Omicidio Lamberti Prestia a Mileto, mamma Marzia chiede verità fino in fondo: “Chi sa parli”

Nuovo appello della coraggiosa madre del ragazzo ucciso nella cittadina normanna a colpi di pistola lo scorso 29 maggio del 2017. Ancora troppi i punti oscuri da chiarire

“Sappiamo chi ha negato il diritto di vivere a mio figlio ma non conosciamo quanti erano presenti sul luogo del supplizio”. Sono queste le parole pronunciate l’altro ieri al Liceo “Capialbi” di Vibo Valentia, davanti a numerosi studenti, da Marzia Luccisano, la coraggiosa mamma del quindicenne Francesco Prestia Lamberti, il capitano delle giovanili del Mileto calcio, ucciso nella cittadina normanna a colpi di pistola il 29 maggio del 2017.




Il mistero dell’arma mai ritrovata. Un omicidio terribile del quale si è autoaccusato un altro quindicenne anche lui di Mileto che giusto qualche ora dopo davanti al magistrato di turno dichiarò avere ucciso Francesco al termine di una lite per motivi di carattere sentimentale. Ma lo stesso ragazzo responsabile del delitto né nell’immediatezza del fatto di sangue né in seguito avrebbe mai dato ai carabinieri indicazioni utili a far rinvenire l’arma utilizzata per compiere il delitto, una pistola calibro 6.35 che il quindicenne avrebbe sottratto ad un suo parente stretto.

“Chi sa parli”. Il corpo del ragazzo venne poi rinvenuto in mezzo agli uliveti in località “Vindacitu”, una zona di campagna che dista dal centro abitato del rione Calabrò appena qualche chilometro. Il giovane assassino dichiarò di avere ucciso Francesco proprio nel posto del rinvenimento. Sulla tragica vicenda, che ha letteralmente sconvolto l’intera comunità di Mileto che da quei tragici giorni non è più la stessa, vi è già una verità processuale emessa dal Tribunale dei minorenni di Catanzaro con la condanna, giusto qualche mese fa, del reo confesso a 14 anni di reclusione. Ma la famiglia Prestia Lamberti si dice convinta che sulla vicenda non si conosce ancora tutta la verità. Da qui i ripetuti appelli, rivolti ormai da oltre un anno e mezzo e diretti soprattutto agli ambienti giovanili della cittadina normanna, affinchè “chi sa parli”.