L'hanno chiamata operazione "Match point". E' un ulteriore passo in avanti per fare pienamente luce sull'omicidio di Francesco Fiorillo, il commerciante ucciso a Longobardi nel dicembre del 2015. Un passo importante, forse decisivo ma non definitivo. Gli inquirenti ritengono di aver identificato il gruppo di fuoco ma sul movente resta ancora il mistero così come sono diversi i punti oscuri da chiarire in tutta questa vicenda. Di sicuro c'è che nel corso della notte gli agenti della Squadra Mobile di Vibo, guidati dal dirigente Giorgio Grasso e dal suo vice Cristian Maffongelli, hanno arrestato altre due persone, accusate in concorso tra di loro dell'omicidio Fiorillo. In manette sono finiti Arcangelo Michele D'Angelo, 29 anni, già noto alle forze dell'ordine e, in particolare, già coinvolto nell'inchiesta "Giovani in erba" sullo spaccio di droga tra Vibo e Piscopio; e Saverio Ramondino, 27 anni, anche lui in passato finito al centro della cronaca perché coinvolto nell'inchiesta "Golden Fever" su una serie di furti nelle abitazioni ma anche perché vittima di una gambizzazione qualche anno fa. Per gli investigatori sarebbero i complici di Antonio Zuliani, 27 anni, di Piscopio come D'Angelo, arrestato nel marzo scorso nell'ambito della prima tranche delle indagini sull'omicidio di Francesco Fiorillo. Ad incastrare Zuliani sono state le tracce del Dna rinvenute su un guanto in lattice trovato sul luogo del delitto.

Le dichiarazioni di Zuliani. Proprio quest'ultimo avrebbe iniziato a parlare con gli inquirenti dopo il suo arresto dichiarandosi innocente ma accusando dell'omicidio i due giovani arrestati oggi. Per il 27enne di Piscopio sarebbero stati loro due a posizionare sulla scena del crimine il guanto in lattice che lo ha incastrato. Lo avrebbero fatto per una sorta di ritorsione nei suoi confronti per non aver voluto partecipare all'azione di fuoco. Una versione, quella di Zuliani, che non ha convinto però gli inquirenti. Tuttavia le sue dichiarazioni hanno permesso di aggravare il quadro indiziario nei confronti di D'Angelo e Ramondino.

Le esercitazioni e il sopralluogo. Emergono infatti una serie di nuovi elementi. Zuliani ha raccontato che qualche giorno prima dell'omicidio tutti e tre si sarebbero recati nella zona della chiesa di Santa Ruba nei pressi di San Gregorio d'Ippona per esercitarsi con delle pistole. Sul luogo indicato dal giovane si sono quindi recati i poliziotti i quali nel corso del sopralluogo sono riusciti a rinvenire anche un bossolo di pistola calibro 7,65. Dalle successive analisi si è quindi scoperto che una delle armi con la quale i tre si sono esercitati era la stessa utilizzata per uccidere Fiorillo.

Arcangelo D'Angelo

La scatola nera. Ancor prima delle dichiarazioni rese da Zuliani durante la sua carcerazione, i poliziotti della Squadra Mobile di Vibo erano arrivati ad Arcangelo Michele D'Angelo grazie a un'intuizione investigativa. Sulla scena del crimine, infatti, Zuliani non poteva essere da solo e non avrebbe potuto raggiungere Longobardi senza essere accompagnato da qualcuno. Il 27enne di Piscopio non aveva infatti la patente. Si è così deciso di analizzare il cerchio delle conoscenze del giovane arrivando a inquadrare la figura di D'Angelo, "vecchia conoscenza" della Mobile essendo stato coinvolto nell'operazione antidroga "Giovani in erba". Il particolare che ha aiutato gli investigatori è stata la "scatola nera" dell'assicurazione posta sotto la sua auto. Analizzando il Gps della "black-box" la polizia è riuscita a ricostruire tutti i movimenti della vettura di D'Angelo e si è scoperto che il mezzo si sarebbe trovato nella zona del delitto cinque giorni prima dell'omicidio e, addirittura, nelle ore in cui è stato commesso.

L'imbasciata Ad incastrare l'altro indagato, Saverio Ramondino, sono state invece le dichiarazioni di Zuliani, i tabulati telefonici e soprattutto un'intercettazione. I due si sentono almeno dieci volte il giorno prima dell'omicidio e poi, all'improvviso, il cellulare di Ramondino viene staccato. L'unica telefonata rintracciata dagli inquirenti avviene verso l'utenza intestata a un parente di Zuliani. C'è di più: Ramondino viene interrogato dai poliziotti, si sente sotto pressione e manda una "imbasciata" in carcere a Zuliani per il tramite della nonna. Il senso del messaggio intercettato dalla polizia è più o meno questo: "Attento che se tu accusi me, io faccio lo stesso con te". Un elemento che gli inquirenti ritengono prezioso.

Saverio Ramondino

Il movente oscuro. Perché è stato ucciso Francesco Fiorillo? Due le ipotesi sulle quali stanno lavorando gli investigatori della Squadra Mobile sotto il coordinamento della Procura di Vibo: la pedofilia e la droga. Scavando nel passato della vittima, gli inquirenti avrebbero scoperto presunte tendenze pedofile e il suo nome era finito in qualche modo tra le pagine dell'inchiesta "Settimo cerchio" condotta proprio dalla Squadra Mobile di Vibo che avevano portato, tra gli altri, all'arresto dell'ex parroco di Zungri don Felice La Rosa. Secondo una prima ipotesi accusatoria Fiorillo potrebbe essere stato ucciso per "l'attrazione sessuale che nutriva nei confronti di ragazzi particolarmente giovani". L'altra pista seguita dagli inquirenti ruota invece intorno al profilo dei suoi presunti sicari. Sia D'Angelo che Zuliani erano stati arrestati nel recente passato per droga e lo stesso Fiorillo, originario di Piscopio, era gravato da precedenti per stupefacenti. "Ipotesi investigative - ha dichiarato in conferenza stampa il sostituto procuratore Concettina Iannazzo, titolare delle indagini - al momento non suffragata da elementi utili". Per questo motivo l'inchiesta va avanti alla ricerca del movente che chiuderebbe definitivamente il cerchio su una vicenda dai contorni torbidi.

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