, fino al 1783, nel castello abbandonato dopo la distruzione del terremoto, che correttamente dovrebbe essere denominato ducale. Una operazione di immagine e, in termini moderni, di marketing che portò la città su tutti i libri di storia e in giro per il mondo, rendendola oltremodo conosciuta.

 

L’epigrafe di palazzo Monteleone a Napoli

La causa contro i Pignatelli. A Monteleone il duca Ettore I, ricordato come l’usurpatore, decise di essere seppellito in un monumento sepolcrale che aveva fatto costruire nella chiesa di Santa Maria la Nova, non senza averla prima arricchita di opere d’arte, ottenuto il libero mercato per la città, incrementato la produzione della seta e portato all’insediamento di tutti gli ordini monastici. Resta il fatto che i nobili vibonesi instaurarono una lunga causa contro i Pignatelli, mai decisa da alcun tribunale, per riottenere il titolo di città demaniale. Contenzioso che si trascinò fino all’eversione della feudalità decisa dai francesi nel Regno di Napoli con la legge n.130 del 2 agosto 1806. Gli stessi francesi che elevarono la città a capoluogo della Calabria Ulteriore, depredarono la chiesa voluta dai Pignatelli, usandola come stalla. Ma questa è un’altra storia.

Monteleone e il Gattopardo. Uno dei palazzi più importanti e pregevoli dei duca di Monteleone, lo troviamo menzionato nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il sesto capitolo è dedicato al famoso “Gran ballo” di Palazzo Ponteleone che descrive un momento storico in cui la mondanità palermitana era in gran fermento poiché “dopo la venuta dei Piemontesi, dopo il fattaccio di Aspromonte, fugati gli spettri di esproprio e di violenze, i nobili non si stancavano di incontrarsi, per congratularsi di esistere ancora”. Palazzo Ponteleone non è altro che Palazzo Monteleone che, purtroppo, al momento in cui fu girato il film, non esisteva più e l’atmosfera sfarzosa e nobiliare fu ricostruita nell’altrettanto famoso Palazzo Valguarnera Gangi di Palermo. Ricostruzione che, secondo alcuni, avrebbe dovuto svolgersi all’interno del palazzo De Riso Gagliardi di Vibo Valentia, ma non se ne fece nulla.
Ma dove sorgeva Palazzo Monteleone a Palermo? Gli storici siciliani non lo sanno di preciso, si sa solo che fu edificato nei primi anni del seicento e abbattuto nel 1925. Secondo alcune antiche fonti il Palazzo Monteleone si trovava in via Monteleone, che esiste ancora e si trova dietro il palazzo delle poste.

L’ingresso di palazzo Monteleone a Napoli

Il “dispetto” della duchessa. Si sa, invece, dove sorge il Palazzo Monteleone voluto da donna Girolama Colonna, duchessa di Monteleone e costruito “per dispetto”. Nel 1561, dopo aver acquistato il terreno ed affidato la costruzione di un palazzo all’architetto Giovan Vincenzo della Monica, il terzo Duca di Monteleone, Camillo Pignatelli ne fece dono alla sua sposa. Tutto intorno il terreno era completamente occupato dai giardini del palazzo, denominati Paradiso, eccezion fatta per un edificio che sorgeva su un lato. Era questa la situazione anche intorno al 1580, sull’altro lato, il duca D’Avalos completava il palazzo, disponendo che il suo appartamento affacciasse sul giardino Paradiso, al di là della strada, in maniera da poterne godere la bellezza ogni giorno non appena sveglio.
Questo indispettì non poco la duchessa Girolama che, in un paio d’anni, fece ampliare il palazzo e costruire una fascia di edifici tali da costituire un vero e proprio schermo visivo, contro l’indiscrezione del d’Avalos.
Altri lavori di ampliamento furono avviati nel 1718 da Nicolò Pignatelli, che affidò la progettazione e direzione a Ferdinando Sanfelice. A prescindere dagli aspetti architettonici generali, ciò che è rimasto mirabile nei secoli è il meraviglioso portale d’ingresso, ampio quasi come un arco di trionfo. Da metà 1700 in poi il Palazzo Monteleone fu un catalizzatore culturale per l’aristocrazia e l’intellighenzia di Napoli. A fine ‘800 fu messo in vendita e tra tra il 1823 e il 1832 l’ala più grande fu acquistata da Renè Ilaire Degas, avo del pittore, Edgar Degas che vi soggiornò a lungo.

Foto in copertina: palazzo Monteleone in pazza San Domenico a Palermo