Le dichiarazioni del pentito Emanuele Mancuso “inguaiano” il clan Soriano: tutti a processo

Il gup distrettuale di Catanzaro ha rinviato a giudizio i 17 indagati nell’ambito dell’inchiesta Nemea. Abbreviato solo per il collaboratore di giustizia e per un altro imputato

Tutti a processo. E’ quanto deciso dal gup distrettuale di Catanzaro Claudio Paris in accoglimento delle richieste formulate dal sostituto procuratore antimafia Annamaria Frustaci nei confronti dei 17 indagati dell’inchiesta scaturita nell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari, in provincia di Vibo Valentia. Ammessi all‘abbreviato solo Massimo Vita, 27 anni di Vena Superiore, ed Emanuele Mancuso 30 anni di Nicotera, ex rampollo della famiglia Mancuso, dallo scorso mese di giugno collaboratore di giustizia. Rito ordinario per gli altri quindici imputati che saranno processati dinnanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia a partire dal prossimo 25 marzo, data della prima udienza. Tra i capi di imputazione, come già emesso nell’avviso di conclusione indagini, spicca anche l’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico contestata a 15 dei 17 indagati. Un quadro accusatorio appesantito dalle dichiarazioni fornite agli inquirenti dal nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso che proprio dopo essere stato arrestato dai carabinieri nel blitz compiuto nello scorso mese di marzo ha deciso di saltare il fosso.

Rinviati a giudizio. Il figlio di Panteleone alias l’ingegnere, è una delle 17 persone finite a processo. Gli altri sono: Giacomo Cichello, 31 anni di Filandari; Luca Ciconte, 26 anni di Sorianello; Francesco Parrotta, 35 anni di Ionadi; Graziella Silipigni, 47 anni di Filandari; Caterina Soriano, 28 anni di Filandari; Giuseppe Soriano, 27 anni di Filandari; Leone Soriano, 52 anni di Filandari; Massimo Vita, 27 anni di Vena Superiore; Mirco Furchì, 25 anni di Limbadi; Domenico Soriano, 59 anni di Filandari; Domenico Nazionale, 31 anni di Tropea; Rosetta Lopreiato, 49 anni di Filandari; Maria Grazia Soriano, 46 anni di Filandari; Giuseppe Guerrera, 23 anni di Filandari; Luciano Marino Artusa, 57 anni di Filandari; Alex Prestanicola, 27 anni di Filandari.




Narcotraffico. Oltre alle accuse di estorsione, danneggiamento e minacce con l’aggravante mafiosa, viene quindi contestato anche l’articolo 74, ovvero l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. A rispondere di questo reato sono Leone, Giuseppe, Caterina Soriano, Francesco Parrotta, Luca Ciconte, Graziella Silipigni, Emanuele Mancuso, Giacomo Cichello e i nuovi indagati Domenico Soriano, Domenico Nazionale, Rosetta Lopreiato, Alex Prestanicola, Maria Grazia Soriano, Giuseppe Guerrera e Luciano Marino Artusa. Secondo l’accusa avrebbero operato in provincia di Vibo e con ramificazioni e contatti sul territorio nazionale per il trasporto, la detenzione ai fini di spaccio, la cessione e la vendita a terzi di cocaina, eroina, marijuana e hashish. In particolare Leone e Giuseppe Soriano sarebbero i capi-promotori, Graziella Silipignie e la figlia Caterina Soriano avrebbero agito in qualità di organizzatore e promotore, Luca Ciconte, Francesco Parrotta e Giacomo Cichello come partecipi mentre Emanuele Mancuso avrebbe rifornito il sodalizio di marijuana fungendo da intermediario di Giuseppe Soriano per l’approvvigionamento di cocaina. Alex Prestanicola, Maria Grazia Soriano e Giuseppe Guerrera avrebbero avuto il compito di occultare e rivendere la droga; Rosa Lopreiato di nasconderla; Marino Artusa di confezionare e rifornire il sodalizio di cocaina, Domenico Nazionale e Domenico Soriano si sarebbero invece occupati della vendita al dettaglio.

Operazione “Nemea”. Il blitz contro i Soriano di Filandari è scattato all’alba dello scorso 8 marzo. I carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri, hanno eseguito sette fermi nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione al danneggiamento, dalla detenzione di armi e munizioni alla detenzione di droga ai fini di spaccio. Reati aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta fa luce su una serie di intimidazioni messe a segno tra Filandari e Jonadi in un arco temporale piuttosto ristretto che va da fine novembre a fine febbraio. Una dozzina gli atti intimidatori ricostruiti dai carabinieri guidati sul campo dal colonnello Luca Romano e dal maggiore Valerio Palmieri. Tra i tanti episodi oggetto del fermo, inquietante l’idea di compiere un attentato ai danni della caserma dei carabinieri di Filandari.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Daniela Garisto, Giuseppe Di Renzo, Francesco Sabatino, Francesco Capria, Antonia Nicolini, Giovanni Vecchio, Diego Brancia, Salvatore Staiano, Gianni Russano, Domenico Procopio, Antonio Merante, Francesco Schimio, Pamela Tassone, Vincenzo Brosio.

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