'Ndrangheta, nuova stangata ai Patania di Stefanaconi: dodici condanne in appello
Dodici condanne e un non luogo a procedere per morte del reo. E' il verdetto emesso dalla Corte di appello di Catanzaro nei confronti dei 13 imputati coinvolti nell'operazione denominata "Romanzo Criminale" contro il clan Patania di Stefanaconi.
La sentenza. Non luogo a procedere per Cosimo Caglioti, il 30enne di Sant'Angelo di Gerocarne deceduto l'anno scorso nel carcere di Secondigliano. I giudici di secondo grado hanno confermato le pene emesse nel marzo del 2017 dal Tribunale di Vibo Valentia condannando Giuseppina Iacopetta, la vedova del boss Fortunato Patania, a 14 anni di carcere; Giuseppe Patania a 16 anni, Saverio e Salvatore Patania a 15 anni, Nazzareno Patania a 12 anni, Andrea Patania a 9 anni, Alessandro Bartalotta a 10 anni, Caterina Caglioti a 12 anni. Ribaltata la sentenza di assoluzione in condanna per gli altri quattro imputati. Si tratta di Bruno Patania al quale sono stati inflitti 9 anni di carcere, il collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi (4 anni e sei mesi); Cristian Loielo (10 anni), Francesco Lopreiato (10 anni).
Romanzo Criminale. L’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro era sfociato in un blitz che nel marzo del 2014 portò al fermo di 14 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsione, danneggiamento, porto, detenzione e cessione di armi anche da guerra con l’aggravante delle modalità mafiose. L'indagine ha consentito di ricostruire la faida tra i Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani anche attraverso il prezioso contributo di diversi collaboratori di giustizia. In particolare la morte di Fortunato Patania, ucciso nel settembre del 2011 mentre giocava a carte, avrebbe scatenato la reazione rabbiosa della moglie, Giuseppina Iacopetta, la quale, secondo la dichiarazione di alcuni pentiti avrebbe dato mandato ai suoi figli “di fare in modo che il sangue dei rivali scorresse fin davanti la porta della sua abitazione”. Dopo la morte di Fortunato Patania sarebbe stata proprio Giuseppina Iacopetta, secondo l’accusa, a prendere le redini del clan insieme ai figli. A loro sarebbe spettato il potere di decidere il compimento delle azioni delittuose della cosca, gli omicidi di compiere, così come il potere di dirimere controversie tra gli affiliati e di gestire il controllo del territorio.
Il collegio difensivo. Impegnati nel processo, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Enzo Galeota, Antonio Barilaro, Costantino Casuscelli, Francesco Capria, Antonio Larussa, Tiziana Barillaro e Sergio Rotundo.
