Si spegne il fondatore del Conservatorio di musica di Vibo: addio al maestro Antonio Sirignano

E’ al suo nome che è indissolubilmente legata la nascita del Conservatorio Fausto Torrefranca.

di MAURIZIO BONANNO

Si è spento a Catanzaro, dove da qualche giorno era ricoverato all’ospedale Pugliese-Ciaccio, il Maestro Antonio Sirignano. Fondatore del Conservatorio di Musica di Vibo Valentia, Maestro indiscusso di musicisti di riconosciuto valore, le sue spoglie sono state trasferite presso la “sala concerti” dell’ex Autostello, oggi una delle sedi del Conservatorio. La camera ardente rimarrà aperta per tutta la mattinata odierna, quindi sarà trasferita nella Chiesa della Madonna di Pompei a Vibo Valentia dove sarà celebrato il funerale alle ore 15.30.

Era nato il 1° aprile del 1935 a Camposano, piccolo centro agricolo della provincia di Napoli, ma la sua vita è legata al territorio vibonese, dove ha diffuso con straordinari risultati la sua missione sociale e culturale. Infatti, allorquando, chiamato a scegliere, nella qualità di insegnante di musica, la sua sede, giunse a Tropea. Era il 1966, Tropea non era ancora la Perla del Tirreno, ma si avviava al quel rinnovamento sociale e culturale che l’avrebbe trasformata da paese di pescatori e contadini in capitale del turismo internazionale. E il Maestro imparò subito a conoscere e capire quell’ambiente sociale e con la sua musica s’inserì a pieno in quel processo di trasformazione: non c’è dubbio che tre la sue “creature” un amore particolare egli lo abbia sempre riservato alla “Banda di Tropea” che al tempo raggiunse ragguardevoli successi, e che tra pochi giorni avrebbe festeggiato il suo cinquantesimo anno di vita ricordando il debutto che avvenuto il 19 marzo del 1969.
In quegli anni la straordinaria vitalità del Maestro e la sua indomabile passione per la musica, diedero vita ad un vero e proprio miracolo sociale. Da quella banda musicale nacquero e si formarono numerosi musicisti di assoluto pregio, di comprovate capacità musicali. Da quel complesso di 60 giovanissimi allievi, resi capaci in quasi meno di un anno di suonare uno strumento, si distinsero per qualità musicali maestri pronti a ricoprire ruoli di assoluto rispetto come docenti di conservatori o professori di educazione musicale o di strumento nelle scuole medie.
Una sfida culturale e sociale, iniziata nella Tropea degli anni ’70, che il Maestro Sirignano trasferì con uguale passione ed altrettanto straordinario successo a Vibo Valentia.

Perché è al suo nome che è indissolubilmente legata la nascita del Conservatorio Fausto Torrefranca.
La città di Vibo Valentia non ha mai riservato al M° Antonio Sirignano il dovuto tributo, ma non c’è dubbio alcuno che questo Conservatorio, unica istituzione didattico-culturale di livello superiore che esiste nella nostra città, sia storicamente, indissolubilmente, legato alla presenza del M° Antonio Sirignano, che lo diresse per circa in ventennio, dal 1972 al 1989.
Mentre il Maestro mieteva successi con la sua Banda di Tropea raggiungendo, a due anni del debutto, già il numero di 200 concerti in giro nel Meridione, Vibo Valentia, città storicamente vivace per i suoi storici fermenti culturali (con quanta nostalgia scriviamo questo, pensando all’odierna città in declino!, ndr), rifletteva sul particolare che lo studio della musica era piuttosto una questione privata, seppure con maestri di straordinario valore. In quegli anni, infatti, la Calabria non disponeva di scuole pubbliche per l’apprendimento della musica ad eccezione del Conservatorio di Reggio Calabria; si pensò bene (auspice il sen. Murmura, con il sostegno dell’on. Reale a quel tempo Presidente del Conservatorio reggino) di istituire una sezione del “Cilea” proprio a Vibo Valentia (un’idea che stava coltivando pure il ministro Misasi per la “sua” Cosenza).
Fu così che nel 1970 nasceva a Vibo Valentia la sezione staccata del Conservatorio di musica di Reggio Calabria.

L’inizio è di quelli da veri pionieri: in strutture fatiscenti, con la dotazione strumentale costituita da un solo pianoforte verticale donato da un anonimo cittadino. Nel 1972, al docente di Oboe, il M° Antonio Sirignano, veniva affidata la reggenza della sezione vibonese del Conservatorio. E fu la svolta!
Il prestigio di cui godeva il Maestro, la stima conquistatasi sul campo, l’ammirazione dell’opinione pubblica e la sua passione che si trasformava in determinazione avviarono un processo che non ha mai più avuto fine. Nello stesso anno veniva istituita la scuola media annessa ed intanto, sfidando difficoltà ciclopiche, apriva nuovi corsi per altri strumenti. Un lavoro incredibile, che non lo fiaccava, non lo fermava, perché, nel frattempo nel 1978 fondava l’Orchestra lirico-sinfonica Euterpe, un’esperienza unica sul territorio regionale. Quindi, dava vita al Quartetto classico di fiati “I solisti calabresi”.
Intanto, il Conservatorio cresceva, si spostava di sede in sede fino a quando nel 1980 non ottiene dal Comune i locali dell’Autostello, sede ancora oggi operativa e nella cui sala concerti è stata allestita – doverosamente – la camera ardente.
Una vita di successi, di consensi, di risultati straordinari, ma non priva di amarezze, difficoltà, pericoli, tra intimidazioni e molestie, che mai hanno intaccato la forza d’animo, la sua passione, che è stata artistica e sociale.
Nel 1989 la grande conquista: Vibo Valentia si staccava da Reggio Calabria conquistando l’autonomia dando vita al Conservatorio di Musica Fausto Torrefranca.

Il Maestro aveva raggiunto il suo obiettivo, svolgendo la parte fondamentale per questa conquista, la più meritoria che lo consegna alla storia non solo del Conservatorio ma anche della città, una città che però è apparsa distratta non accorgendosi di quanto di straordinario era stato realizzato, grazie al suo impegno, alla sua dedizione. Umilmente, sostenuto da quel suo carattere forte quanto schivo, Antonio Sirignano tornava alla sua cattedra di oboe, alle sue composizioni, alla sua amata musica, vissuta e suonata fino al 1997, anno della meritata pensione.
Ha un debito la città di Vibo Valentia, che non ha pensato di tributargli in vita il doveroso “Grazie” per quanto fatto. Colga questo momento, per quanto triste e costernato, per sopperire ad una “distrazione” colpevole.