San Leoluca, storia di un corleonese che visse nella solitudine dei campi

Il corpo di San Leoluca, nonostante le ricerche, non è mai stato trovato. La presunta tomba con i resti si troverebbe nella chiesa di Santa Ruba a San Gregorio d’Ippona

Il santo patrono della città di Vibo Valentia viene solennemente festeggiato il 1° marzo. Da qualche anno la manifestazione Comunitarium ha preso il posto del Premio della Testimonianza ideato da Mons. Brindisi e consegnato proprio il 1° marzo a personalità di tutto il mondo che si sono distinte per il loro impegno nel sociale e religioso. Tra questi Madre Teresa di Calcutta, lo scienziato Antonino Zichichi, il cardinale Glemp, i genitori di Nicholas Green, Madre Teresa di Calacutta. Sarà la comunità di Tropea, a rappresentare i paesi della provincia vibonese, in occasione del “Comunitarium” 2019. Lo ha comunicato lo scorso 6 gennaio il parroco don Antonio Purita al termine della messa, dopo la tradizionale estrazione a sorre tra i cinquanta comuni della provincia.

La festa. Come ogni anno, il primo marzo, infatti, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Leoluca, patrono del capoluogo di provincia, due realtà, quella vibonese ed un comune della provincia tirato a sorte, hanno la possibilità d’incontrarsi, per vivere momenti di amicizia, condivisione e preghiera, per intraprendere un cammino comune, verso un futuro che dia segnali forti attraverso messaggi che derivano dalle radici cristiane e civili. “Insieme si cresce”, è il motto del Comunitarium e ogni anno, la comunità di Vibo accoglie le altre della provincia, consapevole che in tutte convivono gli stessi valori.

La vita. San Leoluca nacque a Corleone, in Sicilia, nell’815 circa. Al battesimo, i genitori Leone e Teotiste gli imposero il nome di Leone.  Cresciuto in seno ad una agiata famiglia, ricevette una buona formazione religiosa e civile. Rimasto orfano giovinetto, Leone dovette dedicarsi alla gestione del suo patrimonio e alla sorveglianza dei suoi armenti. Nella solitudine dei campi e nella contemplazione della natura, sentì la chiamata del Signore. A venti anni, si  narra che Leone vendette tutti i suoi averi, distribuendo il ricavato ai poveri. Quindi lasciò Corleone e si ritirò nel monastero basiliano di San Filippo d’Agira (Enna), dove ricevette la prima tonsura da un anziano monaco e il consiglio di emigrare in Calabria a causa della violente incursioni dei Saraceni in Sicilia. Raggiunta la Calabria, Leone incontrò una pia donna, alla quale manifestò le tribolazioni del suo animo e ricevette consiglio di abbracciare la vita monastica cenobitica. Fu accolto da fra Cristoforo nel monastero di Vena vicino Monteleone (odierna Vibo Valentia). Qui condusse una vita esemplare ed austera, fatta di umiltà e di obbedienza. Designato igumeno del monastero di Vena dallo stesso frà Cristoforo morente, ebbe doti taumaturgiche (guarì un lebbroso, dei paralitici e degli indemoniati). In punto di morte designò suoi successori Teodoro ed Eutimio, suoi discepoli. Nel monastero di Vena, morì all’età di cento anni nel 915 dopo ottanta anni di vita monastica. Il suo corpo fu traslato, in seguito, nella vicina Monteleone (Vibo Valentia), e sepolto nella antica chiesa di Santa Maria Maggiore, che poi sarebbe stata demolita e ricostruita, ed oogi è intitolata anche a san Leoluca.

Il mistero. Il corpo di San Leoluca, nonostante le ricerche, non è stato mai ritrovato. Studi recenti hanno portato alla luce la presunta tomba con i resti del santo che si troverebbe nella chiesa di Santa Ruba a San Gregorio di Ippona, che fino al 1925 era un casale, frazione, di Monteleone. Per cui, in ogni caso, sarebbe confermata la tesi che vuole che il corpo del cenobite corleonese sia stato seppellito nella città che, assieme a quella natale, lo ha eletto a suo protettore.

Il culto. Subito dopo la morte, per le sue eccelse virtù e per i miracoli compiuti in vita, venne proclamato santo e il suo culto si diffuse subito in tutta la Calabria, ed anche in Sicilia, la sua terra natale. I monteleonesi vollero chiamare il loro Santo Leoluca, unendo al nome di battesimo Leone, quello monacale di Luca, proclamandolo patrono e protettore principale delle città, sempre invocato nei momenti di particolare bisogno, soprattutto in occasione di grandi calamità, carestie, pestilenze e terremoti.