STORIE | Vibo celebra la festa di San Leoluca. C’era una volta il “Premio della Testimonianza”

Da Hinilica a Glemp, da Zichichi a Sacchi, dai Green a Ximenes, tanti testimoni della Fede hanno varcato le Porte del Tempo del Duomo vibonese. Dal 2000 sostituito con il Comunitarium

Il primo marzo, la chiesa vibonese festeggia il suo patrono, San Leoluca. Una festa che culminerà con la celebrazione del Comunitarium. Questa manifestazione ha preso il posto ad inizio del nuovo secolo, del famoso e prestigioso Premio della Testimonianza, che vide la sua ultima edizione nel 1998.  Invenzione geniale, di mons. Onofrio Brindisi, arciprete del duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca dal 1971 fino alla sua morte nel freddo gennaio del 2004, il premio durò per 25 anni, vedendo presenti a Vibo Valentia dei veri e propri giganti della Fede.

Il premio della Testimonianza. Onofrio Brindisi fin dal suo arrivo a Vibo Valentia, uomo pieno di domande, iniziò anche a domandarsi cosa fare per rendere maggiore senso alla festa del patrono il primo marzo, che non fosse la tradizionale processione, che infatti cancellò nel guri di un paio di anni dal programma dei festeggiamenti patrinali. Elaborò una idea così semplice, ma anche complessa: un premio al valore cristiano. Già, sembrava un nuovo e bel modo per rendere onore all’abate basiliano di Corleone, l’idea fu accettata senza troppi problemi: si doveva invitare e premiare ogni anno un testimone che, dopo mille anni dalla nascita di Leone Luca, fosse in grado di riproporne l’esempio di servizio, di verità, di carità: di testimonianza cristiana! Ecco: Premio della Testimonianza!

A Vibo Hinilica, Glemp, Zichichi e il ct Sacchi. Il primo marzo del 1973 si parte e per i primi anni si tratterà di personaggi vibonesi e calabresi. Si inzia con Giuseppina Scarano, cofondatrice della casa di carità assieme a don Mottola. Dal 1976 il premio diventa internazionale, con il riconoscimento al vescovo di Praga Pavel Hinilica. Da quell’anno le Porte del Tempo, realizzate dallo scultore Niglia ed inaugurate i 7 dicembre 1975, si spalancheranno all’arrivo di personaggi laici ed ecclesiastici di grande levatura morale ed umana, da Giorgio La Pira, a madre Teresa di Calcutta, al cardinale Glemp, allo scienziato Antonino Zichichi, al direttore d’ orchestra Carlo Maria Giulini, fino al ct della nazionale di calcio Arrigo Sacchi nel 1993, l’unica edizione che destò molta attenzione nella stampa nazionale, visto che si trattava dell’allenatore che doveva guidare gli azzurri ai Mondiali Usa dell’anno successivo. “Sacchi, cattolico perfetto”, titolò la Repubblica e La Stampa, addirittura in prima pagina: “Sacchi allenatore di Dio”.

Poca attenzione della stampa. In questi anni, a parte qualche diretta su RaiTre Calabria e servizi su testate giornalistiche locali, la manifestazione non trovò ampio spazio. E’ la solita storia di eventi del Sud trascurati dalla grande editoria del Nord e, paradossalmente anche dalla stampa cattolica (Avvenire e Famiglia Cristiana). Onofrio Brindisi ebbe a lamentarsene in più di una occasione di questa mancata risonanza nazionale, anche quando, nel 1995, fu premiata la grande testimonianza della famiglia Green, il cui figlio fu ucciso in un agguato sulla A3 alle porte di Vibo Valentia. “”il bene che si fa in Calabria non deve fare notizia – scrisse – il bisogno di rinascita che prova una terra nella sua grande maggioranza nobile e buona deve andare frustrato, lo stampo che vuole la nostra gente ignorante, passionale, infarcita di faida e mafie, deve essere rispettato a tutti i costi…”.

Chiusura con il Nobel Ximenes Belo. Nonostante tutto e nonostante tutti il Premio della Testimonianza andò avanti. E fu consegnato anche alla martoriata città di Sarajevo. L’ultima edizione, la ventincinquesima, fu nel 1998 con ben tre testimoni a varcare le porte del duomo: lo statista lituano Vitautas Landsbergis, il vescovo di Timor Est mons. Carlos Ximenes Belo, già Nobel per la Pace, e Mario Trematore, il vigile che un anno prima aveva salvato la Sacra Sindone durante un incendio. Chiusura in grande bellezza, dunque. Ma chiusura triste, perchè si mette fine ad una grande idea ed ad una manifestazione in grado di calamitare attenzione e partecipazione.

2000: nasce il Comunitarium. Dopo un anno di riflessione il premio viene sostituito dal Comunitarium, un incontro più intimo, un incontro fraterno tra le comunità ecclesiastiche della provincia. Una celebrazione che dura fino ad oggi e che vedrà quest’anno l’abbraccio di don Antonio Purita, don Maurizio Macrì e della città di Vibo Valentia alla comunità di Tropea.

I VENTICINQUE TESTIMONI

1973 – Giuseppina Scarano, fondatrice con padre Mottola della Casa di Carità

1974 – Assunta Sacco – Vibo Valentia

1975 – Giuseppe Macrì – Vibo Valentia

1976 – Pavel Hinilica – vescovo di Praga

1977 –  Beato Giuseppe Moscati, nella persona del card. Corrado Ursi

1978 – Evgeny Vagin, scrittore e docente Università di Stalingrado

1979 –  Mario Picchi – sacerdote, Roma

1980 – Giovanni Testori, scrittore, Roma

1981 – Claudio Chieffo, cantante, Forlì

1982 – Antonino Zichichi, scienziato Cern di Ginevra

1983 – Chiesan polacca nella persona del card. Jozeph Glemp

1984 – Contingente di Pace Italiano in Libano, in persona del col. Giuliano Bacchini

1985 – Helder Camara, vescovo di Recife (Brasile)

1986 – Leopold Sedar Senghor, statista e poeta senegalese

1987 – Giorgio La Pira, sindaco di Firenze (nel decennale della morte), Vittorio Citterich, giornalista

1988/1989 – Madre Teresa di Calcutta (il primo anno era stato rinviato)

1990 – Padre Werenfried Van Straaten, “Padre Lardo”, sacerdote olandese

1991 – Carlo Maria Giulini, direttore d’orchestra

1992 – Belisario Betancur, Presidente emerito della Repubblica di Colombia

1993 – Arrigo Sacchi, ct della Nazionale

1994 – Dieci Famiglie Cuore della Calabria

1995 – Reginald e Margaret Green, genitori di Nicholas, California

1996 – Città di Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina

1997 – Ernesto Olivero, missionario ed umanizzzatore

1998 – Vytautas Landsbergis, statista e musicista lituano; mons. Carlos Felipe Ximenes Belo, Premio Nobel per la Pace 1996 e vescovo di Timor Est; Mario Trematore, vigile del fuoco di Torino.