STORIE | Roberto de Sauget, il generale monteleonese. Dai Borbone ai Savoia: vinto, non traditore

Nato in Calabria, a Vibo Valentia, studia alla Nunziatella ad appena 10 anni. Diviene apprezzato comandante ed esperto di tattica militare

Monteleone di fine settecento e dei primi decenni dell’ottocento è una città con circa diecimila abitanti in espansione e centrale per tutta la Calabria, importante per tutto il Regno meridionale. In questo clima allignano e crescono le idee di libertà che avevano accompagnato la città fin dalla cosiddetta usurpazione dei duca Pignatelli, la cui causa era ancora pendente presso la Regia Camera fin dal 1769 e si conclude con l’eversione della feudalità imposta dai Francesi. Nel post terremoto del 1783, il flagello che distrusse la regione, diviene centro di coordinamento dei soccorsi.

Gli anni vibonesi. A Monteleone, assieme alle truppe dei soccorsi, arriva anche il capitano Ludovico de Sauget, ingegnere militare che presiedette alla ricostruzione, accompagnato dalla moglie Maria Rosaria Dillon. Il 3 aprile 1786 dalla loro unione nasce Roberto. Il piccolo cresce a Monteleone e qui studia, certamente respirando aria liberale, fin quando è costretto, appena dopo la morte del padre, ad intraprendere gli studi militari. Così il 5 luglio 1796, ad appena dieci anni compiuti, entra nell’Accademia militare della Nunziatella a Napoli. Generale prima dei Borbone, poi del Regno d’Italia, vinto ma non traditore, Roberto de Sauget diviene uno degli esponenti più in vista dell’arte militare dell’ottocento. Fedele alla divisa, integerrimo e grande esperto di tattica, su Sauget una certa storiografia alimentata dai reazionari, che non riuscivano a dimenticare la successiva sua adesione al regno di Vittorio Emanuele II, getta la croce della sconfitta dei napoletani nella repressione della rivoluzione di Palermo del gennaio 1848. La spedizione militare a lui affidata è un evidente insuccesso, ma le cause vanno indagate fino in fondo ed anche la condotta del Sauget va valutata con attenzione. In realtà Roberto de Sauget, con la mediazione degli inglesi, ospite sulla corvetta Gladiator, prova più volte a trovare una soluzione pacifica che eviti lo spargimento eccessivo di sangue in una cruenta guerra civile. Nel suo rapporto a re Ferdinando, il scrive: “Coloro che ferocemente si battono non hanno case e le rovine non li toccherebbero, mentre i soldati circondati dai nemici, privi di provvigioni, di vino, di legna da fuoco… finiranno, per quanto sia grande il senso del dovere, per demoralizzarsi”. Come si può mettere all’indice della storia un ufficiale che prima di allora ed anche dopo, si distingue per la sua sagacia e per abilità nel comando? Non si può. Ed infatti, Roberto de Sauget non solo trascorre indenne la sua carriera, ma nella commemorazione dopo la sua scomparsa, al Senato del Regno (di cui era entrato a far parte nel 1861), viene definito: “l’uomo forse più addottrinato ed esperto negli ordini militari italiani… il quale nasceva in Calabria nell’ultimo scorcio del secolo andato, e perciò spesso rendeva testimonianza esattissima degli infiniti e singolari rivolgimenti dell’età nostra”.




Una vita da generale. Come si svolge la vita di Sauget prima e dopo il 1848? La sua carriera inizia con la fedeltà assoluta al Regno di Napoli. Mentre molti ufficiali, nei travagliati primi decenni dell’ottocento, accettano di collaborare con i francesi, Sauget rimane fedele ai Borbone e nel 1806 partecipa al fallimentare tentativo di difendere la Calabria dall’invasione francese e nel 1814 si distingue nella campagna d’Italia condotta dagli inglesi e dai borbonici, che porta alla conquista di Genova. Nel 1818 diviene tenente colonnello nello stato maggiore e sposa Teresa Diaz, dalla quale ha due figli: Guglielmo, nato a Monteleone il 4 aprile 1820 (che seguirà con successo le sue orme), e Ludovico nato a Napoli il 12 novembre 1822. Quando, nel luglio del 1820, la Sicilia insorge contro il governo borbonico, Sauget viene scelto quale capo di stato maggiore di Florestano Pepe, il generale, sessantaduenne, inviato a riconquistare l’isola. Pepe gli riconoscerà, nei suoi bollettini di guerra, bravura e sagacia dello studio strategico, appalesato e nell’assedio e nella presa di Palermo. Nel gennaio del 1821, pubblica a Napoli, un pamphlet, dal titolo “Idee sulla Sicilia”. Un libricino che rischia di costare caro alla sua carriera, perchè rende palese da un lato, l’adesione di Sauget al regime costituzionale ottenuto nel 1820 dal monteleonese Michele Morelli e, dall’altro, la condivisione con Pietro Colletta di una linea politica decisamente favorevole alle richieste dei siciliani. Ripristinato il regime assoluto di Ferdinando II, su pressione degli austro-ungarici, e revocata la Costituzione, Sauget rischia tanto, ma non viene epurato, come succede al Colletta, la sua carriera, però, subisce un brusco rallentamento. Le riconosciute sue competenze in materia di tattica, tuttavia, gli valgono quattro anni dopo la promozione a colonnello e il comando del reggimento Real Napoli.
L’anno seguente pubblica a Napoli presso la Reale tipografia della guerra, dietro lo schermo di «un uffiziale superiore dell’esercito», quello che sè il suo scritto a stampa più diffuso all’epoca e che gli vale il riconoscimento definitivo di supremo esperto nell’arte militare, le “Osservazioni al Dizionario militare italiano del signor Giuseppe Grassi”.

Nel 1831 ottiene il comando del corpo d’istruzione di Nocera. Nel 1837 viene spedito in Sicilia con la sua brigata per aiutare la popolazione colpita da un’epidemia di colera, per poi ritornare sull’isola al comando delle truppe borboniche, come detto, nel 1848 quando scoppia la rivoluzione a Palermo. La sua missione non è vincente ma, al ritorno a Napoli, il governo costituzionale installato nella città partenopea gli affida il comando superiore delle Guardie Nazionali, che conserva fino alla nuova svolta reazionaria operata da Ferdinando II in maggio. Anche questa volta la sua carriera segna il passo.
Nel 1859, morto Ferdinando II, Sauget viene promosso tenente generale. Nel giugno del 1860, quando Francesco II concede la Costituzione, gli viene offerto il ministero della Guerra, ma rifiuta l’incarico, così altrettanto non aderisce al tentativo di Cavour di far insorgere l’esercito napoletano con un pronunciamento a favore del Piemonte prima che Garibaldi entri a Napoli. Successivamente entra nell’esercito italiano, da cui si congeda l’11 agosto 1862 con il grado di generale d’armata. Quel giorno stesso presta giuramento in Senato, del quale era stato chiamato a far parte nel gennaio dell’anno precedente. Nel 1869 è padrino al battesimo del futuro Vittorio Emanuele III. Muore a Napoli il 21 febbraio 1872.

Militare a tutto tondo. La figura di Roberto de Sauget è quella di un militare a tutto tondo, non tradisce mai, anche non apprezzando le svolte reazionarie dei Borbone, e solo da vinto passa nelle fila dell’esercito del nascente Regno d’Italia. Un uomo che certo non merita aspra critica di storiografia partigiana, e che merita il ricordo della sua città natale con almeno l’intestazione di una via.